L’allarme è stato lanciato alle 15.30. Quando la temperatura superava abbondantemente i 30 gradi. Fascia oraria e condizione meteo in cui, secondo le nuove norme di Regione Lombardia, nel settore dell’edilizia non si può lavorare per il troppo caldo. Maurizio Trenta, carpentiere di 40 anni compiuti a metà luglio, venerdì scorso era invece impegnato su un tetto di un’abitazione a Trenzano. Ed è stato stroncato da un malore. Un caso ora al centro di un’inchiesta della Procura di Brescia con il sostituto procuratore Marica Brucci che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo perchè «il decesso del lavoratore è avvenuto fuori dall’orario consentito». Si tratta del primo caso in Lombardia di contestazione del mancato rispetto della legge anti-caldo varata dal Pirellone.
L’inchiesta
Il magistrato titolare del fascicolo ha iscritto nel registro degli indagati tre persone: un 37enne siciliano, amministratore unico della società che stava effettuando i lavori, un 56enne di Roccafranca, responsabile della sicurezza in cantiere per una ditta bresciana e un 44enne di Trenzano, preposto di cantiere della stessa società locale. Nelle scorse è stato conferito l’incarico ai medici per l’autopsia sul corpo di Maurizio Trenta, 40enne che stando a quanto ricostruito dal fratello maggiore che viveva con lui, non aveva patologie particolari. Proprio il fratello, sotto choc, chiede verità e si è affidato all’avvocato Eva Feroldi per seguire l’inchiesta che è alle fasi iniziali.

Gli accertamenti
Dall’esame autoptico sono attese indicazioni decisive per stabilire se il caldo possa avere davvero avuto un ruolo nel malore fatale. L’attenzione degli inquirenti si concentra quindi soprattutto sull’orario nel quale si è verificata la tragedia. L’operaio bresciano aveva perso i sensi attorno alle 15.30, dunque all’interno della fascia compresa tra le 12.30 e le 16 nella quale l’ordinanza numero 484 della Regione Lombardia vieta, in determinate condizioni, le attività nei cantieri edili all’aperto con esposizione prolungata al sole.
Secondo la prima ricostruzione, il quarantenne era impegnato nei lavori di ristrutturazione di un’abitazione quando si è improvvisamente accasciato davanti ai colleghi. Sono stati proprio loro a chiamare immediatamente i soccorsi. Le condizioni dell’operaio erano apparse subito disperate e dopo le manovre di rianimazione, Trenta è stato trasferito d’urgenza all’ospedale di Chiari, dove è morto poco dopo il ricovero.
La legge
Regione Lombardia ha disposto il divieto di svolgere attività lavorative con esposizione prolungata al sole dalle 12.30 alle 16 nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili all’aperto e nelle cave. La misura è entrata in vigore il 10 giugno e sarà valida fino al 23 settembre: si applica nei giorni e nelle aree in cui la piattaforma Worklimate segnala, alle ore 12, un livello di rischio «alto» per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa. Il divieto scatta qualora le misure di prevenzione adottate non siano sufficienti a ridurre i rischi per la salute.
Sono esclusi gli interventi di pubblica utilità, protezione civile e salvaguardia della pubblica incolumità svolti dalle Pubbliche amministrazioni, dai concessionari di servizi pubblici e dai loro appaltatori, a condizione che vengano adottate adeguate misure organizzative e di sicurezza. La violazione del divieto può comportare le sanzioni previste dall’articolo 650 del Codice penale, salvo che il fatto costituisca un reato più grave. I Comuni sono poi invitati a valutare deroghe temporanee ai limiti sulle emissioni acustiche, così da consentire i lavori nelle fasce orarie più fresche.




