Cronaca

Sant’Eufemia della Fonte, mille anni di storia alle pendici della Maddalena

Un borgo che conserva ancora un’identità da paese, tra vecchie cascine, lavatoi ed edifici storici
Nada El Khattab

Nada El Khattab

Giornalista

Alcune foto del quartiere Sant'Eufemia della Fonte
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Alcune foto del quartiere Sant'Eufemia della Fonte

Questo articolo fa parte di una serie di reportage dedicati ai 33 quartieri di Brescia: un viaggio alla scoperta della storia, dei volti e delle trasformazioni urbane che hanno ridefinito la città. Per scoprire tutti gli altri capitoli clicca qui.

Sant’Eufemia

Un borgo ai piedi della Maddalena, vecchie cascine, lavatoi storici e intorno una comunità unita da un forte senso di appartenenza. Un tempo qui sorgeva una fonte d’acqua che per secoli ha permesso lo sviluppo di attività agricole e commerciali. E proprio da questa prese nome il quartiere Sant’Eufemia della Fonte.

La storia 

La storia del rione affonda le sue radici nel Medioevo ed è legata al monastero di Sant’Eufemia, «fondato nel 1008 dal vescovo Landolfo e dedicato alla giovane martire Sant’Eufemia di Calcedonia – racconta il vicepresidente del Consiglio di quartiere, Alessio Bonetti –. Nel corso dei secoli l’edificio ha svolto un ruolo fondamentale nella bonifica e nella valorizzazione del territorio, allora ricco di zone umide e boschi».

È proprio durante il Medioevo che Sant’Eufemia diventa un comune autonomo e, per secoli, mantiene un’amministrazione propria, «fino al 1928 quando viene soppresso e aggregato al Comune di Brescia». Oggi conserva ancora il suo carattere storico tra paesaggi rurali, vie storiche e palazzi che testimoniano le sue antiche origini.

Tra museo e associazioni

Tra questi edifici spicca proprio il monastero benedettino, oggi trasformato nel Museo auto storiche, dedicato alla Freccia Rossa. «Lo spazio ha contribuito a dare una maggiore visibilità al quartiere – commenta il membro del Cdq –, valorizzando un luogo di straordinario valore culturale». All’esterno del complesso, invece, si trova il frutteto sociale, «dedicato all’enciclica Laudato sì di papa Francesco»; da oltre cinque anni l’area ospita una quarantina di alberi da frutto, a disposizione della comunità.  

Accanto al museo c’è una solida rete associativa che lavora a stretto contatto con il Consiglio di quartiere; tra le realtà più attive figurano gli Amici dell’arte, promotori di attività culturali come concerti, conferenze e mostre, e il Circolo Acli che è anche custode del frutteto.

Di solidarietà, invece, se ne occupa l’associazione Don Benedettini, impegnata nel sostegno alle persone con difficoltà, mentre il Gruppo donne organizza progetti di inclusione. In tema di educazione spiccano il Gruppo scout 11, l’oratorio e l’associazione Genitori della scuola Marconi. Completano il quadro l’associazione Mille papaveri rossi e l’Anpi.

Il verde

Socialità, ma non solo. Uno dei punti di forza di Sant’Eufemia «è il patrimonio ambientale – ricorda Bonetti –. Dal centro infatti è possibile raggiungere a piedi sentieri, boschi e aree verdi della Maddalena». La Val Carobbio, inoltre, con i suoi percorsi, rappresenta una delle porte di ingresso al Parco delle Colline, «un luogo molto frequentato da famiglie, escursionisti e appassionati di mountain bike». 

A sud si trovano il parco Baden Powell e il parco della Memoria Don Orazio Bresciani, «che ad oggi rappresenta l’unico punto di ritrovo sociale per la comunità». 

Criticità 

Proprio la mancanza di una piazza rappresenta una delle criticità del quartiere. Ma non è l’unica: a preoccupare i residenti sono anche «alcuni recenti episodi di microcriminalità, come furti e spaccio – conclude il vicepresidente –. Situazione che stiamo cercando di migliorare attraverso la collaborazione tra istituzioni, Forze dell’ordine e cittadini». Lamentele infine in tema di viabilità e abbandono di rifiuto. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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