Per capire le storie di quotidiana difficoltà, in molti casi, non serve neppure entrare: si vedono già dalle mura esterne. Ma quando si entra, lo stato di agitazione degli inquilini delle case popolari si comprende subito: infiltrazioni, muffa, ascensori ciclicamente inceppati che intrappolano chi non può prendere la via delle scale (dentro porte che non si riaprono al piano richiesto o dentro le case, perché la manutenzione non sistema l’elevatore), blatte, buchi nelle stanze (sì, buchi: non è un’esagerazione), caloriferi fantasma.
È così - incastrati in un’eterna «sala d’attesa» aspettando il loro turno, che non è arrivato mai - che la pazienza è diventata mortificazione e, di fronte a bollette sempre più care e insostenibili, la mortificazione è evoluta in rabbia. È in questo scenario che la Loggia sta studiando come riscrivere le regole da inserire nella futura (ma non troppo) convenzione con Aler, l’ente regionale che dal 1998 gestisce tutto il patrimonio immobiliare popolare.




