Case popolari in attesa: cosa prevede il nuovo accordo con l’Aler

Per capire le storie di quotidiana difficoltà, in molti casi, non serve neppure entrare: si vedono già dalle mura esterne. Ma quando si entra, lo stato di agitazione degli inquilini delle case popolari si comprende subito: infiltrazioni, muffa, ascensori ciclicamente inceppati che intrappolano chi non può prendere la via delle scale (dentro porte che non si riaprono al piano richiesto o dentro le case, perché la manutenzione non sistema l’elevatore), blatte, buchi nelle stanze (sì, buchi: non è un’esagerazione), caloriferi fantasma.
È così - incastrati in un’eterna «sala d’attesa» aspettando il loro turno, che non è arrivato mai - che la pazienza è diventata mortificazione e, di fronte a bollette sempre più care e insostenibili, la mortificazione è evoluta in rabbia. È in questo scenario che la Loggia sta studiando come riscrivere le regole da inserire nella futura (ma non troppo) convenzione con Aler, l’ente regionale che dal 1998 gestisce tutto il patrimonio immobiliare popolare.
Da un lato, la pressione di una fetta di città che chiede risposte e dignità. Dall’altro, la complessità di un sistema che, negli anni, sembra aver perso di vista gli inquilini. Nella commissione congiunta Servizi alla persona-Lavori pubblici, presieduta da Beatrice Nardo, alla presenza dei dirigenti Massimo Molgora e Gianpiero Ribolla, la questione è stata affrontata a viso aperto.
Le tre contromisure
Tre, in particolare, le contromisure sulle quali la Loggia punta per invertire la rotta del malcontento. Primo: trasparenza e controllo con sopralluoghi regolari, gestione più chiara dei conti e un sistema di penalità per Aler in caso di inadempienze. Secondo: una manutenzione più efficace che passa sia da 400mila euro all’anno in più da mettere sul piatto per le manutenzioni (cifra che sarà appostata nella prossima variazione di bilancio), sia da un recupero più rapido degli alloggi vuoti, un costo che Brescia non può più permettersi.
Terzo: l’avvio di una gestione sperimentale che, come già anticipato, chiama in causa Bs Infrastrutture. Tradotto: un pacchetto di alloggi sarà affidato alla società in house per verificare se la gestione diretta può superare i limiti attuali. Si parte da un primo «carnet» di alloggi, ma se l’esperimento andrà a buon fine la Loggia si riserva di togliere via via all’Aler la regia delle altre abitazioni di proprietà comunale (con un preavviso di nove mesi).

Ad illustrare l’architettura generale, di fronte alla platea dell’Aula consiliare occupata dagli inquilini, è stato il vicesindaco Federico Manzoni: «Negli anni il contesto è molto cambiato - ha ricordato -: dal 2013 il Comune non ha più un ruolo nella governance di Aler. È ora di rafforzare il controllo». Il sistema è in affanno. Per questo le misure proposte sono il tentativo di strutturare un nuovo sistema in grado di prevenire che la situazione capitomboli fino al punto in cui ci troviamo oggi.
Fattore tempo
Le denunce degli inquilini si ripetono ormai da anni: «Ogni volta che chiamiamo per una riparazione, ci rimbalzano da un ufficio all’altro. Nessuno fa niente». Che fare? La risposta arriva dall’assessore ai Servizi sociali, Marco Fenaroli: «Realizzeremo un front office e sarà di fondamentale importanza la riorganizzazione del call center, che deve funzionare non solo per i 2.500 alloggi di cui siamo titolari, ma anche per quelli di proprietà di Aler. E dobbiamo imparare da esperienze come quella di Villa Glori, dove i portavoce degli inquilini dialogano e si attivano direttamente: un modello che funziona e che è da replicare».
Le critiche non sono mancate. Mattia Margaroli (FdI) ha definito le proposte insufficienti: «Serve testare il modello su almeno il 10% degli immobili. E perché non ci vengono forniti i documenti?» ha denunciato. Pietro Ghetti (Pd) ha rilanciato: «Perché il centrodestra non ha avanzato proposte?». Francesco Catalano (Al Lavoro con Bs) ha riportato la discussione alle basi: «Dobbiamo risolvere i problemi di oggi. Le persone hanno diritto di vivere con dignità, senza dover elemosinare interventi essenziali». Qualche dato: il fatturato annuo dei canoni è di 4,2 milioni, di cui 1,2 milioni di morosità. A fronte di due milioni di spese reversibili, la morosità è di 1,3 milioni.
La sfida che il Comune si appresta ad affrontare non è solo amministrativa: è una questione di giustizia sociale. Dietro le discussioni tecniche, c’è una città che aspetta risposte. Ora sul tavolo c’è un progetto, ma per chi aspetta da anni, ogni promessa non mantenuta pesa come un macigno.
Spese alle stelle: «Vogliamo i fatti»
In Aula sono stati attentissimi. Hanno ascoltato. Ma più scorreva il tempo e più la speranza di sentire «sì, stavolta tocca a voi, sistemiamo le case» lasciava il passo agli occhi al cielo. Perché «siamo stanchi di sentire promesse, adesso vogliamo i fatti, basta». Le parole sono di alcuni rappresentanti degli inquilini delle case popolari: riuniti dall’associazione Diritti per tutti, ieri, sono venuti ad ascoltare le novità proposte dalla Loggia per una nuova gestione degli alloggi.
«Prima di esprima un parere crediamo sia dirimente sapere di quanto aumenteranno gli stanziamenti per rendere dignitose le case di proprietà comunale e come si concretizzeranno questi interventi, anche negli alloggi dell’Aler - spiega Umberto Gobbi, portavoce dell’associazione -. Gli inquilini chiedono fatti, non più promesse. Avevamo chiesto precisi segnali di cambiamento. Il Comune, ad esempio, su via Carpaccio aveva assunto degli impegni: nella variazione di bilancio, verranno appostati i fondi per rispettare la promessa?».

Alla torre Cimabue, poi, c’è un’invasione di blatte: «Sono problemi che vanno risolti subito». Ma la richiesta guarda anche ai costi: «Vengono addebitati interventi inesistenti e le spese condominiali sono altissime. Serve subito un tavolo comunale con gli inquilini, perché queste cifre sono insostenibili per chi abita nelle case popolari e in più, lo ripetiamo, sono spese per interventi che non avvengono». Nel frattempo, qualcosa si è mosso: il 19 giugno la delegazione incontrerà il presidente dell’Aler, Amedeo Ghidini: «Speriamo che, anche lui, dia risposte».
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