Cronaca

Brescia di giorno «cresce» del 36%: la città arriva a 269mila persone

Ogni giorno 108mila persone arrivano da fuori per studiare o lavorare. E allargando lo sguardo ai 41 Comuni dell’area urbana funzionale, la città diventa il cuore di un sistema da quasi mezzo milione di abitanti
Giovanna Zenti

Giovanna Zenti

Giornalista

Di giorno Brescia diventa «più» grande: sono circa 108mila le persone in ingresso, 42mila in uscita
Di giorno Brescia diventa «più» grande: sono circa 108mila le persone in ingresso, 42mila in uscita

Si è chiusa ieri la Settimana europea della mobilità sostenibile, che come ogni anno tocca anche Brescia. Per sette giorni si è parlato di tram, metro, autobus, biciclette, automobili, strade e di come cambiare il modo in cui ci spostiamo. Per parlare di mobilità, di cosa funziona e di cosa no, di che politiche attuare per una città che sia davvero sostenibile, bisogna partire dai dati, necessari per rispondere alla domanda di fondo: quante persone, ogni giorno, si muovono dentro e fuori dalla città?

Secondo i dati forniti dalla Loggia, negli ultimi tre anni – 2023, 2024, 2025 –, gli spostamenti medi quotidiani in ingresso alla città si attestano stabilmente intorno ai 300mila, con lievissime variazioni, e altrettanti sono gli spostamenti in uscita nell'arco delle 24 ore. Per spostamenti si intendono movimenti da e per la città effettuati con qualsiasi mezzo (auto, moto, biciclette, trasporto pubblico, a piedi ecc.).

Non si tratta di 300mila persone: quelli contati dalla Loggia sono gli attraversamenti del confine comunale effettuati con qualsiasi mezzo e per qualsiasi motivo, effettuati anche dalla stessa persona più volte al giorno.

Istat propone invece un calcolo diverso: la popolazione «insistente», ovvero gli individui legati alla città per studio o lavoro. Nel 2023 – ultimo anno disponibile – erano 108.640 quelli in ingresso e 42.651 quelli in uscita ogni giorno.

Cuore pulsante

La città è, insomma, un cuore pulsante. C’è la Brescia dei 198.259 residenti (del 2023, appunto), fotografata dall’anagrafe. E poi c’è quella che si mette in movimento al mattino, quando migliaia di persone attraversano il confine comunale per andare al lavoro, a scuola o all’università. In questa «seconda Brescia» la popolazione «insistente», i city users come li definisce Istat, sale a 269.310 persone: 71.051 in più, il 35,8% oltre la popolazione residente.

Anche qui va fatta una precisazione: la popolazione insistente non misura quante persone siano fisicamente presenti contemporaneamente in città. È una statistica sperimentale costruita da Istat sulla mobilità per studio e lavoro. Non comprende dunque automaticamente turisti, pazienti che arrivano negli ospedali, persone che si spostano per acquisti o per altri motivi.

Sono quasi centomila le persone che si muovo all'interno della Fua © www.giornaledibrescia.it
Sono quasi centomila le persone che si muovo all'interno della Fua © www.giornaledibrescia.it

La «doppia Brescia» è un’immagine, ma serve a raccontare qualcosa di molto concreto: la città che viviamo ogni giorno è parecchio più grande di quella racchiusa nei suoi confini amministrativi.

A conti fatti, sono in media 108.640 le persone che arrivano ogni giorno da un altro Comune per studiare o lavorare in città, mentre 42.651 quelle che escono per le stesse ragioni. In pratica, per ogni bresciano che attraversa il confine comunale verso l’esterno, 2,5 persone fanno il viaggio in ingresso. 

È soprattutto il lavoro a mettere in moto questa città allargata: 83.607 dei 108.640 ingressi, circa il 77%, sono legati a un’occupazione. E il bacino dal quale Brescia attinge è soprattutto vicino: 79.809 persone, quasi tre su quattro, arrivano da un altro Comune della provincia.

La FUA, Funcional Urban Area

E qui entra in gioco la Fua, acronimo di Functional Urban Areas definite da Istat, ovvero le aree urbane funzionali. Ne abbiamo sentito parlare un anno fa, quando furono annunciati gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche, legati alla residenza in uno dei Comuni della Fua.

La Funcional Urban Area non coincide semplicemente alla città più il suo hinterland: è piuttosto un perimetro statistico costruito mettendo insieme il centro urbano e la sua commuting zone, dunque guardando soprattutto ai legami determinati dal pendolarismo.

La Fua di Brescia comprende 41 Comuni. Dentro quel perimetro vivono 481.513 persone, delle quali il 41,2% nel capoluogo. Gli altri 283.254 residenti, il 58,8%, abitano negli altri 40 paesi. Se guardiamo alla Funcional Urban Area, dunque, la scala cambia: Brescia diventa il cuore di un sistema urbano da quasi mezzo milione di abitanti.

Un sistema urbano da quasi mezzo milione di abitanti che trova proprio nella città la sua calamita.

Nel complesso, infatti, la Fua passa da 481.513 residenti a 522.702 persone insistenti, 41.189 in più, pari al +8,6%. Ma a trascinare verso l’alto il dato è Brescia città: da sola passa da 198.259 residenti a 269.310 persone insistenti, 71.051 in più, il +35,8%.

Facendo la differenza, emerge l’altra faccia del fenomeno: gli altri 40 Comuni della Fua, considerati tutti insieme, perdono quasi 30mila persone, cioè hanno una popolazione insistente inferiore di 29.862 unità rispetto a quella residente. Non significa che tutti si svuotino, né che tutte queste persone abbiano Brescia come destinazione: per stabilirlo servirebbero i dati Comune per Comune. Ma il contrasto racconta bene la forza di attrazione esercitata dal capoluogo per studio e lavoro.

Resta che quei confini comunali vengono continuamente attraversati all’interno della stessa area funzionale. Tra le 167.185 persone che abitano nella Fua e si spostano per studio o lavoro in un Comune diverso dal proprio, 99.205, quasi sei su dieci, hanno come destinazione un altro Comune della stessa Fua. Cambiano Comune, insomma, ma restano dentro il sistema urbano bresciano. Nella grande maggioranza dei casi, 83.367, si muovono per lavoro.

Prendiamo un caso semplice: chi abita a Gussago e lavora a Brescia è un pendolare tra due Comuni. Sulla carta esce da uno ed entra nell’altro. Se però allarghiamo lo sguardo alla città funzionale, non ne esce affatto. Ed è questo continuo attraversamento dei confini a porre la domanda: dove finisce davvero Brescia?

Anche il confronto nazionale cambia, del resto, quando dal Comune si passa alla sua area urbana. Brescia, settima fra i grandi Comuni per rapporto fra popolazione insistente e residente, scende al ventesimo posto tra le 83 Fua considerate da Istat, con un indice di 108,6. Bolzano arriva a 116,7, Bergamo a 114,5, Padova a 112,4.

Il che sottolinea quanto sia più attrattiva la città rispetto all’intera area funzionale. 

L’università

C’è poi un altro pezzo di questa Brescia di giorno che possiamo osservare e che disegna un sotto-flusso di spostamenti: è quello degli studenti dell’Università Statale (la tavola Istat sulle città universitarie non comprende l’Università Cattolica). 

L’Istituto di statistica conta 10.694 studenti universitari insistenti su Brescia riferiti a UniBs. Soltanto 1.667 hanno una mobilità interna alla città, mentre 9.013 arrivano da un altro Comune: l’84,3%. E non necessariamente dai paesi della prima cintura. La distanza mediana fra Comune di origine e sede universitaria è di 24,4 chilometri: un quarto arriva da non più di 13,7 chilometri, mentre per un altro quarto la distanza supera i 38,2.

Mobilità

E così torniamo alla settimana che si è appena conclusa. Perché parlare di mobilità sostenibile significa certo chiedersi con quali mezzi ci spostiamo, quanto spazio lasciamo alle automobili, come funzionano autobus e biciclette. Ma prima ancora significa capire per quante persone deve funzionare ogni giorno il sistema.

I residenti del capoluogo sono 198mila. La popolazione insistente arriva a 269mila. Nell’intera area urbana funzionale vivono 481mila persone e quasi 100mila attraversano il confine del proprio Comune per studiare o lavorare senza uscire dalla Fua. Numeri che misurano cose diverse, ma che messi uno accanto all’altro cambiano la prospettiva.

Perché i residenti sono quelli che votano l’amministrazione e abitano stabilmente dentro il confine comunale. Strade, autobus, parcheggi, stazioni, università e servizi vengono però utilizzati da una città assai più larga.

La Settimana europea della mobilità è finita e lascia una domanda molto concreta: quando programmiamo trasporti, collegamenti e spazi di Brescia, per quante persone stiamo progettando la città che si muove?

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