Cronaca

Botteghe di vicinato come servizi: l’idea della Giunta per il nuovo Pgt

Il Comune riconoscerebbe ai negozi un’utilità pubblica e, di conseguenza, sarebbe necessario anche immaginare agevolazioni fiscali o tariffarie
La misura in discussione riguarderebbe solo i negozi di vicinato
La misura in discussione riguarderebbe solo i negozi di vicinato

Il punto di partenza sta in una considerazione. Questa: quando chiude l’ultimo panificio di un quartiere non scompare soltanto un negozio, scompare un pezzo di servizio pubblico, anche se nessuna legge lo chiama così. È da qui che il nuovo Pgt di Brescia della Giunta Castelletti prova a partire, mettendo sul tavolo un’idea ancora in discussione ma politicamente tutt’altro che marginale: equiparare le botteghe di vicinato ai servizi.

Sulla carta, nelle regole urbanistiche, restano attività commerciali, negozi come gli altri. Nella vita quotidiana, però, fanno molto di più: tengono accese le strade, presidiano i quartieri, intercettano bisogni che spesso non arrivano agli sportelli pubblici. Per un anziano, il negozio sotto casa vale l’indipendenza, ma può fare la differenza anche per una famiglia senza automobile. È questo valore sociale che l’assessora all’Urbanistica Michela Tiboni vorrebbe provare a riconoscere nel nuovo Piano di governo del territorio.

Un patto reciproco 

L’idea si inserisce nella terza delle parole chiave con cui Palazzo Loggia sta costruendo la variante: accessibilità. Non soltanto muoversi meglio, dunque, ma trovare vicino a casa almeno i servizi essenziali. Scuole, presìdi sociali, trasporto pubblico e anche quel commercio minuto che raramente entra nei documenti strategici, salvo poi accorgersi della sua importanza quando abbassa la serranda.

L'assessora Michela Tiboni
L'assessora Michela Tiboni

Naturalmente la questione non è così semplice: se una bottega diventa un servizio, allora cambia anche il modo in cui il Comune la considera. Può significare agevolazioni, ma chiedendo qualcosa in cambio ed è questo il punto più delicato: considerare una bottega alla stregua di un servizio significa riconoscerle un’utilità pubblica e, di conseguenza, immaginare agevolazioni fiscali o tariffarie. Tiboni cita apertamente il tema degli sgravi. Cosa ha in mente la Loggia come «funzione aggiuntiva»? La consegna della spesa a un anziano, un sostegno di prossimità, una disponibilità che trasformi il negozio in una piccola antenna del quartiere. Non beneficenza, ma un patto: il vantaggio pubblico andrebbe tradotto in impegni riconoscibili e verificabili.

Il rischio, altrimenti, è costruire una città dei 15 minuti contando soltanto le distanze. Un servizio può essere vicino sulla carta e inaccessibile nella realtà; una strada può essere riqualificata e restare vuota; un nuovo quartiere può nascere completo di marciapiedi e parcheggi, ma senza un luogo in cui incontrarsi o comprare ciò che serve ogni giorno. La prossimità non si misura soltanto in metri: dipende dalla presenza di funzioni vive. Insomma, si sta cambiando la definizione di «servizio urbano».

La mappatura

Il settore Urbanistica – spiega Tiboni – «sta già lavorando con tutti gli assessorati, in modo trasversale, per capire che cosa manca nei diversi quartieri». Quella ricognizione dovrà entrare nel Piano dei servizi e accompagnare la mappa della città esistente: non un elenco astratto di dotazioni, ma un bilancio delle assenze. Dove manca un presidio sociale, dove una scuola, dove un collegamento; e dove la scomparsa del commercio di vicinato ha lasciato dietro di sé un pezzo di città più fragile.

La proposta sulle botteghe non è ancora chiusa e dovrà trovare un equilibrio, anche economico, per evitare che la categoria di «servizio» diventi un’etichetta distribuita senza criterio. Ma la direzione è leggibile. Il nuovo Pgt prova a riconoscere che la qualità urbana non nasce soltanto dalle grandi opere o dalle trasformazioni immobiliari. A volte comincia da una serranda che resta alzata, da qualcuno che conosce il nome di chi entra ogni giorno a comprare il pane. E che, soprattutto, si accorge se, per qualche giorno, non entra più.

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