Contento del premio e dei tanti attestati di stima che sta ricevendo, anche dai suoi datori di lavoro che lo hanno visto in tv. Ma anche deciso a chiarire di aver agito «perché era la cosa giusta da fare, per umanità. Non voglio farmi pubblicità. Ho fatto solo quello che si doveva fare».
Aslam Naveed, il corriere di 39 anni di origini pachistane che lunedì sera al parco Alberini di via Ischia ha bloccato e trattenuto il 29enne nigeriano che aveva appena aggredito e preso per il collo due bambini, nati in Italia da famiglie immigrate dal Nordafrica, è stato invitato dalla sindaca Laura Castelletti venerdì pomeriggio a palazzo Loggia, dove riceverà un premio per il suo gesto.
In quartiere
«Sono molto contento del premio, sarà bellissimo andare in municipio e incontrare la sindaca ma vorrei dire che io ho bloccato quel ragazzo violento perché era giusto, non per farmi pubblicità o per prendere premi. Sempre quando al parco qualcuno esagera, soprattutto i ragazzi africani che bevono e bivaccano, gli chiedo di allontanarsi perché il parco è per i bambini».
Tra le persone che gli sono riconoscenti c’è anche il nonno della bambina che è stata presa per il collo e che ha solo tre anni.

La famiglia è di origini egiziane ma Aslam, che ha vissuto vent’anni in Arabia Saudita, parla correntemente anche l’Arabo. I due si sono incontrati, come capita spesso, tra via Ischia e via Corsica, dove vivono entrambi. «Mia figlia era al parco con le mie nipotine - racconta - quel ragazzo ha afferrato la piccola che correva e le ha stretto il braccio al collo. Per fortuna c’era Aslam, che è intervenuto. Ora la bambina sta bene e anche mia figlia, lo spavento è già dimenticato».
La testimonianza
Aslam, che è arrivato a Brescia da sette anni dove aveva già uno zio, frequenta il parco con i suoi quattro figli. Anche giorni dopo i fatti ricorda perfettamente ha spiegato quello che gli è passato nella mente in quegli istanti: «Ho pensato solo che se qualcuno avesse preso per il collo uno dei miei bambini sarei impazzito, e ho capito che dovevo fermarlo io. Non si può restare a guardare. E vorrei che se un giorno i miei bambini fossero in una situazione di pericolo ci fosse qualcuno pronto ad aiutarli se non ci fossi lì io».
Per Aslam e la sua famiglia il parco di via Ischia è un punto di ritrovo abituale e l’episodio di lunedì 15 non ha cambiato questo fatto. «Anche oggi, (ieri, ndr), pensiamo di andare lì, ci andiamo sempre, ci sono anche altre famiglie».
E proprio l’episodio dell’aggressione ritorna nel racconto dell’autista di 39 anni: «Bisogna fermare questi ragazzi che sono ubriachi o che sono drogati perché sono pericolosi per i bambini e per le famiglie. Non conta se è arabo, pachistano o africano, nessuno deve fare male ai bambini. Quello è un bel parco per giocare e deve essere sicuro».
Brescia è sempre più anche nel suo futuro: «Sto facendo i documenti per far arrivare qui la mia mamma, rimasta sola dopo che è mancato mio papà e i miei fratelli sono emigrati in Germania e a Dubai».




