«L’ho messo a terra, l’ho stretto e ho detto a mia moglie di chiamare la polizia». Lo racconta Aslam Naveed, il ragazzo di origini pakistane intervenuto nel parco Alberini di Brescia per fermare un 29enne di origini nigeriane ha tentato di strangolare un bambino di tre anni, dopo che già ci aveva provato con un altro bambino che però era riuscito a scappare. Il fatto è accaduto nelle scorse settimane.
«Sono malato di cuore e mi ha colpito al petto, avevo dolore ma non l’ho lasciato andare» prosegue nel suo racconto l’uomo che rilasciato interviste a tv nazionali. Il 29enne di origini africane è stato arrestato per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale e si trova ai domiciliari. Il bambino di tre anni così come l’altro minore preso di mira dallo straniero, che ha un disagio psichico, non hanno avuto ripercussioni dal punto di vista fisico e non hanno avuto giorni di prognosi.
La sindaca Castelletti
«Quanto accaduto al parco Alberini è un fatto gravissimo, che scuote profondamente la nostra comunità» ha commentato la sindaca di Brescia Laura Castelletti. «In queste ore è stato annunciato l’avvio delle procedure per la revoca del permesso di soggiorno e per l’espulsione dell’uomo coinvolto. Allo stesso tempo, però, molti cittadini faticano a comprendere come, dopo un episodio di questo tipo, la persona si trovi agli arresti domiciliari in attesa di giudizio. È una situazione che evidenzia una distanza palese tra il sentimento diffuso nella popolazione e le risposte che lo Stato riesce a fornire di fronte a fatti che coinvolgono minori e suscitano sconcerto» spiega Castelletti.

«Questa vicenda – prosegue – richiama una questione che riguarda l’intero Paese. Da anni il Governo indica nelle espulsioni uno degli strumenti principali per affrontare i problemi di sicurezza legati all’immigrazione».
«I dati manifestano, però, una realtà più complessa. Nel 2025 sono stati emessi oltre 21mila provvedimenti di espulsione e allontanamento, mentre i rimpatri effettivamente eseguiti sono stati poco più di 6mila: meno di tre su dieci, rispetto agli atti adottati nello stesso anno. È questa distanza tra annunci e risultati che il Governo deve spiegare agli italiani». La sindaca di Brescia conclude: «Chiediamo al ministro dell’Interno Piantedosi di fornire risposte chiare al Paese. Di fronte a quanto accaduto a Brescia non servono slogan o dichiarazioni di principio, servono efficacia e la capacità dello Stato di trasformare gli impegni assunti in risultati concreti».
Attilio Fontana
«Una notizia raccapricciante»: così ha commentato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, intervistato su Telecity. «Oggi – ha aggiunto, parlando di situazioni «inaccettabili» – non si può negare, come è stato fatto dalla sinistra in modo particolare, che non esista il problema di ordine pubblico e di sicurezza. Da quando c’è la legge Basaglia le persone che hanno dei problemi vengono seguite e curate, ma quando arriva qualcuno che non è preso in carico – ha concluso – è più facile che commetta atti di violenza di questo genere. Se poi aggiungiamo che in certi Paesi certi principi sono meno forti, allora diventa ancora più preoccupante».
La consigliera Cominelli
«Anzichè prendersela con gli immigrati, investa in salute mentale». La consigliera regionale del Pd Miriam Cominelli replica così al presidente Fontana: «Non si può – afferma – incolpare gli immigrati di ogni problema di sicurezza. Gli immigrati, come gli italiani, non sono tutti uguali. In questo caso sia l’aggressore che il salvatore dei bambini provengono da paesi stranieri. Di fronte a terribili episodi come questo bisogna invece interrogarsi sui problemi di salute mentale.
«La spesa regionale per la salute mentale in Lombardia – prosegue Cominelli – è pari al 2,8% del fondo sanitario, circa 620 milioni di euro l’anno, una cifra sotto la media nazionale e ben lontana dagli standard internazionali. Secondo la Lancet Commission, nei Paesi sviluppati la quota destinata alla salute mentale dovrebbe essere quasi quattro volte superiore. In queste condizioni la salute mentale diventa un’emergenza: mancano almeno 300 psichiatri e oltre due mila tra infermieri, psicologi, educatori e assistenti sociali, quasi la metà del fabbisogno stimato».
«A Fontana – conclude Cominelli – dico che il suo dovere di presidente non è rilanciare l’ennesimo allarme sicurezza e attaccare la sinistra, ma impegnarsi per garantire i servizi necessari alla cura delle persone, e sono in costante crescita, con gravi problemi psichici».
L’assessore La Russa
«Quanto accaduto a Brescia è un episodio gravissimo e profondamente inquietante, che suscita sgomento e indignazione. Esprimo la mia piena vicinanza ai due bambini coinvolti, alle loro famiglie e a tutti coloro che hanno vissuto momenti di grande paura. Ringrazio inoltre il cittadino che è intervenuto con coraggio e gli operatori delle forze dell’ordine per il tempestivo intervento che ha consentito di fermare il responsabile». Così in una nota l’assessore a Sicurezza e Protezione civile di Regione Lombardia, Romano La Russa.
«La revoca del permesso di soggiorno, disposta dal questore di Brescia, in modo da poter poi procedere alla sua espulsione dall’Italia dopo aver scontato la pena, è un provvedimento fondamentale. Quando una persona – continua La Russa – perché sotto effetto di sostanze o per condizioni di grave fragilità psichica non adeguatamente monitorate, diventa un potenziale pericolo per sé e per gli altri, è indispensabile che ci siano strumenti efficaci di contrasto. La sicurezza dei cittadini è una priorità assoluta e serve un impegno costante affinché situazioni di rischio vengano intercettate prima che possano trasformarsi in episodi di violenza».
Carlo Andreoli, coordinatore cittadino FdI
Il consigliere comunale e coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia ha spiegato che è «inaccettabile che famiglie, anziani e bambini non possano vivere serenamente i nostri parchi. Da mesi, in Commissione Sicurezza, denunciamo il degrado crescente e il monopolio di alcune aree verdi da parte di soggetti che di fatto impediscono ai cittadini di frequentarle liberamente e in sicurezza. Le nostre segnalazioni sono rimaste troppo spesso inascoltate».
Per Andreoli «Servono più controlli della Polizia Locale, il poliziotto di quartiere e la presenza di volontari per la sicurezza nei parchi, come avviene anche a Firenze, città amministrata dalla sinistra e certamente lontana dalle nostre idee politiche. Un progetto che l’amministrazione Castelletti, un anno fa, ci aveva bocciato in consiglio comunale»



