Cronaca

Rapinavano ragazzini in Valtrompia, i primi interrogatori

Ieri il 19enne ritenuto il capo della gang, l’unico in carcere, è stato sentito dal gip: potrebbero esserci altre vittime
Simone Bracchi

Simone Bracchi

Giornalista

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Gang in Valtrompia, primi interrogatori

In carcere c’è soltanto quello che gli inquirenti ritengono il capo della gang, che ha seminato il terrore tra i giovani della Valtrompia. Yahaya Songne, il 19enne residente a Villa Carcina, ieri è stato sentito dal gip nel corso del primo interrogatorio di garanzia. Chi è vicino a lui parla di un momento molto delicato per il ragazzo, soprattutto tenuto conto della sua giovanissima età.

Ma dalle indagini, coordinate dalla Procura di Brescia e affidate ai carabinieri della Compagnia di Gardone Val Trompia, emerge un quadro allarmante, non solo dal punto di vista criminale, ma soprattutto sociale, visto che il branco era composto anche da minorenni (per loro si procede in separata sede). Molto giovani sono anche le vittime, tra cui c’è anche un ragazzo con disabilità. Vittime che ora potrebbero aumentare, visto che la banda è stata smantellata e non c’è più quel clima di terrore.

La paura

«Lui comanda, lui è più grande. Tutti sanno come ragiona, ha un sacco di denunce per rissa, quando gli scatta qualcosa in testa è pericoloso. Lui in giro ha una brutta reputazione, cioè che se gli fai girare le scatole ti fa veramente male». A farlo mettere a verbale è una delle vittime della banda, composta da altri sei ragazzi, con un’età tra i 18 e i 22 anni, che lunedì sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare: uno è finito ai domiciliari, per cinque il gip ha disposto l’obbligo di presentarsi alla Polizia giudiziaria. Per gli inquirenti sono responsabili a vario titolo e in concorso tra loro di rapina, estorsione (e tentata), lesioni personali, porto di armi od oggetti atti ad offendere.

Un altro episodio è avvenuto il 7 aprile a Concesio: i carabinieri erano intervenuti perché avevano ricevuto la segnalazione di un giovane ferito alla testa. Stando al titolare del bar in cui era iniziata la discussione e a quanto ricostruito dai militari, Songne, conosciuto da tutti con il soprannome «Jony», e altri ragazzi avevano aggredito il giovane disabile con delle bottiglie di vetro e una cintura. Questo, dopo che il 19enne di Villa Carcina, che tra pochi giorni compirà 20 anni, lo aveva accusato (a quanto pare ingiustamente) di aver rubato una bottiglia di Montenegro.

«A destare maggiore allarme sociale è la circostanza – scrive il gip Giulia Costantino nell’ordinanza – che egli (Songne, ndr) selezioni vittime assai deboli, talvolta minorenni o addirittura disabili e si avvalga anche di armi». In un caso sarebbe stata usata una pistola. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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