Cronaca

Rapinavano ragazzini: sgominata la gang della Valtrompia

Sono state arrestate sette persone tra i 18 e i 22 anni che aggredivano coetanei ed estorcevano loro denaro: in carcere è finito il leader della banda
Simone Bracchi

Simone Bracchi

Giornalista

Aggressione (immagine simbolica)
Aggressione (immagine simbolica)

Per farsi consegnare il denaro lo hanno legato con delle fascette e quando ha tentato di scappare lo hanno bloccato, minacciandolo con una pistola. Ma non si sono limitati a questo. Per fargli capire chi comandava gli hanno spruzzato sul volto dello spray urticante, pungendogli le dita con un ago appuntito e riprendendo tutta la scena con un telefono.

È solo uno dei gravissimi episodi di violenza avvenuti in Valtrompia e messi in atto in da un gruppo di giovani, alcuni dei quali minorenni, nei confronti di coetanei, vittime di rapine, aggressioni ed estorsioni, reticenti a denunciare per timore delle ripercussioni: «Se lui e i suoi amici vengono a sapere che abbiamo parlato ci vengono a prendere tutti quanti».

Il leader

Lui è quello che gli inquirenti e le vittime ritengono il leader indiscusso del gruppo, Yahaya Songne, conosciuto con il soprannome di «Jony», 19enne originario del Burkina Faso di casa a Villa Carcina. Per lui il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere in quanto «nonostante la giovanissima età è dotato di significativo spessore criminale ed elevata pericolosità sociale. Risulta essere l’ideatore e l’autore principale di innumerevoli reati di notevole gravità ed è stato descritto da tutti (le vittime, ndr) come una persona estremamente violenta, prevaricatrice, vendicativa, abituata a comandare all’interno della propria "gang" e dotata di senso di impunità di fronte alla legge».

Il gruppo

Ma non c’è soltanto Songne. Lunedì, nei Comuni di Gardone Val Trompia, Villa Carcina e Sarezzo, i carabinieri hanno eseguito l’ordinanza di misura cautelare emessa dal gip su richiesta della Procura, nei confronti di altri sei ragazzi, con un’età compresa tra i 18 e i 22 anni, italiani e stranieri, con precedenti di polizia: uno è finito ai domiciliari, gli altri cinque, invece, hanno l’obbligo di presentarsi ogni giorno alla Polizia giudiziaria. Per i minorenni coinvolti si procede in separata sede.  A vario titolo devono rispondere in concorso tra loro di rapina, estorsione, tentata estorsione, lesioni personali, porto di armi od oggetti atti ad offendere.

Gli episodi

L’indagine è stata avviata dalla stazione dei carabinieri di Villa Carcina l’anno scorso, a seguito della querela sporta il 9 ottobre dello scorso anno dalla vittima che pochi giorni prima era stata picchiata e legata. Ma dopo averlo slegato, la gang non lo aveva lasciato libero: Songne, puntandogli un coltello alla schiena, lo aveva costretto ad andare a casa per consegnargli tutta la droga che aveva. Non trovando nulla, si era fatto dare 50 euro, salutandolo con una minaccia: entro domani 2mila euro o mezzo chilogrammo di hashish.

La vittima aveva deciso di raccontare tutto ai carabinieri, nonostante la paura, dopo che il capo del branco era tornato a casa del giovane, trovando la mamma: «Se non vieni entro 15 minuti la paga tua mamma».

Ma anche altre vittime si sono trovate nella stessa situazione. A una di queste, ad aprile, Songne aveva preso il telefono e si era presentato sotto casa del giovane alle 4 di notte per restituirglielo in cambio però di 100 euro. In quel frangente il ragazzino aveva accusato un malore, davanti alla madre.

La corsa in auto e le minacce

Il gruppo, sempre guidato dal loro leader, aveva aggredito anche un ragazzo con disabilità a Concesio e costretto un altro, che aveva dato un passaggio a Songne e ai suoi due amici, a consegnargli le chiavi dell’auto: ne era seguita una folle corsa, anche in contromano, per le vie di Villa Carcina e Sarezzo, nonostante il 19enne originario del Burkina Faso non avesse la patente. Il proprietario era stato costretto a raccontare tutto quanto, nonostante temesse le ripercussioni, soltanto perché i carabinieri poco prima dell’alba avevano trovato il veicolo abbandonato con a bordo due telefoni e un coltello.

E ancora. Ad aprile avevano rubato a un giovane lo zaino sull’autobus e per restituirglielo si erano fatti consegnare 300 euro: la vittima, rapinata anche in un’altra circostanza, aveva accettato perché temeva anche per l’incolumità del fratello disabile.

Un ultimo episodio è avvenuto al McDonald’s di Concesio: qui la vittima (alla quale avevano preso telefono e portafoglio) aveva trovato il coraggio di chiedere aiuto mettendo in fuga i suoi aguzzini, nonostante le minacce ricevute: «Se chiami i carabinieri sei morto – gli avevano detto –, sappiamo chi sei». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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