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L’aeroporto di Montichiari prende quota: «Acceleriamo per recuperare i ritardi»

L’ad di Save Monica Scarpa: «Lavori in corso per farlo diventare un hub cargo. Governance aperta ai bresciani»
Monica Scarpa, ad di Save -  © www.giornaledibrescia.it
Monica Scarpa, ad di Save - © www.giornaledibrescia.it
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Un investimento da 100 milioni di euro, un orizzonte che guarda al 2032 e un obiettivo preciso: trasformare Montichiari nello snodo strategico del traffico merci del Nord Italia, con ricadute dirette sulla logistica bresciana. A tracciare la rotta è Monica Scarpa, amministratore delegato del gruppo Save, società veneziana che gestisce gli aeroporti veneti e, attraverso la veronese Catullo, lo scalo intitolato a Gabriele d’Annunzio.

«Abbiamo ottenuto solo a maggio del 2025 il via libera ufficiale al masterplan, presentato nel 2017», spiega Scarpa. Il percorso autorizzativo, lungo e complesso, ha rallentato l’attuazione del piano, inizialmente previsto per il periodo 2018-2030. Nonostante ciò «non siamo stati fermi e in questi anni abbiamo già realizzato oltre 20 milioni di investimenti, tra cui il rifacimento della pista».

Sviluppo

Il piano di sviluppo prevede di arrivare a un totale di 50mila metri quadrati di magazzini. Il primo dei nuovi edifici, da 4.500 metri quadrati, sarà operativo all’inizio del 2026, mentre un secondo da 10mila metri quadrati è atteso nei primi mesi del 2027. Sono inoltre previsti ampliamenti delle aree manutentive, opere di urbanizzazione, nuovi raccordi, stand e piazzali per migliorare la movimentazione a terra.

Sono già in corso i lavori sulla cosiddetta «resa», l’area di sicurezza in fondo alla pista indispensabile per le manovre degli aeromobili. Si tratta di un intervento funzionale allo sviluppo complessivo dello scalo e richiesto dalle normative internazionali in materia di sicurezza aerea.

La visione, per Scarpa, è chiara: fare di Montichiari un hub cargo moderno, efficiente e sostenibile. «Già oggi lo scalo è competitivo, non ha limitazioni operative ed è conveniente: i costi sono inferiori del 35% rispetto ad altri aeroporti. Nei prossimi anni crescerà ancora, anche grazie all’introduzione di tecnologie all’avanguardia per la movimentazione automatizzata e sostenibile delle merci».

Il potenziale è enorme: gran parte delle merci del Nord Italia viaggia su gomma verso hub del Centro Europa. «Un traffico che oggi sfugge al sistema italiano e si riversa sugli scali stranieri. Noi puntiamo a intercettarlo, offrendo una soluzione nazionale competitiva». In questa visione Montichiari si posiziona come risposta a una domanda crescente di efficienza, sostenibilità e prossimità logistica. Un’opportunità anche per ridurre l’impatto ambientale del trasporto su strada e alleggerire la rete viaria già congestionata.

Posti di lavoro

Dal punto di vista occupazionale le ricadute saranno significative. «Prevediamo di raddoppiare gli attuali occupati nello scalo, che passeranno dagli attuali 200 a oltre 400». Ma l’impatto maggiore sarà sull’indotto: l’attività cargo implica la crescita di operatori logistici, movimentazione su gomma, magazzini e servizi accessori, molti dei quali già in fase di sviluppo nelle aree limitrofe all’aeroporto. Per Brescia, cuore di un territorio manifatturiero e produttivo tra i più dinamici d’Italia, si tratta di un’opportunità per potenziare la propria competitività internazionale.

Fondamentali in questo senso saranno i rapporti con il territorio. «Siamo sempre stati aperti alla partecipazione bresciana nella governance del D’Annunzio. In passato sedevano in cda due rappresentanti del territorio: era stato ampliato appositamente il numero di consiglieri nella società che gestisce l’operatività dello scalo di Brescia. Stiamo aspettando che ci vengano dati i nuovi nominativi. Negli ultimi mesi ci sono stati inoltre confronti con Regione, Provincia, Camera di Commercio e associazioni di categoria, compresi gli agricoltori. Un lavoro di concertazione che mira a condividere le priorità e a orientare le scelte sull’uso delle aree cargo».

Con il piano di sviluppo gli occupati cresceranno - © www.giornaledibrescia.it
Con il piano di sviluppo gli occupati cresceranno - © www.giornaledibrescia.it

Quanto a possibili alleanze con altri scali lombardi, Scarpa ribadisce la disponibilità al dialogo: «Riteniamo che gli aeroporti dello stesso territorio debbano collaborare. E noi siamo sempre pronti a farlo».

Innovazione

I prossimi anni saranno decisivi. Il cronoprogramma prevede di completare gli interventi entro il 2032. «Corriamo per recuperare il tempo perduto a causa del lungo iter burocratico. Il nostro obiettivo è creare un’infrastruttura europea, capace di competere con i grandi hub del continente. E il futuro passa anche dall’intelligenza artificiale e dalla sostenibilità ambientale».

Il D’Annunzio punta dunque a diventare in meno di dieci anni non solo il nodo centrale della logistica bresciana e del Nord Italia, ma anche un punto di riferimento nel panorama europeo per l’efficienza, la sostenibilità e l’innovazione applicata al cargo: «Già oggi – conclude Scarpa – è un gioiellino e noi stiamo lavorando per svilupparlo ancora di più».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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