Quale santo celebrare con particolare devozione a Ognissanti per entrare nelle sue grazie? Le grazie vere, quelle che fanno bene al prossimo e al mondo, quelle che non bisogna vergognarsi di chiedere. Meglio cercarne uno famoso o affidarsi a uno di nicchia, che magari ha meno richieste da gestire? La Madonna in trono col Bambino tra i santi Eusebia, Andrea, Domno e Domneone, conservato nella chiesa di Sant’Andrea a Bergamo, può tornare utile a tale riflessione.
Questo olio su tela del 1536-37 fu commissionato al Moretto dai conti Grumelli per la loro cappella nella chiesa di Sant’Andrea a Bergamo, dove si trova tutt’ora. Maria e Gesù sono fuori scala, Andrea fu il primo Apostolo chiamato dal Signore a unirsi a lui. Si fece crocifiggere a una croce a forma di X non ritenendosi degno della Vera Croce, che in questo caso tiene tra le mani (in pratica è a grandezza naturale). Eusebia, florida ed elegante, non sembra una monaca, bensì una nobildonna rinascimentale. Anche Domneone e Domno indossano principeschi abiti del Cinquecento.
E all’improvviso una natura morta. È lì, ai piedi del trono: una fruttiera ricolma di pere, di cui una sola è caduta a terra. Chissà perché, chissà cosa significa. Siamo sessant’anni prima della Canestra di Frutta di Caravaggio, realizzata tra il 1597 e il 1600, uno dei primi e più celebri esempi di Natura Morta di tipo moderno, genere che nel Seicento avrà ampio riscontro tra gli artisti di Fiandre e Paesi Bassi. Così, persi alla ricerca di santi dai nomi poco noti, ecco che scopriamo che Alessandro Bonvicino anticipava i tempi con le sue idee. Guardando meglio, si percepisce un che di nuovo, come se l’artista, superati i quarant’anni, avesse raggiunto la maturità e trovato una nuova visione in quelle ombre e quei colori che anticipano l’arrivo dell’autore del celebre cesto di frutta di cui sopra. Michelangelo Merisi è probabile avesse visto e studiato il dipinto, forse una volta che era andato a trovare i nonni a Caravaggio.

Ma chi sono questi tre santi? Eusebia e Domneone erano primi cugini e Domno era lo zio o il nonno di entrambi. Tutti e tre, nei primi anni del IV secolo, caddero vittime delle persecuzioni di Massimiamo. Furono portati sul colle della Fara, in Città Alta, torturati e decapitati. Ma non dimenticati.
Il 24 luglio 1401, durante i lavori di rifacimento della chiesa, furono trovati sotto l'altare tre corpi: non solo erano intatti, ma profumavano. Forse «in odore di santità» è più di un modo di dire. In realtà erano scheletri con la testa sul collo, ma la devozione popolare ha una sua poesia. Si decise che erano i nostri tre santi e più di un secolo dopo fu dipinta la pala che li ritrae insieme. Le loro spoglie mortali giacciono proprio sotto di essa. Perché scegliere tre bergamaschi di ere remote? Perché di questi tempi a qualche santo bisognerà pur votarsi, no?




