Cartoline bresciane

Quell’uomo in saio inimitabilmente estremo e anarchicamente mite

San Francesco insegna a saper amare dal primo stelo all’ultimo lupo, anche nel dipinto del Moretto a Brera nel quale il santo si staglia contro il dolce paesaggio della Valtrompia
San Francesco di Alessandro Bonvicino
San Francesco di Alessandro Bonvicino

Un'opera strappata alla chiesa in cui era stata per secoli ora giace nei depositi della Pinacoteca di Brera e si può vedere solo nel catalogo online: è il San Francesco di Alessandro Bonvicino. Poco male: Francesco splende sempre e comunque, in qualsiasi luogo si trovi e in qualsiasi modo lo si incontri. Questo in specifico lo si immagina brillare nel magazzino in cui è custodito, con lo sguardo tenero e intorno la luce cristallina di una tersa alba bresciana.

La morbidezza del suo umile saio, cromaticamente diverso dalla consueta iconografia, ha in sé un’argentata purezza, mentre i sandali sono di raffinata essenzialità, a dimostrazione che l’eleganza non consiste in un abito nuovo e costoso, ma è intrinseca alla persona. La mano sinistra tiene un libro, la Regola dell’ordine francescano, il quale si fonda sul messaggio evangelico, come enunciato nella premessa iniziale: «La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità«. La destra, a sottolineare tale impegno, regge un crocifisso. Su entrambi i dorsi delle mani sono presenti le stigmate, due semplici punti rossastri che, senza alcuna traccia di enfasi, spiegano tutto.

Francesco rischiara anche ciò che sta alle sue spalle, il dolce paesaggio della Valtrompia, con le Prealpi Bresciane, l’antico borgo fortificato di Gardone, il fiume Mella, le bianche nubi.

La sua pur radiosa solitudine non deve ingannare: per secoli infatti questo Francesco è stato in buona compagnia. Era uno dei sei riquadri del Polittico dell’Assunta che, realizzato verso il 1530 e inserito in una sontuosa cornice, ornava la chiesa di Santa Maria degli Angeli proprio a Gardone. In centro c’era la Vergine, che aveva da un lato Girolamo e Paolo e dall’altra Caterina e Chiara.

Francesco era nel registro inferiore, proprio sotto Maria, i cui piedi poggiano sulla nuvola che sta sopra la testa del santo. Ricostruendo l’insieme si nota come il paesaggio continui nei due riquadri laterali, con Bonaventura e Antonio da Padova da una parte e Ludovico da Tolosa e Bernardino da Siena dall’altra. I tre cieli si toccano e, con le campagne e i rilievi, creano un unico panorama.

Nel 1805, a seguito delle soppressioni napoleoniche, il polittico venne requisito e smembrato e i sei quadri partirono. Quattro pezzi, il registro superiore e Francesco, furono spediti a Brera, i due rimanenti andarono al Louvre. La nuda cornice è ancora al suo posto e ora ospita copie delle opere per cui è stata creata. Il poverello di Assisi è escluso alla vista, ma lui non se la sarebbe presa. Nell’immagine di quest’uomo inimitabilmente estremo e anarchicamente mite vibra l’amore per la Terra e le sue creature. Tutte. Dal primo stelo all’ultimo lupo, passando per ogni essere umano, nessuno escluso. Nessuno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Domenica

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