Cartoline bresciane

La pieve sul Garda dove fu deciso il destino di Brescia

A Rivoltella del Garda, la pieve di San Biagio custodisce l’Ultima Cena di Zenone Donise e la memoria degli accordi del 1448 tra Sforza e Serenissima
La pieve di San Biagio a Rivoltella del Garda
La pieve di San Biagio a Rivoltella del Garda

La posizione della pieve di San Biagio a Rivoltella del Garda è strepitosa: a un passo dal porticciolo e a due dalla torre del castello medievale.

Si hanno notizie della sua esistenza fin dal 1145, ma la prima data certa è l’iscrizione 1412 presente su una campana. Nel 1512 arrivarono i francesi di Gastone di Foix che devastarono il territorio, edifici sacri inclusi. La chiesa fu poi sistemata nel Seicento e nel 1720. La facciata originaria, fino a quel momento affacciata sul lago, fu murata e ne venne costruita una nuova, preceduta da un elegante porticato, sul fianco che guarda la strada. L’acqua nei secoli aveva a tal punto eroso la facciata da rendere necessaria tale drastica modifica.

L’Ultima Cena e il patto del 1448

L’interno è ad aula unica e contiene opere celebrative del santo a cui è intitolata, sebbene il dipinto più significativo sia la pala raffigurante l’Ultima Cena di Zenone Donise, artista veronese che la realizzò nel 1608. Tale soggetto, rarissimo da vedere dietro gli altari fino a metà Cinquecento, iniziò a comparire dopo il Concilio di Trento. Oltre al significato religioso, questo gruppo di uomini intorno a un tavolo sembra per certi versi riferirsi al celebre incontro svoltosi tra queste mura.

È, come recita una lapide posta all’esterno, il «Trattato di Pace tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, firmato nella chiesa di San Biagio extra muros di Rivoltella sul Garda il 18 ottobre 1448 da Francesco Sforza Duca di Milano e Pasquale Malipiero, Doge di Venezia».

In realtà il primo non era ancora duca di un bel niente (ma voleva diventarlo) e aveva inviato Cicco Simonetta, suo fidato consigliere, mentre il secondo era andato di persona ma come provveditore (una sorta di ministro-magistrato), poiché sarebbe diventato doge nove anni dopo.

Gli Accordi di Rivoltella

Gli Accordi di Rivoltella, pur definiti di pace, erano un patto segreto e non tradiscono l’idea di belligeranza suggerita dal toponimo (che non ha nulla a che fare con l’omonima arma ma deriva da Riva Alta). In pratica Venezia s’impegnava a fornire ottomila soldati allo Sforza per aiutarlo a impadronirsi di quella che, dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti, era diventata l’instabile Repubblica Ambrosiana. Lo Sforza avrebbe ripagato il favore lasciando Crema, Bergamo e Brescia alla Serenissima.

Francesco era un grande condottiero e il mese prima aveva sbaragliato i veneziani a Caravaggio, ma la sua ambizione era diventare Duca di Milano. Anche se l’anno seguente Venezia infranse temporaneamente gli accordi, i patti furono ristabiliti e nel 1450 Sforza realizzò il suo sogno.

Il destino di Brescia

Fu così che, in questa chiesina composta e affettuosa, costruita e frequentata da una comunità di pescatori, furono stabiliti con impareggiabile cinismo quelli che per secoli sarebbero stati i possedimenti di due superpotenze dell’epoca. E fu deciso il destino di Brescia e dei suoi territori, peraltro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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