San Pietro ti aspetta a una rotonda in collina. Basta fermarsi un attimo per dare una svolta a un giorno caldo e triste. Ci sono quei giorni caldi e tristi in cui non capisci se sei triste per il caldo o hai caldo perché sei triste. Forse entrambe le cose. Forse hai bisogno di andare in vacanza o, se non è possibile, almeno di prenderti un attimo di pausa. Sei a una rotonda a Morsone di Muscoline, nel bel mezzo del nulla.
Il dato rilevante non è il nulla, anche se un po’ di solitudine è confortante, bensì il bello dato dal verde, dalla pace. Un po’ meno dalla rotonda, che comunque ha la sua utilità. La chiesetta, costruita tra il Quattro e il Cinquecento, venne restaurata alla fine del Novecento. Un tempo davanti all’edificio sorgeva un portichetto, abbattuto per esigenze di circolazione.
Una sosta nella quiete
Allora rappresentava un ostacolo per un mondo che si muoveva sempre più veloce. Ora se ne sente la mancanza. Peccato non poter sostare sotto la sua ombra per prendere il fresco, guardarsi intorno e riflettere. Eppure tu, per la prima volta in decenni, decidi di fermarti lo stesso. Stare lì scioglie i tuoi nodi quotidiani e ti dà accesso a un flusso di pensiero che conduce a qualcosa che va oltre il tuo solito tragitto in auto.
Sulla controparete appare una targa simile a molte presenti sul territorio: «La comunità di Morsone pose a ricordo del terremoto del 24 novembre 2004 a gloria di Dio nel giorno dell’inaugurazione dopo il restauro, domenica 11 ottobre 2009».
A sottolineare che ciò che si frantuma può essere ricostruito. Anche tu.
Gli affreschi e la pala di Gandino
Sulla parete destra lacerti di affreschi. Semplicità e devozione estreme, visibili nella pulizia e nei molti fiori freschi che ornano l’interno. Il soffitto a capanna sembra un centrino bianco della nonna. Ci sono persino le candele vere e un affettuoso tabernacolo. Ma la vera sorpresa è la secentesca pala di Antonio Gandino sopra l’altare maggiore, in cui Gesù consegna le chiavi a San Pietro davanti alla Vergine, a un vescovo e a Mosè.
All’esterno, sopra la porta d’ingresso, una lunetta con un Pietro ammiccante, appoggiato a una pietra (appunto). Sembra appena tornato dal lavoro. Come te.
Il cerchio che cambia lo sguardo
Ci sono giorni in cui sei insoddisfatto perché ti senti nulla o ti senti nulla perché sei insoddisfatto. Entrare in questa rotonda dominata da tale mini-edificio ti fa stare meglio. Il cerchio in sé cambia la prospettiva, poiché fornisce punti di vista diversi ma non spigolosi e fa comprendere come le difficoltà possano essere superate con una curva dolce, in scioltezza.
Quando un luogo ti chiama non dirgli di no, non raccontarti che lo vedrai domani. Vai a salutare San Pietro, siediti sui poveri sedili della sua casetta e ricorda che lui ha una dimora molto più grande di questa, essendo lo stesso San Pietro della cattedrale più importante del mondo.
E la sua vera casa non è nemmeno quella. Ammetti che avevi bisogno di fermarti. Per sapere che non è vero che non sei nulla, che in fondo non sei così triste. Che ce la puoi fare.




