Ti chiedi chi sei e da dove vieni. Niente di grave, è una normale piccola crisi d’identità. Sai che puoi fare? Vai a Salò, sulla passeggiata, nel prato tra il vecchio ospedale e il lago, oppure a Lonato, nella piazza davanti al municipio. Cerca una colonna e guarda in alto: vedrai il Leone di San Marco. Ecco chi sei e da dove vieni.
Il Leone di San Marco
Tu sei un figlio della Repubblica, quella italiana, e vivi in una terra che è stata per 371 anni legata a un’altra Repubblica, quella di Venezia (anche l’antica Roma fu per secoli una Repubblica).
Certo, parliamo di una Repubblica di quei tempi e in effetti il termine che si usa di solito per definire la condizione di territorio facente parte dello «Stato da Tera» è dominazione. Ma tu alza gli occhi, ammira quei leoni che furono abbattuti dall’esercito francese nel 1797 e in seguito riposizionati da liberi cittadini in cima alle colonne.

Leoni che rappresentano il santo che dall’862 è patrono e simbolo della Serenissima ne troverai ovunque. Basta alzare lo sguardo sopra gli ingressi dei castelli (quello di Brescia incluso), sui muri dei palazzi, in direzione degli affreschi dedicati agli evangelisti presenti sui soffitti delle chiese (a Santa Maria del Carmine ce n'è uno attribuito a Lorenzo Foppa).
Il bassorilievo di Desenzano
Se si vuole ampliare la riflessione è utile fare un salto nel chiostro del Museo Rambotti di Desenzano. A una parete è appesa una lastra piuttosto rovinata, nella quale si vede un bassorilievo ritraente il celeberrimo felino alato. Lui non fu abbattuto dai francesi, che in questo caso preferirono sfregiarlo con perversa cura, nel tentativo, in parte e forse del tutto fallito, di abradere qualcosa di molto resistente, che non si può cancellare. Ed è proprio il suo essere ammaccato che, con effetto del tutto contrario a quello voluto dai suoi torturatori, lo rende unico e affascinante.
Se gli altri leoni di San Marco rappresentano i nostri antenati, questo invece rappresenta noi, figli di tante Repubbliche (a volte anche quella delle banane), segnati dal tempo e dalla sofferenza, ma ancora qui a cercare di farcela, a mostrare che dietro le ferite, e malgrado esse, rimaniamo in piedi e continuiamo a credere nella giustizia e nella saggezza.
La sua sagoma spicca fiera e mostra senza vergogna le sue cicatrici. Immedesimarsi in lui equivale a concedere a se stessi un’altra possibilità di capire chi è si è e da dove si viene. Come lui siamo re della foresta che non usano la forza e non vogliono comandare, solo vivere in pace.
Libertà e identità
Sarà un caso, ma colpisce che il giorno dedicato al santo protettore di una civiltà mercantile, che aveva certo le sue contraddizioni ma mai ebbe un sovrano assoluto, sia proprio il 25 aprile, la Festa della Liberazione. Quando non sai chi sei e dove vai guarda in alto e ricordati sempre che sei un leone molto imperfetto, ma con in mano un libro aperto. E con le ali.




