Moratti: «Brescia è l'apripista della nuova sanità regionale»

Dunque si parte. La nuova organizzazione territoriale della Sanità nel Bresciano ha da oggi due punti fissi a Nave e Leno, strutture già operative che fanno da apripista. Assessore Letizia Moratti, due tasselli di un puzzle complesso. In sintesi: quali servizi?
Dopo il progetto pilota inaugurato a Milano, il via effettivo delle Case e degli ospedali di comunità parte proprio dal vostro territorio. Abbiamo già indicazioni positive e incoraggianti sulle strutture di Nave e Leno. In entrambe c'erano servizi «storici» che sono stati riorganizzati; altri, soprattutto quelli legati agli infermieri di famiglia, sono novità assoluta. In definitiva, i servizi offerti dalle due strutture sono già a regime, con il valore aggiunto che le due Asst sono pronte a captare eventuali nuove esigenze del territorio e a rimodulare le attività se necessario. So anche di progetti legati a sportelli di orientamento che vedono la collaborazione di Asst e Comuni.
In poche parole come definirebbe la «sua» riforma...
Vicina, accessibile, che abbracci più discipline e più professioni, dove viene valorizzato il lavoro di squadra. Il primo posto di cura dei nostri cittadini è sul territorio: vogliamo potenziare il campo delle cure domiciliari, palliative, disabilità e fascia di popolazione più anziana. Sarà una sanità accessibile non solo «fisicamente»: la pandemia ha evidenziato storie e situazioni di solitudine, tanti disagi e maggiori povertà. Servono risposte veloci e qualificate di prossimità.
Sulla carta, sono previste Case di comunità ogni 50mila abitanti. Eppure l'anagrafe non è omogenea. Come garantire la Sanità nelle aree periferiche non premiate dai numeri?
Tutti vorremmo il panificio, la farmacia, il dentista o l’ospedale sotto casa, ma non è possibile. Tuttavia il bacino di utenza di riferimento scende a 20mila abitanti per le zone disagiate e possono esistere strutture ancora più di prossimità grazie ad ambulatori di medici di famiglia e pediatri di prima scelta riuniti in cooperative. Non solo: stiamo lavorando a un progetto con Aler per locazioni a prezzo calmierato da mettere a disposizione di medici ed equipe di medici nelle zone più disagiate. La riforma regionale lombarda - prima in Italia, nel rispetto dei principi sanciti dal Pnrr - è stata approvata a maggioranza dopo una maratona lunga 116 ore di dibattito diluito in 16 giorni.
Ritiene che la «caduta a terra» del provvedimento necessiti verifiche intermedie con i territori?
Io e la direzione Welfare siamo a disposizione per qualsiasi confronto o sollecitazione, di pari passo alle interlocuzioni con le Amministrazioni comunali. L'emergenza sanitaria Covid ci ha lasciato un importante insegnamento: la collaborazione che c'è stata con i sindaci di tutti i «colori politici» nell'organizzare la campagna vaccinale negli hub è esempio di alto valore e lealtà istituzionale che personalmente mi auguro possa proseguire anche dopo l'emergenza. Del resto, anche durante l'iter del potenziamento della nostra legge regionale è stato portato avanti un percorso di confronto e partecipazione con Anci e Cal e le stesse Asst hanno partecipato alle Conferenze dei sindaci. Eppure ci sono amministratori locali che lamentano di essere stati esclusi dalle scelte di localizzazione.
Come se lo spiega?
Va precisato che l'identificazione degli immobili si è articolata attraverso un monitoraggio delle strutture già di proprietà della Regione e successive indicazioni che ci sono arrivate dalle Amministrazioni locali per quanto riguarda immobili comunali. Abbiamo anche previsto una terza fase attraverso eventuali proposte da parte di fondazioni o privati. Siamo ovviamente aperti a verifiche: se ci saranno situazioni da rivedere o migliorare, lo faremo volentieri. L’obiettivo è una Sanità di prossimità che abbracci anche il tema del sociale che è di competenza propria dei Comuni e l’interlocuzione con loro è necessaria e inevitabile. Nelle Case di comunità ci saranno psicologi, consultori... Non dobbiamo curare le malattie, ma le persone.
Rapporto pubblico/privato: chi lo governa? Come garantire una sanità equa che certo non viene premiata dalle logiche di mercato? Ci sono ospedali pubblici che lamentano perdita di attrattività e c’è la questione annosa delle liste d’attesa: esiste un piano di rilancio regionale?
La sanità privata lombarda - lo ripeto da sempre - è a supporto di quella pubblica. Compito nostro è quello di creare le migliori condizioni affinché il rapporto tra pubblico e privato sia un rapporto virtuoso. Le nostre strutture hanno tutte uguale dignità e non vorrei parlare di rilancio, perché davvero la nostra è già oggi una sanità di eccellenza. Certo, oltre agli investimenti di edilizia sanitaria, avremo novità importanti anche per i macchinari. Ne abbiamo individuati 475, di ultima generazione e saranno acquisiti con il contributo di 179 milioni di euro dal Pnrr. Consentiranno di abbattere liste d'attesa e alleggerire la pressione sugli ospedali dando risposte fondamentali nel campo delle diagnosi e della prevenzione.
Ma grandi novità arriveranno anche dalla digitalizzazione per la quale sono già previsti dal Pnrr per Regione Lombardia 182 milioni di euro per interventi di digitalizzazione degli Enti regionali e 37 milioni per tecnologie e attrezzature elettromedicali degli Enti di Regione Lombardia che in questo campo sarà leader in Italia.
Per quanto riguarda le liste di attesa, la settimana scorsa su mia proposta la Giunta ha approvato un'azione che definirei rivoluzionaria: le strutture pubbliche, ma soprattutto quelle private convenzionate che sforano sui tempi d'attesa previsti dalle norme, subiranno penalizzazioni dal 5 al 50 per cento del valore della prestazione riconosciuto dalla Regione. Le somme derivate da queste decurtazioni andranno a premiare le strutture virtuose. Un'azione che si andrà a concretizzare con i ricoveri chirurgici oncologici e che verrà poi estesa a tutte le aree di intervento e di diagnostica. Quello della riduzione e abbattimento delle liste d'attesa era un intervento necessario e non più rinviabile. Anche in considerazione di quanto detto prima su povertà e nuove povertà: è una questione di equità sociale.Spesso chi ha la possibilità di pagare, beneficia di servizi in tempi rapidissimi, chi non è così fortunato è costretto ad attendere o fare sacrifici che solo al pensiero vengono i brividi. La sanità è di tutti e per tutte le strutture ci sono diritti e doveri. Abbattere le lista d’attesa è uno di questi. Per tutti.
Fatta la mappa dei contenitori, va garantito il contenuto. Medici e infermieri che però mancano, anche negli ospedali. E quelli che ci sono, si lamentano di essere soffocati dalla burocrazia. Come se ne esce?
È un problema attuale, sentito, ma è di competenza governativa. Le Regioni non hanno possibilità di intervenire, anche se è una delle priorità della mia agenda personale. Per questo mi sono attivata in Conferenza delle Regioni perché si portasse avanti un percorso condiviso per una revisione del servizio e della loro organizzazione con il Governo. Per quanto riguarda gli infermieri, grazie al potenziamento dei nostri bandi e all’aumento del personale durante la fase drammatica della pandemia, la situazione è meno critica. Non solo, contiamo nel breve periodo di dare ulteriore ossigeno alle nostre strutture: lo stesso Pnrr prevede l’assunzione di 30 mila infermieri nei prossimi 3 anni.
La riforma nasce come risposta concreta alla medicina territoriale che nel periodo più bruciante della pandemia ha mostrato il fiato corto: con questa nuova organizzazione, lei ritiene avrebbe potuto fare la differenza? Come?
La possibilità di avere dei punti di accesso come le Case e gli ospedali di comunità avrebbe sicuramente alleggerito la pressione sui pronti soccorso. Avremmo intercettato prima quanto stava accadendo. Teniamo però presente che il virus era del tutto sconosciuto: è stato un evento epocale che pur davanti a una sanità di eccellenza come quella lombarda, ne ha evidenziato le debolezze, ne ha scalfito la solidità. La nuova rete avrebbe potuto far la differenza proprio in quello che è il suo principale obiettivo, ovvero avvicinare il più possibile la sanità ai cittadini attraverso le cure domiciliari, figure professionali ad hoc e prestazioni ambulatoriali. Gli stessi Ospedali di Comunità sono una preziosa risposta intermedia tra l’ospedale e la casa, per alleggerire il peso sui primi ma anche sulle famiglie.
Mi lasci però dire che l'emergenza sanitaria ci ha lasciato comunque straordinarie esperienze umane e professionali: l'impegno mai venuto meno di medici, infermieri e del personale delle strutture, il supporto fondamentale del terzo settore con storie di altruismo e generosità che rimarranno per sempre nei nostri cuori. Senza contare che la sperimentazione di progetti innovativi di televisita e teleconsulto ci consentono oggi di ricevere importanti finanziamenti dal Pnrr nel campo della digitalizzazione ponendo la Lombardia capofila nel Paese anche nello sviluppo di questo campo.
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