Il Chiese, alla foce, è un flebile respiro che si spegne. Un corpo esangue, senza più nerbo, un filo d’acqua sporca risucchiato dall’Oglio. Siamo a Bizzolano, frazione di Canneto sull’Oglio, a metà strada con Acquanegra. Pianura mantovana con distese di terreno arato pronto per la semina, campi di granoturco, vivai e alberi da frutto. Sull’argine, dove il Chiese muore nell’Oglio, la vista è desolante. Il primo è ridotto a poco più di una «pòcia» stagnante, stretto fra melma e isolotti di sabbia. Descrive l’agonia finale del Chiese dopo il lungo viaggio nella campagna bresciana e mantovana di cui alimenta l’agricoltura. Ancora per poco, comunque. Se a breve non ci saranno novità, il Consorzio di bonifica del Chiese, con base a Calcinato, a fine mese dirà basta alle irrigazioni.
L’Oglio (ne riparleremo) è più in salute, ma anch’esso è ovunque uno spettacolo che suscita pena, con tronchi e isole di sabbia che affiorano. La forza del Chiese si esaurisce per gradi. Si consuma mano a mano viene succhiato dalla campagna, fino ad estinguersi. Tuttavia, è malmesso già prima di affrontare la pianura. A Bedizzole, dal ponte romano di Pontenove, si osserva un corso d’acqua vivace, con ancora dignità di fiume, ma il livello è basso. Troppo. Da qui alla foce, per grandi tratti, potrebbe essere attraversato a piedi con poco sforzo. In certi punti si allarga, in altri si stringe. Risalendo il corso da sud a nord, giudicando dal ponte fra Acquafredda e Visano, il fiume sembra accettabile, ma a Mezzane di Calvisano, ad un certo punto, quasi scompare.



