Bassa

Siccità, il Chiese in agonia: stanco ed esangue da Bedizzole alla foce con l’Oglio

In alcuni punti conserva un aspetto dignitoso ma per lunghi tratti è poco più di un fosso
  • L'agonia del Chiese: dalla foce dell'Oglio a Bedizzole
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Il Chiese, alla foce, è un flebile respiro che si spegne. Un corpo esangue, senza più nerbo, un filo d’acqua sporca risucchiato dall’Oglio. Siamo a Bizzolano, frazione di Canneto sull’Oglio, a metà strada con Acquanegra. Pianura mantovana con distese di terreno arato pronto per la semina, campi di granoturco, vivai e alberi da frutto. Sull’argine, dove il Chiese muore nell’Oglio, la vista è desolante. Il primo è ridotto a poco più di una «pòcia» stagnante, stretto fra melma e isolotti di sabbia. Descrive l’agonia finale del Chiese dopo il lungo viaggio nella campagna bresciana e mantovana di cui alimenta l’agricoltura. Ancora per poco, comunque. Se a breve non ci saranno novità, il Consorzio di bonifica del Chiese, con base a Calcinato, a fine mese dirà basta alle irrigazioni.

L’Oglio (ne riparleremo) è più in salute, ma anch’esso è ovunque uno spettacolo che suscita pena, con tronchi e isole di sabbia che affiorano. La forza del Chiese si esaurisce per gradi. Si consuma mano a mano viene succhiato dalla campagna, fino ad estinguersi. Tuttavia, è malmesso già prima di affrontare la pianura. A Bedizzole, dal ponte romano di Pontenove, si osserva un corso d’acqua vivace, con ancora dignità di fiume, ma il livello è basso. Troppo. Da qui alla foce, per grandi tratti, potrebbe essere attraversato a piedi con poco sforzo. In certi punti si allarga, in altri si stringe. Risalendo il corso da sud a nord, giudicando dal ponte fra Acquafredda e Visano, il fiume sembra accettabile, ma a Mezzane di Calvisano, ad un certo punto, quasi scompare.

A Mezzane

Siamo all’altezza del punto che i locali chiamano i Tre Salti per via dei gradoni deputati a rallentare la corrente. Inutile dire che in queste settimane non ce n’è bisogno. Fino a poco oltre la centralina idroelettrica il Chiese scorre, ma prima di arrivare ai Tre Salti una derivazione irrigua lo prosciuga, quasi. Il Chiese non salta, striscia fra i sassi. Per fortuna riprende poi un certo calmo vigore.

«In questo punto sembra un fosso», dice Pierangelo Bartoli, assessore all’agricoltura di Calvisano. Con i contadini, i campi e l’acqua ha grande dismestichezza. Ripara macchine agricole e costruisce pozzi artesiani. «In questi giorni è un continuo chiamare da parte degli agricoltori. Stamattina già quindici volte». Chiedono il suo intervento per efficientare i pozzi, allungare le pompe. «Un tempo i pozzi servivano per l’emergenza, adesso sono la normalità». Le falde si stanno abbassando. «Prima si pescava a un metro, un metro e mezzo, ora bisogna andare più giù», racconta Bartoli. Significa più consumo di gasolio (rincarato) e di tempo. «Il problema - afferma - sta a monte: se non si irriga a nord, l’acqua non scende ad alimentare le falde a sud».

Le falde

«Una situazione del genere, in settant’anni di vita, non l’avevo mai vista», prosegue. «Neanche nel 2003, visto che l’emergenza era cominciata dopo la metà di luglio». Quasi tutti «gli agricoltori mi dicono che questa estate non semineranno più nulla, non vogliono rischiare». Tanto più dopo la decisione del Consorzio di bonifica di chiudere i rubinetti dopo il 30 giugno.

Nella campagna mantovana e bresciana, lungo il bacino del Chiese, molti usano già il sistema di irrigazione a goccia, che consente di risparmiare acqua. «Ma lo scorrimento - puntualizza - consente di riempire le falde». Nel maggio scorso la stessa preferenza fu affermata da 35 sindaci bresciani e mantovani in un documento per la tutela del Chiese, l’uso razionale della sua acqua e contro il rischio idrogeologico. I sindaci sono favorevoli, si legge, a «conservare il metodo irriguo tradizionale a scorrimento in grado di salvaguardare il sistema ambientale di pianura, sostenendo l’uso delle acque del Chiese per mantenere le condizioni di circolazione idrica sul territorio», grazie allo scambio fra acque sotterranee e acque di superficie. Bartoli allarga le braccia: «Speriamo che piova. Basterebbero due settimane senza irrigare per superare la fase più critica per l’agricoltura». E pensare, aggiunge, che da giovane con i coetanei faceva lunghe nuotate nel Chiese.

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Da Montichiari verso nord

Impossibile (comunque sconsigliabile) immergersi anche a Montichiari. Il Chiese scorre basso e lento prima del ponte S. Pancrazio a Borgosotto, poi si restringe fra isolotti e vegetazione. La campagna ha sete. «È un disastro, la stagione è partita male ed è andata peggiorando», commenta Paolo Pezzaioli, agricoltore di Novagli e consigliere comunale. «Fin dall’inizio ci hanno smezzato l’acqua e anche i pozzi si stanno prosciugando».

Nella campagna di Montichiari si arriva a dover pescare a 25-30 metri di profondità. «Dove nasceva l’acqua adesso non c’è più». Pezzaioli ripete l’invocazione: «Speriamo che piova». Per la salute di ambiente, uomini, animali, dei campi e del fiume. Chi lo guarda dai ponti di Calcinatello e Pontenove non si lasci ingannare:il fiume sta male e muore ben prima di arrivare alla foce.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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