La terra riarsa. Il campo su cui non si vede neppure un filo d'erba: solo grumi polverosi. Una scena che racconta l'emergenza siccità più di mille convegni. Il dramma che stanno vivendo gli agricoltori bresciani è nello sguardo di chi tra loro è costretto a lasciare incolti parte dei propri appezzamenti per salvare gli altri, concentrando quel poco di acqua che resta disponibile per l'irrigazione di alcuni solamente.
Dal Chiese all'Oglio
«Io ho abbandonato circa 30 ettari per salvaguardare le colture che ci sono in atto su questi terreni - spiega Roberto Bellandi dell'azienda agricola Fratelli Bellandi di Calcinato. - Però dovrò pagare l'affitto anche sui terreni che lascio incolti, così ho una doppia perdita».
«L'acqua di falda non sale perché non ce n'è più: se non scende dalle montagne, se non ci sono precipitazioni nevose e piovose, non può venir su l'acqua dai fontanili» chiarisce Ernesto Carrera.
Manca pure il foraggio
Per riuscire a portare a termine una parte del raccolto molti agricoltori hanno deciso di abbandonare metà dei loro campi ma anche in quelli coltivati una percentuale di acconto andrà perso e per chi produce foraggio le alternative non sono molte. «C'è una perdita anche rispetto al raccolto dei terreni coltivati, stimiamo del 25 o 30% anche sulle colture che sono state irrigate. E se va avanti così noi macelleremo gli animali: manca il foraggio. Noi abbiamo circa 200 animali e dovremmo macellarne 80-90» conclude sconfortato Bellandi.


