Bassa

A Bettegno non è stata riconosciuta la calamità naturale

Solo gli agricoltori della frazione di Pontevico sono stati parzialmente risarciti
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Tetti divelti e muri abbattuti dalla furia del vento il 19 settembre 2021 - © www.giornaledibrescia.it
Tetti divelti e muri abbattuti dalla furia del vento il 19 settembre 2021 - © www.giornaledibrescia.it

Niente da fare. La tromba d’aria che distrusse buona parte del borgo di Bettegno il 19 settembre del 2021 è un affare che riguarda giusto chi ha avuto danni: il Ministero dell’Interno, infatti, ha negato il riconoscimento dello stato di calamità naturale.

L’iter

 «Abbiamo avuto danni per 4,5 milioni di euro, ma la calamità non ci spetta - spiega la sindaca Alessandra Azzini -. Fatta una prima conta abbiamo inviato richiesta in Regione che poi ha inoltrato la documentazione al Ministero».

 Gli unici ad aver visto qualche fondo pubblico sono stati gli agricoltori:«Le associazioni di categoriasi sono rivolte al Ministero delle Politiche agricole - dice la prima cittadina - che ha erogato il risarcimento attraverso fondi di solidarietà». Insomma le speranze per i privati sono poche, ma la sindaca assicura che continuerà a provare:«Sono in contatto con la Regione, stiamo cercando di capire come e cosa è ancora possibile fare. Ho incontrato solo pochi giorni fa alcuni cittadini e ho spiegato loro la situazione». Per aiutarli nel ricostruire quindi ci sarebbe all’orizzonte solo quel fondo in cui è confluita la solidarietà di molti altri cittadini:«Il conto è ancora aperto - assicura Azzini -, una volta approvato il bilancio verranno ripartiti i fondi raccolti». «Per noi i danni per la messa in sicurezza di strade e piante sono stati 30mila euro - aggiunge la sindaca - e per ora non abbiamo avuto nessun ristoro, c’è però la possibilità di accedere ad un fondo regionale, ma nulla è certo».

La ricostruzione

 In questi mesi, nel piccolo borgo, è stato un via vai di imprese, amici e parenti delle famiglie colpite che aiutano a ricostruire. Quasi tutti sono alle prese con assicurazioni, assicuratori, periti, architetti e ingegneri. Tutti però hanno dovuto intaccare i risparmi: chi sta pagando ogni mese le rate dell’auto che però è finita sotto le macerie, chi si è visto risarcire solo la ricostruzione del tetto della casa e una parte di quello dei fienili, ma non i vetri scoppiati o le ante divelte. Chi deve ricostruire ciò che è crollato e poi si vedrà cosa verrà risarcito. Per fortuna nessuno, quel tragico 19 settembre, ha perso la vita, ma qualcuno la morte l’ha vista in faccia. E ha perso molto. Una cinquantina, allora, le persone senza casa che trovarono riparo da conoscenti o negli hotel. Oggi una sola famiglia è fuori casa, ma comunque sistemata in un alloggio. Insomma si fanno debiti e ci si rimbocca le maniche come successe a Torbole e Castel Mella nel 2019 o a Roccafranca, Rudiano e Comezzano-Cizzago nel 2002. 

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