Ambiente

Sares Green: le risposte dei vertici a tutti i dubbi, punto per punto

Il questionario e le risposte fornite dall’azienda, che oggi ha aperto le porte al Giornale di Brescia e a Teletutto
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Sares Green apre le porte dell'impianto

Per la prima volta Sares Green ha aperto le porte del proprio impianto pilota di Sarezzo per illustrare nel dettaglio la tecnologia IRLE, il brevetto sul quale si fonda il progetto autorizzato da Regione Lombardia e destinato al trattamento del car fluff, la frazione non metallica derivante dalla demolizione dei veicoli fuori uso. La visita, riservata al Giornale di Brescia e Teletutto, è stata l’occasione per osservare il laboratorio dove negli ultimi anni è stata sviluppata e sperimentata la tecnologia che la società intende ora trasferire su scala industriale nell’area di Assisi Raffinerie Metalli, in un capannone dismesso da anni, acquistato per l’occasione. Nel corso della visita abbiamo incontrato Tiberio Assisi, vicepresidente di Sares Green, e il professore Pierlorenzo Capranica, ingegnere chimico, ideatore del brevetto IRLE, che hanno illustrato il funzionamento del processo e le caratteristiche dei prodotti ottenuti.

Il capannone in cui sorgerà Sares Green - © www.giornaledibrescia.it
Il capannone in cui sorgerà Sares Green - © www.giornaledibrescia.it

L’invito alla stampa arriva al termine di un iter amministrativo durato diversi anni e caratterizzato da un ampio confronto tecnico tra Regione Lombardia, ARPA, ATS, Comune di Sarezzo e Provincia di Brescia, oltre che dalle numerose osservazioni presentate dal Comitato Liberi Cittadini per la Salute, che ha contestato soprattutto la qualificazione dei prodotti come End of Waste, la maturità industriale della tecnologia e alcuni aspetti della procedura autorizzativa. Proprio per questo abbiamo chiesto ai vertici di Sares Green di rispondere, punto per punto, ai principali interrogativi emersi durante l’istruttoria: dalla natura della tecnologia ai controlli previsti da ARPA, dalla destinazione commerciale di Chemfuel, Chemcarbon e Chemgas fino alle contestazioni avanzate dai cittadini.

Di seguito pubblichiamo integralmente il questionario con le domande e le risposte fornite dall’azienda, affinché il lettore possa conoscere direttamente le argomentazioni con cui Sares Green sostiene la validità tecnica, ambientale e industriale del progetto.

1. La tecnologia

Se dovesse spiegare in un minuto a un cittadino cosa fa davvero questo impianto, come lo descriverebbe?

L’impianto di Sares Green permette di recuperare il car-fluff derivante dalla frantumazione dei veicoli fuori uso, evitandone lo smaltimento in discarica, e tramite un processo innovativo converte il fluff (che è un RIFIUTO), in combustibili alternativi, e materiali per altri processi produttivi (che NON sono RIFIUTO). Il processo di conversione avviene in condizioni controllate di: bassa temperatura ed assenza di ossigeno, durante le quali i legami molecolari dei componenti dei rifiuti vengono scissi e ricombinati con formazione di un prodotto solido carbonioso, un prodotto liquido della famiglia degli idrocarburi ed un prodotto gassoso di sintesi.
Il processo è di tipo chimico (perché comporta un riarrangiamento dei legami chimici), termocatalitico (perché necessita di una temperatura controllata e di un catalizzatore per innescarsi) e non combustivo (perché si svolge in assenza di ossigeno).

Perché sostenete che questa tecnologia rappresenta un salto rispetto ai sistemi tradizionali di trattamento del fluff?

La direttiva 2000/53/CE, recepita in Italia con D. Lgs n. 209 del 24 giugno 2003 e ss.mm.ii, disciplina la gestione dei veicoli giunti a fine vita, al fine di promuovere il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero dei materiali della filiera e minimizzare il ricorso allo smaltimento.
La norma definisce che «entro il 1°gennaio 2015, per tutti i veicoli fuori uso la percentuale di reimpiego e recupero sia almeno il 95 % del peso medio per veicolo e per anno».
Ad oggi, in Italia questo target non è raggiunto poiché il fluff è conferito in discarica.
Sares Green, permettendo di recuperare il fluff derivante dalla frantumazione dei veicoli fuori uso ed evitandone lo smaltimento in discarica, contribuisce al raggiungimento del target di recupero totale del 95% definito dalla normativa.
Pertanto Sares Green rappresenta un deciso miglioramento ambientale rispetto all’attuale destinazione del fluff e risulta coerente con gli indirizzi comunitari.

La filiera del recupero - © www.giornaledibrescia.it
La filiera del recupero - © www.giornaledibrescia.it

Esistono oggi impianti industriali che utilizzano la stessa tecnologia? Dove sono e con quali risultati?

In Italia non esistono ancora impianti industriali che utilizzano la stessa tecnologia, tant’è che Sares Green è stato autorizzato come impianto innovativo ai sensi del DDG 11 dicembre 2009 n. 13866 e s.m.i..
La norma definisce «... innovativi gli impianti basati su tecnologie non comunemente utilizzate e non ancora presenti sul territorio regionale, con le seguenti caratteristiche:
a) .....;
b) progetti che prevedono l’utilizzo di processi termici non convenzionali (pirolisi, gassificazione, torcia al plasma, sublimazione molecolare, …);
c) .....;
d) impianti che consentono il recupero/riciclaggio o lo smaltimento di rifiuti con tecniche/tecnologie di nuovo sviluppo, che favoriscano l’economia circolare e perseguano la sostenibilità ambientale (es. riciclo chimico delle plastiche, recupero del fosforo dalle ceneri,..);
e) impianti che trasferiscono su scala industriale tecnologie e/o processi già autorizzati a livello sperimentale (ex art. 211 del d.lgs. 152/06) purché la loro realizzazione comporti una modifica impiantistica rispetto a quanto già autorizzato (in termini di quantitativi trattati e di tecnologia impiegata) e il passaggio di scala determini la necessità di valutare aspetti aggiuntivi rispetto a quanto valutato in sede di autorizzazione sperimentale»)
Sares Green deriva dall’implementazione a scala industriale dell’impianto sperimentale di Irle S.r.l.
Pertanto il progetto dell’impianto Sares Green è stato basato su una attività di ricerca e sviluppo che ha previsto lo studio e l’ottimizzazione del processo su scala ridotta.

2. Il processo

Che cosa rende il vostro processo diverso da una normale pirolisi di rifiuti?

Gli impianti di pirolisi tradizionali operano a temperature molto superiori, dell’ordine di 550-600°C, in forni/tamburi rotanti dove il materiale solido introdotto è riscaldato a mezzo di superfici di scambio o fumi caldi in controcorrente.
Questo comporta difficoltà nella distribuzione omogenea del calore all’interno dei materiali sottoposti al trattamento.
Nel nostro processo il materiale è premiscelato ad un fluido vettore, formando una miscela eterogenea solido-liquido (cd. Slurry) pompabile, di conseguenza l’impianto è strutturato con componenti dell’industria chimica tradizionale ed il calore necessario alla reazione è molto ben distribuito in tale slurry, permettendo l’omogeneizzazione efficiente delle condizioni di reazione su tutto il solido in trattamento.
È inoltre possibile addizionare alla miscela un catalizzatore che consente di accelerare e migliorare la depolimerizzazione, che avviene a temperature di reazione di circa 200-250°C inferiori a quelle sopra descritte, con evidente risparmio energetico.

Un momento della visita - © www.giornaledibrescia.it
Un momento della visita - © www.giornaledibrescia.it

Quali sono le principali fasi che attraversa il fluff dal momento in cui entra nell’impianto fino all’uscita dei prodotti?

Si distinguono quattro sezioni principali d’impianto:

  • Caricamento del fluff con premiscelazione in fluido vettore
  • Sezione di reazione, dove il materiale solido incontra le condizioni per la depolimerizzazione
  • Raccolta della frazione condensabile Chemfuel dai vapori di molecole organiche che derivano dalla depolimerizzazione e purificazione per distillazione
  • Estrazione del prodotto solido Chemcarbon dall’ambiente di reazione e raccolta dello stesso

Qual è la resa reale del processo? Su 100 tonnellate di fluff, quante diventano Chemfuel, Chemcarbon, Chemgas e quante restano rifiuti?
Tipicamente da 100 tonnellate di fluff in ingresso si ottengono (dati su fluff inteso dry and ash free, da prova certificata DNV):

  • 33 tonnellate di Chemfuel
  • 46 tonnellate di Cehmcarbon
  • 16 tonnellate di Chemgas
  • 5 tonnellate di acqua di processo, unico rifiuto derivante dal trattamento.

Quali tipologie di fluff potete trattare e quali invece dovete scartare?

Sares Green riceverà esclusivamente il car - fluff prodotto dall’impianto di Assisi Raffineria Metalli Spa (ARM) identificato con codice 19.12.12.
Presso ARM il fluff viene sottoposto preliminarmente ad operazioni di selezione, macinazione e vagliatura, che lo rendono conforme all’alimentazione nel processo di Sares Green. Controlli che poi, per estrema sicurezza vengono replicati da Sares Green sui rifiuti in ingresso, per dare corso al ricevimento.

3. Chemfuel, Chemcarbon e Chemgas

Per voi Chemfuel, Chemcarbon e Chemgas sono già prodotti oppure semilavorati?

Sono prodotti, sottoposti a quanto previsto dal disciplinare EoW di Arpa Lombardia e che dovranno rispettare i parametri commerciali, tecnici ed ambientali definiti per ciascuno di essi in tale documento
Il Chemfuel che esce dal vostro impianto può essere utilizzato immediatamente oppure necessita sempre dell’idrogenazione in raffineria?

Il Chemfuel, come descritto nel disciplinare EoW di Arpa, «è fornito in sostituzione quale intermedio di raffinazione».

Al pari dei materiali estratti dai pozzi petroliferi sarà la raffineria che sceglierà il destino di tale prodotto ed in quale dei propri impianti introdurlo.

Se richiede un ulteriore trattamento, perché ritenete che possa comunque cessare di essere un rifiuto?

La cessazione della qualifica di rifiuto è disciplinata dalle prescrizioni e dalle condizioni definite nel parere di Arpa, ai sensi dell’art. 184 – ter del d.lgs. 152/2006.
I controlli atti a verificare il rispetto di tali condizioni sono svolti presso Sares Green e solo qualora il prodotto del trattamento soddisfa gli standard tecnici, ambientali e commerciali definiti nel disciplinare Arpa viene redatta dal Produttore la dichiarazione di conformità che attesta la qualifica di EoW del prodotto, il quale può essere commercializzato.
Quindi il materiale in uscita da Sares Green, dotato di dichiarazione di conformità, non sarà più qualificabile come rifiuto e ogni eventuale lavorazione a cui sarà sottoposto presso l’impianto di destino avverrà al di fuori del campo rifiuti.
Con particolare riguardo al Chemfuel, quale intermedio di raffinazione entrerà nei processi industriali tipici di una raffineria, non sarà sottoposto a trattamenti come si intende nel campo dei rifiuti.

Il Chemcarbon sostituisce davvero il carbone fossile oppure solo una parte?

Il Chemcarbon, come descritto nel disciplinare EoW di Arpa, «è fornito a:

  • parziale sostituzione dei carboni minerari/carbon fossile nei processi siderurgici-metallurgici
  • parziale sostituzione di prodotti riempitivi per mescole per la produzione di pneumatici».

Quali caratteristiche chimiche deve avere per essere accettato dalle acciaierie?

Dovrà rispettare quanto previsto nel disciplinare EoW di Arpa, a seconda del destino: acciaieria o produttori di mescole per pneumatici.

Il Chemgas viene tutto riutilizzato nell’impianto oppure in alcune situazioni viene inviato alla torcia?

In condizioni normali di esercizio il chemgas viene tutto riutilizzato nell’impianto e alimentato nelle caldaie per fornire il calore necessario al processo di conversione del car-fluff.
Solo in condizioni di emergenza il chemgas viene inviato alla torcia, ossia in caso di blocco delle caldaie, o in caso di attivazione del circuito di sicurezza.
La torcia è progettata secondo i requisiti imposti dalla normativa vigente in termini di temperatura di combustione, tempo di permanenza e tenore di ossigeno, così da garantire una combustione efficiente ed ambientalmente compatibile del gas. In tutti i casi (Chemfuel, Chemcarbon e Chemgas) si pensi al risparmio di risorse naturali da estrazione.

4. End of Waste

Tutta l’operazione sembra ruotare attorno all’End of Waste. Perché siete convinti che i vostri prodotti soddisfino pienamente quei requisiti?

La certezza deriva dal fatto che l’impianto di Sares Green è stato concepito sulla base della sperimentazione di Irle.
Pertanto l’impianto di Sares Green ingegnerizza e applica su larga scala i medesimi parametri tecnici e operativi già validati e testati presso l’impianto di Irle.
I risultati della sperimentazione dimostrano che il processo di recupero garantisce un output conforme agli standard definiti nel disciplinare EoW di Arpa.
Nell’ambito della sperimentazione e progettazione sono stati coinvolti i possibili acquirenti al fine di accertare che i prodotti di recupero rispondessero agli standard richiesti dagli impianti di destino.
Pertanto, le caratteristiche dei prodotti sono state definite in modo condiviso con i potenziali utilizzatori finali, che, anche alla luce dell’attuale normativa ambientale, manifestano interesse verso materiali ottenuti dal recupero dei rifiuti, in sostituzione di quelli provenienti da attività estrattive o minerarie.

Verifiche in sala di controllo - © www.giornaledibrescia.it
Verifiche in sala di controllo - © www.giornaledibrescia.it

Quali sono oggi i parametri più difficili da rispettare?

Non esiste un parametro più difficile o meno difficile da rispettare, tutti i parametri sono importanti,
tutti i parametri devono essere rispettati affinché il processo di recupero trasformi i rifiuti in prodotti finiti.
Come un qualsiasi impianto industriale, Sares Green presenterà un sistema impiantistico e di controllo atti ad implementare tutte le condizioni ed i requisiti definiti dall’autorizzazione.

Cosa succede se un lotto non rispetta quei parametri?

Se un lotto non rispetterà le condizioni del disciplinare EoW continuerà ad essere un rifiuto e potrà essere riprocessato presso l’impianto di Sares Green oppure smaltito, sempre come rifiuto, presso impianti terzi autorizzati.

Quanti controlli fate su ogni lotto prodotto?

I controlli sono univocamente definiti nel parere EoW di Arpa che è parte integrante dell’Allegato Tecnico AIA.

5. ARPA

ARPA ha espresso un parere favorevole ma con numerose prescrizioni. Qual è stata la prescrizione più impegnativa da soddisfare?

Non esiste una prescrizione più impegnativa o meno impegnativa da soddisfare, tutte le prescrizioni sono importanti, tutte le prescrizioni stabilite dagli enti di controllo (come ARPA) sono vincolanti e concorrono in egual modo alla conformità dell’impianto.

Come un qualsiasi impianto industriale, Sares Green presenterà un sistema impiantistico e di controllo atti ad implementare tutte le condizioni ed i requisiti definiti dall’autorizzazione.

Avete modificato il progetto durante l’istruttoria proprio sulla base delle richieste degli enti?

Il progetto dell’impianto e il principio di funzionamento sono rimasti invariati rispetto all’istanza iniziale; in sede di istruttoria sono state fornite unicamente le precisazioni e gli approfondimenti richiesti dagli Enti.
L’unica revisione riguarda i codici EER dei rifiuti in ingresso: il Proponente ha circoscritto la richiesta al solo codice 19.12.12 — oggetto della sperimentazione condotta presso l’impianto Irle — rinunciando temporaneamente agli altri due codici (19.10.04, 19.10.06) inizialmente richiesti .
Questa scelta è stata adottata per concentrare l’avvio del progetto sul rifiuto già ampiamente studiato e sperimentato.

Le prescrizioni di ARPA, secondo voi, rafforzano il progetto oppure ne dimostrano le criticità?

Le prescrizioni formulate da ARPA non devono essere intese come una dimostrazione di criticità del progetto, bensì come un suo concreto e ulteriore rafforzamento: costituiscono l’applicazione del principio di precauzione che caratterizza i procedimenti autorizzativi in materia ambientale e di gestione dei rifiuti.
Il parere in ambito EoW fissa parametri rigorosi e condizioni che permettono di validare in maniera certa ed univoca il processo di cessazione della qualifica di rifiuto dei materiali trattati.
L’applicazione di tali prescrizioni costituisce quindi uno strumento di controllo e validazione del processo autorizzato, contribuendo a garantire l’affidabilità tecnica dell’impianto Sares Green e la conformità dei prodotti ottenuti.

6. Il mercato

Avete già contratti commerciali oppure oggi esistono soltanto lettere di interesse?

Abbiamo già avviato concreti contatti commerciali con alcune delle realtà più rilevanti dei settori di riferimento, che ad oggi si sono concretizzati in lettere di interesse. I contratti commerciali verranno perfezionati nel momento in cui saremo in grado di definire produzione e consegne.

Quali aziende acquisteranno concretamente Chemfuel e Chemcarbon?

Nell’ambito della sperimentazione e della progettazione sono stati coinvolti i possibili acquirenti per verificare che i prodotti ottenuti rispondessero agli standard richiesti dagli impianti di destinazione.
Alcune importanti aziende sono già riportate nel parere EoW.
Saranno le stesse aziende utilizzatrici, nei loro piani comunicativi, a rendere noto l’utilizzo dei nostri prodotti.

Quanto vale economicamente una tonnellata di Chemfuel rispetto al fluff in ingresso?

Chemfuel e Chemcarbon ottenuti dal processo sono prodotti commerciali e, come tali, fanno riferimento alle quotazioni dei rispettivi mercati internazionali. In particolare, il Chemfuel si inserisce nel mercato dei prodotti petroliferi, che fanno riferimento a specifici indici internazionali di mercato.
Si ricorda che il «car fluff», ad oggi, viene smaltito in discarica con un costo di conferimento (come da documentazione allegata al procedimento di rilascio della concessione, sono state inviate lettere d’intenti dalle società: Saras Sarlux per il Chemfuel; Rina, Feralpi Siderurgica e Marangoni per il Chemcarbon, ndr).

Alcuni strumenti - © www.giornaledibrescia.it
Alcuni strumenti - © www.giornaledibrescia.it

7. Le contestazioni

Nelle prove sperimentali sono emersi cloro e metalli. Oggi quei valori sono cambiati?

La presenza di cloro e metalli è fisiologica nel car fluff, poiché questi elementi sono contenuti in numerosi materiali di uso comune presenti nei veicoli fuori uso. Il progetto prevedeva fin dall’origine sistemi di controllo e trattamento di tali componenti. I valori riscontrati nelle prove erano già conformi ai limiti fissati.
Nel corso dello sviluppo del progetto è stata condivisa con Assisi Raffineria Metalli un’attività di perfezionamento delle operazioni di cernita e selezione del car fluff in uscita dal loro impianto. L’obiettivo è ottenere un materiale in ingresso a Sares Green con caratteristiche qualitative sempre più uniformi e pienamente rispondenti ai limiti previsti dall’autorizzazione e dal disciplinare End of Waste.
L’ulteriore affinamento della selezione del materiale rappresenta un elemento di miglioramento del processo, finalizzato a garantire una qualità del car fluff ancora più elevata e, di conseguenza, dei prodotti ottenuti.

L’impianto è stato definito un «inceneritore mascherato». Perché questa definizione, secondo voi, è sbagliata?

Il processo di Sares Green è completamente differente da un incenerimento, si può dire l’opposto in termini di tipologia di reazione.
L’incenerimento è un processo di ossidazione termica in cui i rifiuti vengono bruciati ad alte temperature e in presenza di un eccesso d’ossigeno (aria comburente) per garantire una combustione completa.
L’ossigeno ossida la materia entrante con produzione di calore recuperabile e di CO2 che non ha più un potere calorifico residuo.
Il processo di Sares Green avviene a più bassa temperatura ed in assenza di ossigeno e quindi non è una combustione.
Il processo permette di convertire il rifiuto in nuova materia. Senza ossigeno il rifiuto non brucia, non si «distrugge», ma si «scompone» con produzione di nuovi prodotti, destinabili a diversi processi industriali.

8. La parte industriale

Qual è stato il problema tecnologico più difficile da risolvere in questi anni?

Essendo l’impianto funzionante a ciclo continuo, la sfida maggiore risiede nell’armonizzare l’intero sistema, permettendo a tutte le apparecchiature di lavorare in perfetta sinergia.

Quanto è costato sviluppare questa tecnologia?

Lo sviluppo della tecnologia IRLE ha richiesto anni di ricerca, sperimentazione e progettazione, con un investimento complessivo di diversi milioni di euro. Un percorso reso possibile grazie al lavoro di professionisti, consulenti e ricercatori che hanno contribuito alla messa a punto del processo fino all’attuale configurazione industriale.
Se il primo impianto funzionerà come previsto, immaginate altri impianti in Italia?
L’obiettivo è diffondere questa tecnologia il più possibile. Se guardiamo al futuro, la discarica rappresenta una soluzione sempre meno sostenibile e il recupero di materia è destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale. L’intenzione è sviluppare nuovi impianti, contribuendo alla diffusione di un modello di economia circolare. La volontà è mettere a disposizione una tecnologia che possa trovare applicazione non solo in Italia, ma anche all’estero. Pag

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