Sares Green, striscioni di protesta contro l’ok della Regione

Barbara Fenotti
L’impianto per il recupero di rifiuti speciali agita residenti e comitati a Sarezzo: la Locale ha rimosso i teli esposti lungo la Sp 345
Uno degli striscioni affissi lungo la Sp 345 - © www.giornaledibrescia.it
Uno degli striscioni affissi lungo la Sp 345 - © www.giornaledibrescia.it
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Sarezzo torna a discutere del progetto Sares Green e lo fa anche attraverso la voce, ben visibile, della protesta. Nei giorni successivi al via libera della Regione alla realizzazione dell’impianto lungo la ex Sp 345, nell’area di Ponte Zanano, sono comparsi alcuni striscioni che esprimono il dissenso di una parte della cittadinanza, segno di un malcontento che negli ultimi mesi è progressivamente cresciuto.

La loro presenza non è passata inosservata e ha richiesto anche l’intervento della Polizia locale. «Abbiamo assistito alla rimozione di quelli esposti lungo la strada – spiegano dal Comitato Liberi cittadini per la salute –, mentre quello su proprietà privata è rimasto». In quell’occasione, il proprietario dell’area ha chiesto che nel verbale venisse esplicitato il richiamo all’articolo 21 della Costituzione, rivendicando il diritto alla libera espressione.

Una lunga storia

La comparsa degli striscioni riporta al centro dell’attenzione un progetto che da anni divide il territorio e che, nonostante il recente via libera, continua a suscitare interrogativi tra residenti e comitati. «L’impianto autorizzato non è un inceneritore, ma una struttura destinata al recupero di rifiuti speciali non pericolosi – ha spiegato il Comune in un inserto dedicato –, in particolare residui plastici e materiali derivanti dalla demolizione dei veicoli, che vengono trasformati in nuove risorse riutilizzabili dall’industria attraverso un processo che non prevede combustione».

L'unico striscione rimasto è quello esposto su un'area privata - © www.giornaledibrescia.it
L'unico striscione rimasto è quello esposto su un'area privata - © www.giornaledibrescia.it

Il percorso amministrativo è iniziato nel 2018 ed è stato lungo e articolato, con verifiche tecniche, valutazioni ambientali, richieste di integrazioni e confronti tra diversi enti pubblici, fino alla decisione finale assunta nell’ambito di una procedura che non dipende direttamente dal Comune ma coinvolge Regione, Provincia e autorità ambientali e sanitarie.

Avvio graduale

Il via libera è arrivato con una serie di prescrizioni e condizioni, che prevedono controlli costanti su emissioni, qualità dell’aria, rumore e acque, oltre alla possibilità di intervenire con ulteriori misure in caso di criticità. Anche l’avvio dell’impianto sarà graduale: inizialmente verrà attivata una sola linea e per un periodo prolungato saranno effettuati monitoraggi per verificare l’effettivo impatto sul territorio. Solo in seguito, e sulla base dei risultati, potrà essere valutata l’eventuale estensione dell’attività. Nonostante queste garanzie resta alta l’attenzione di una parte della popolazione, che continua a esprimere preoccupazioni soprattutto per le possibili ricadute sull’ambiente e sulla qualità della vita.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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