Ambiente

Mercalli: «È l’estate più calda, ma a fine secolo sembrerà fresca»

Intervista al climatologo e divulgatore scientifico: «È presto per dire se sarà l’anno più caldo di sempre, ma la temperatura continuerà a crescere. Brescia si sta attrezzando bene, anche se da soli i piani di mitigazione potrebbero non bastare»
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

Due persone si riparano dal sole in piazza Loggia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Due persone si riparano dal sole in piazza Loggia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

«Questa estate quasi certamente sarà la più calda di sempre: se infatti in questi ultimi dieci giorni del mese non arriverà un raffreddamento troppo massiccio, quasi certamente sarà così. E il trend continuerà a crescere». Per il climatologo Luca Mercalli il caldo estremo di quest’estate molto probabilmente farà segnare un nuovo record. A Brescia in questa stagione un primato lo si è già rilevato: il 6 agosto, quando la stazione meteorologica dell’istituto Pastori ha registrato la temperatura più alta di sempre in città, +39,4°, superando il record di +39,2°C dell’11 agosto 2003.

Ma in tutta Europa – il cui sistema di rilevazione del clima «Copernicus» prende a riferimento il 1850 – in questi mesi estivi si sono registrate temperature da record. E anche se la fase peggiore dell’estate dovrebbe essere alla fine, il periodo tra giugno e agosto di quest’anno ha lasciato a tutti un monito sul cambiamento climatico che è ormai difficile ignorare.

Professore, il 2026 sarà l’anno più caldo di sempre?

Credo che sia veramente troppo presto per dirlo, perché pronunciarsi sull’intero anno a fine agosto è prematuro: mancano ancora quattro mesi al 31 dicembre, troppi per avere delle statistiche che dicano qualcosa. Se sarà l’anno più caldo mai registrato lo capiremo a Natale. L’estate, invece, è quasi certo che sarà la più calda di sempre: se in questi ultimi dieci giorni del mese non arriverà un raffreddamento troppo massiccio, si può dire che sarà quasi fatta. Anche in questo caso, comunque, i dati definitivi li avremo il primo settembre. E se anche non sarà l’estate più calda mai registrata, sarà comunque la seconda.

Il climatologo Luca Mercalli - Foto New Reporter Favretto/Checchi © www.giornaledibrescia.it
Il climatologo Luca Mercalli - Foto New Reporter Favretto/Checchi © www.giornaledibrescia.it

Quali fattori hanno concorso per rendere questa estate così calda?

Prima di tutto il riscaldamento globale, che ormai non è più un tema di dibattito. Tutto il pianeta si sta riscaldando: lo ha fatto in media di un grado e mezzo nell’ultimo secolo e si è riscaldato molto di più in Italia e nel Mediterraneo, con due gradi e mezzo registrati in più. Noi siamo infatti una zona che si è riscaldata molto più intensamente rispetto ad altre aree del pianeta.

Si tratta di un trend ormai chiaro da più di quarant’anni: è dalla metà degli anni Ottanta che la temperatura cresce e ci propone un record dopo l’altro. Anche a livello di annate, le tre estati «sul podio» in questo momento sono quella del 2026, quella del 2022 e quella del 2003: non stiamo parlando di estati dell’Ottocento, ma di estati degli ultimi ventitré anni. E, infatti, tutte le stagioni e le annate più calde mai registrate si collocano nel ventunesimo secolo: non c’è più nessun record da battere che risalga al Novecento, all’Ottocento o a prima. E in Italia abbiamo dati affidabili di confronto fin dalla metà del Settecento.

A questo proposito, è vero, come si è sentito dire, che questa sarà in realtà l'estate più «fresca» delle prossime dieci?

A parte che è roba vecchia perché l'abbiamo detto di ogni estate calda – anche nel 2022 e nel 2003. E poi lo si è detto proprio perché si sa che il riscaldamento globale, purtroppo, non è un fenomeno destinato a terminare, ma continuerà. Per cui è ovvio che nei prossimi decenni tenderemo ad avere delle estati ancora più calde: magari non fra dieci anni, ma a fine secolo i giovani di oggi, quando saranno anziani, guarderanno l'estate del 2026 come a un’estate in fondo fresca, perché nel frattempo ce ne saranno state molte altre ancora più calde.

In generale, dire che sarà la più fresca dei prossimi dieci anni è troppo poco perché ci sono delle piccole fluttuazioni. Basta guardare ai dieci anni precedenti: c’è stata un’estate un po’ più calda, la 2022, altre leggermente meno calde – però tutte sono dentro un trend crescente. Il clima non è un orologio, non sale ogni anno regolarmente di mezzo grado: non è una linea retta, ma una linea seghettata che dipende da molti fattori – dagli oceani, da come sono circolate le perturbazioni –, quindi quello che conta è la tendenza sul lungo periodo. E quella va verso l’aumento della temperatura.

A livello globale si sta facendo abbastanza per invertire la rotta?

Il mondo sta facendo poco o nulla per limitare il riscaldamento. L'accordo di Parigi è sostanzialmente sulla carta, nel mondo sono pochi quelli che si stanno impegnando realmente per diminuire le emissioni di gas serra, inclusa l’Italia che in questo momento pensa ad altro.

Il termometro all'esterno di una farmacia a Brescia
Il termometro all'esterno di una farmacia a Brescia

Una città della Pianura padana come Brescia cosa dovrebbe fare nei prossimi dieci anni per affrontare il caldo?

Brescia per fortuna sta già attrezzandosi in questo senso, perché ha il proprio Piano aria e clima, quindi dimostra almeno – tra tante città italiane – di aver preso sul serio il tema dei cambiamenti climatici e ha un programma di realizzazione di misure per ridurne gli impatti. Azioni che però non sono risolutive, perché non c’è nessuna ricetta che possa eliminare il caldo: possiamo solo mettere in atto delle azioni che ne diminuiscano l’impatto, come i rifugi climatici, il verde urbano, le azioni sul traffico, quelle poche cose che si possono fare oggi in una città europea. Nessuna di queste è miracolosa, perché il caldo resta. Anche gli alberi ci danno una mano, ma non portano la temperatura da 40 gradi a 20, ma da 40 a 38 o a 37, cioè ci danno 2 o 3 gradi di sollievo.

Quindi ben vengano queste azioni, ma purtroppo il clima continuerà a darci degli effetti con i quali dovremmo fare i conti, tra cui anche altri eventi estremi: temporali intensi, allagamenti – tutti problemi che si possono soltanto in parte contrastare con delle azioni di mitigamento. Però ovviamente è giusto fare tutto quello che si può.

Cos’altro occorrerà fare?

La cosa principale è lavorare anche sulla riduzione dell’impatto dal punto di vista della causa, quindi introdurre le energie rinnovabili, migliorare l’isolamento termico degli edifici, il risparmio e l’efficienza energetica, rendere i trasporti meno voraci. In generale, infatti, a me sembra che manchi un po’ dal dibattito pubblico non solo il tema della cura dei sintomi, ma anche quello della cura delle cause – e la cura delle cause è la rapida transizione energetica verso le rinnovabili.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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