Per un attimo, forse, ha accarezzato la speranza di riuscire anche lei a salire con il figlioletto di soli sette mesi su quell’aereo che l’avrebbe riportata in Italia, dove ad attenderla, a Odolo dove la famiglia vive dal 2015, ci sono il marito Atullah Solozai, rifugiato politico, e i suoi altri cinque figli. Poi il panico, la folla che spinge, la caduta in quel canale che abbiamo imparato a conoscere attraverso le immagini in tv, una fogna a cielo aperto dove il piccolino ha rischiato di annegare. «Li hanno tirati fuori i miei fratelli che erano con lei in aeroporto, mi hanno telefonato e io ho chiamato mio padre che è arrivato a prenderli in auto, sono tornati a casa della mia famiglia, poco fuori Kabul. Due ore dopo c’è stato l’attentato. Loro erano a casa, in salvo... grazie a Dio».
Un volo per rientrare, al termine del viaggio in Afghanistan per presentare ai nonni l’ultimo nato, Lailamah l’aveva prenotato per il 31 agosto. Troppo tardi. Così la donna si è trovata intrappolata nell’inferno afghano, e ora è in pericolo perché moglie di un rifugiato politico scappato in Italia dopo aver lavorato per dieci anni con il contingente Nato. E in pericolo ci sono pure i due fratelli di lui, Samillah e Obaidullahm, anche loro ieri in aeroporto in cerca di un volo per l’Italia. Moglie e figlioletto resteranno per ora a casa dei genitori di lui, accuditi dai parenti e dai vicini di casa («viviamo tutti in due vie vicine»), in un quartiere periferico della capitale («come Brescia e Botticino» spiega Atullah) dove per ora la situazione è abbastanza tranquilla. C’è la farmacia, dove il fratello ieri è stato curato dalla ferita alla gamba, c’è la possibilità di uscire per comprare da mangiare.
Il nostro ministero ha annunciato che oggi partiranno da Kabul gli ultimi aerei militari poi - si spera - dopo il 31 agosto potrebbero riprendere i voli civili ed essere attivati corridoi umanitari. «Il mio cuore sanguina» sospira Atullah mentre racconta al telefono. Ha preparato la cena per i cinque figli rimasti con lui a Odolo, insalata riso e fagioli; questa mattina si alzerà presto, preparerà la colazione e il pranzo da lasciare mentre lui sarà al lavoro. Per loro - il più grande ha 14 anni - cerca di far trascorerre le giornate il più tranquillamente possibile: «Cucino, pulisco, stiro, tra un po’ i bambini torneranno a scuola, certamente». Ma anche oggi sarà un’altra giornata col cuore e il pensiero ai suoi cari per i quali non vede prospettive di rientro. «Posso solo aspettare, non riesco a pensare a niente, non ho altra possibilità. Con il mio datore di lavoro e con qualche amico abbiamo provato a contattare il ministero, ma non abbiamo avuto risposte. Posso solo aspettare».




