Valcamonica

Omicidio Ziliani: Mirto si era tradito con un compagno di cella, poi la confessione

Aveva raccontato tutto ad un detenuto che ha collaborato con la Procura e svelato molti dettagli
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Mirto Milani al suo arrivo in tribunale a Brescia - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
Mirto Milani al suo arrivo in tribunale a Brescia - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Mirto Milani seduto sulla panca dietro le sbarre della cella, Paola e Silvia Zani al banco degli imputati. Tutti e tre nello stesso spazio, un anno dopo aver commesso l’omicidio che loro stessi hanno confessato.

L'incrocio è avvenuto nell'aula 53 del Palazzo di giustizia dove ieri mattina è iniziata l'udienza preliminare a carico di quello che gli inquirenti hanno ribattezzato «il trio criminale».

Le due sorelle Zani, figlie della vittima, e il fidanzato della maggiore, sono accusati della morte di Laura Ziliani, l'ex vigilessa scomparsa l'otto maggio di un anno fa a Temù e ritrovata cadavere due mesi più tardi sepolta dalla vegetazione vicino al fiume Oglio nel paese dell’Alta Vallecamonica. L’udienza arriva dopo la confessione dei tre messa a verbale qualche settimana fa.

Paola e Silvia Zani, figlie di Laura Ziliani, entrano in aula portate dal carcere di Verziano - © www.giornaledibrescia.it
Paola e Silvia Zani, figlie di Laura Ziliani, entrano in aula portate dal carcere di Verziano - © www.giornaledibrescia.it

Lo sfogo in cella

Il primo a raccontare quanto commesso è stato Mirto Milani. Per lui, quella del 25 maggio al pm, è stata però una seconda confessione. Si era già infatti confidato con un compagno di cella, il quale ha poi collaborato con gli inquirenti svelando l'ammissione del ragazzo che ha compiuto 28 anni venerdì.

Ma c’è di più: dopo aver saputo dallo stesso Mirto Milani dell’esistenza di una fossa scavata a Temù dove nei piani inziali doveva essere sepolta Laura Ziliani, il compagno di cella del 28enne ha portato gli inquirenti nel paese camuno proprio davanti alla fossa.

E agli atti è finita pure un'intercettazione ambientale, registrata a Canton Mombello, nella quale Milani, parlando con il compagno di cella, anticipa di fatto quello che poi racconterà, ormai costretto, al pubblico ministero tempo dopo. Una volta che, chiusa l'indagine, scopre dagli atti che quella che riteneva una confidenza ad un detenuto si era invece trasformata in una prova contro di lui. E spalle al muro ha svuotato il sacco.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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