A Temù c’è poca gente in giro, nulla di strano: i turisti se ne sono andati tutti, in alta Valcamonica è bassa stagione e i 1.100 abitanti o sono al lavoro o sono tra le mura domestiche. Come accade nell’era dei social, la notizia dell’arresto delle figlie di Laura Ziliani è arrivata sui telefonini, via WhatsApp o Facebook, ed è passata di bocca in bocca, di casa in casa. Dal benzinaio, già prima delle otto, si commentava il fatto. Anche al bar, in farmacia, in macelleria e nella bottega del paese ci sono stati chiacchiericci, nella mattinata. Ma nulla in confronto al clamore dell’estate.
Il sindaco Giuseppe Pasina, che in questi mesi ha commentato più di tutti, alle 7.45 non sapeva ancora nulla, indaffarato com’era nel suo albergo in piazza. «Finalmente, bene», esclama mentre apprende gli ultimi accadimenti. «Era triste tenere aperta questa vicenda - aggiunge -, perché la mancanza di certezze teneva vive mille discussioni. Io, come tanti, l’avevo detto sin da principio. Nelle indagini qualcosa di non chiaro c’è sempre stato. Le due ragazze erano troppo strane, chiuse in sé fin da piccole, io credo che abbiano architettato nei dettagli, leggevano un sacco di libri gialli...».
Una vicina di casa di via Ballardini stenta a crederci, non ha ancora realizzato: «Mi chiedo come possano essere state le ragazze. Si dice che c’erano contrasti per il b&b, ma alla fine non è poi così, Laura le stava anche aiutando. E poi con Silvia andava d’accordo, andavano spesso a camminare».
Dal passato, poi, spunta qualche ricordo: «Si, un po’ di stranezze c’erano, urla, litigi, ma da qui a uccidere la mamma ce ne passa. I soldi? Si, qualche immobile, ma non tale da giustificare una cosa così». Più che alle figlie il pensiero della gente va a lei, l’ex vigilessa con la passione per la montagna, lo sport e la forma fisica, lei che non c’è più perché uccisa in un modo assurdo. I commenti «cattivi» si sprecano invece sui social, dove qualcuno chiede addirittura il «ritorno alla pena di morte».


