Valcamonica

Niardo, un anno dopo l'alluvione la normalità costa ancora fatica

Dodici mesi fa le piogge torrenziali causarono smottamenti ed esondazioni: sono ancora dieci le famiglie fuori casa
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NIARDO, UN ANNO DOPO L'ALLUVIONE

Oggi i disastri del maltempo sono diffusi in tutta la Valcamonica (e in provincia). Un anno fa esatto - era la notte tra il 27 e il 28 luglio - piogge violentissime si erano concentrate sui monti di Niardo, causando smottamenti e la fuoriuscita dei torrenti Re e Cobello, che hanno riversato colate di fango, acqua, massi e detriti sul paese, distruggendo case, strade, aziende e tutto quanto hanno incontrato sul loro passo minaccioso.

A Niardo, e in minima parte su Braone, è stata devastazione: tutti hanno ancora negli occhi le case sfondate dai sassi, le strade coperte da un metro di fango, i cumuli di macerie ovunque. Ma anche il contraltare di una solidarietà inaspettata, che ha richiamato gente da tutta la regione per spalare e aiutare i niardesi.

È passato un anno: molte cose sono state fatte, altrettante restano da fare. I lavori effettuati dal Comune di Niardo con la Comunità montana, grazie ai milioni della Regione e del Governo, sono sotto gli occhi di tutti e il paese può dirsi quasi tornato alla normalità. Ma non per tutti: sono ancora dieci le famiglie fuori casa, che non potranno più rientrarvi perché gli edifici sono inagibili.

In paese il problema più grande resta l’acqua potabile: a causa dei grossi cantieri in quota, l’acquedotto è compromesso e dai rubinetti sgorga acqua che non può essere consumata. Si supplisce con le autobotti, ma i disagi sono enormi. E poi c’è il cruccio più grande del sindaco Carlo Sacristani: se i fondi pubblici sono in parte arrivati e in parte stanziati (ma non ancora erogati), mancano del tutto quelli per i privati. A parte qualche «briciola» della solidarietà, i cittadini più penalizzati non hanno ancora ricevuto nulla e i tempi non appaiono brevi.

Una notizia positiva arriva dal trasporto ferroviario: con tutta probabilità il 4 agosto riprenderanno a transitare i convogli. Il tratto di linea da un chilometro distrutto dai detriti è stato ripristinato. E poi in quota, per scongiurare nuovi eventi, è stato posato un sistema di monitoraggio e allerta che entrerà in funzione in caso di colate e forti piogge, anche suonando sirene. Sistema che sarà illustrato domani alle 20 al Bim a Breno, in un incontro voluto dall’Amministrazione niardese per parlare de «Il monitoraggio delle colate detritiche in Valcamonica» a un anno dall’alluvione.

Per gli stessi motivi i titolari di un’attività economica del Crist, già compromessa dalla frana, propongono per oggi e domani «Recobel» (dal nome dei due torrenti), con stasera stand gastronomico, cabaret, fontane danzanti e dj set e domani la notte bianca. Una scelta che ha scatenato non poche polemiche, tra chi la depreca, perché «fare festa non è un modo per fare memoria di quanto accaduto», e chi la apprezza, perché è un modo per «dare forza a ricominciare».

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