Ci sono formule che si risolvono sulla carta e spartiti che prendono vita alla tastiera. Per Lorenzo Bosi, studente della laurea triennale in Matematica all’Università Cattolica di Brescia e pianista, i due mondi non sono poi così lontani. In ateneo ha scoperto una piccola comunità di studenti-musicisti, soprattutto tra Matematica e Fisica, e ha cominciato a partecipare alle iniziative musicali grazie anche al rapporto con don Mauro Cinquetti, assistente pastorale della Cattolica. Da lì sono nate collaborazioni, concerti e momenti di animazione della vita universitaria. Un piccolo laboratorio nel quale numeri e note convivono con naturalezza.
Lorenzo, come sono entrate matematica e musica nella tua vita?
«La musica fa parte del mio percorso da molti anni, tant’è che ho concluso il biennio di pianoforte al Conservatorio di Mantova. Parallelamente ho scelto di studiare Matematica alla Cattolica. Qui avevo già manifestato interesse per le iniziative musicali e, parlando con don Mauro Cinquetti, ho scoperto che c’erano altri studenti coinvolti nell’animazione delle celebrazioni e in piccoli concerti. Guarda caso, molti provenivano proprio da Matematica e Fisica».

Quindi non sei l’unico matematico con uno strumento in mano.
«No, anzi. Tra gli strumentisti siamo circa cinque e proveniamo soprattutto dai corsi di Matematica e Fisica. Poi ci sono le persone che cantano e complessivamente il coro della Cattolica conta una ventina di partecipanti, provenienti anche da altri corsi».
Che cosa fate insieme?
«Accompagniamo alcune celebrazioni e partecipiamo alle feste di inizio e fine anno, ma organizziamo anche piccoli concerti all’interno dell’università. Tra le iniziative più recenti c’è stato un concerto con alcune note arie d’opera, intervallate dagli interventi del docente Marco Degiovanni. Inoltre ci esibiamo al Dies Academicus».
Perché, secondo te, proprio tra gli studenti di Matematica e Fisica si trovano tanti musicisti?
«Musica, matematica e fisica condividono rigore, creatività e capacità di riconoscere strutture e relazioni. Non sorprende quindi che chi è attratto dal pensiero scientifico possa trovare nella musica un linguaggio altrettanto stimolante. Sono discipline diverse, ma richiedono entrambe attenzione alla forma e alle connessioni».
Nella tua esperienza, in che modo si aiutano?
«La musica sviluppa intuizione, ascolto e creatività; la matematica rafforza precisione e capacità analitica. Nello studio matematico può essere utile avere un pensiero ordinato, capace di affrontare un problema in modo schematico. Ma serve anche creatività, soprattutto quando la strada indicata dal libro non è quella che porta subito alla soluzione».
Quindi anche in matematica c’è spazio per l’invenzione.
«Assolutamente sì. È uno degli aspetti che accomunano maggiormente i due mondi. In entrambi ci sono regole e rigore, ma non basta applicarli meccanicamente. Bisogna anche trovare una propria strada».
E la matematica entra direttamente nella musica?
«Ci sono elementi comuni molto evidenti: ritmo, proporzioni, simmetrie, variazioni. Già nell’antichità il rapporto tra numeri e musica era oggetto di studio. Questo non significa però ridurre la musica a una formula: resta una forte componente creativa ed espressiva».
C’è un compositore nel quale questo rapporto emerge più chiaramente?
«Sicuramente Bach. Nelle sue composizioni il rigore delle architetture musicali e del contrappunto è straordinario. C’è un’attenzione alla struttura che rende evidente questo legame. Un altro esempio è Bartók, che ha utilizzato proporzioni e modelli matematici nella composizione».
Ti senti più matematico o più musicista?
«Non sento la necessità di scegliere. Sono due interessi che convivono e che, in molti aspetti, si completano. La cosa bella è proprio poter passare dall’uno all’altro e accorgersi che alcuni modi di pensare ritornano».
E alla Cattolica questa doppia appartenenza è diventata anche un’esperienza collettiva.
«Sì, ed è forse l’aspetto che mi ha sorpreso di più. Pensavo alla musica soprattutto come a un percorso personale. Invece qui ho trovato altre persone con la stessa passione e la possibilità di farla diventare anche un momento di condivisione dentro l’università».




