Strada facendo

Bagolino, il Carnevale, l’Incoronazione: la forza della tradizione bagossa

Il paese bresciano ha celebrato il centenario dell’incoronazione della Madonna di San Luca: sia esso sia il Carnevale sono feste profondamente radicate nella comunità
Adriano Baffelli

Adriano Baffelli

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La Madonna di San Luca a Bagolino
La Madonna di San Luca a Bagolino

Succede, «strada facendo», di risalire l’orgogliosa Valsabbia e di raggiungere Bagolino, arcigno nelle forme e nei materiali, quanto ospitale paese montano, dove scorre il torrente Caffaro e si percepisce la vicinanza del Lago d’Idro, così come di maestose cime che, grazie alla Provinciale delle Tre Valli, pone il paese in collegamento con la Valtrompia e la Valcamonica, attraverso la Valle Dorizzo, il Maniva, la Piana del Gaver. Zone che regalano scenari e scorci che vi consigliamo di poter ammirare.

Ma restiamo a Bagolino, meritatamente uno dei Borghi più belli d'Italia. Qui si vive una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, facilitato dall’impianto medievale del centro storico, dall’atmosfera particolare e unica regalata dalle architetture delle antiche case, ordinati grovigli di pietre e legno che s’abbracciano e lasciano presagire la vicinanza con le terre del confinante Trentino-Alto Adige. Non vi sfuggirà, una volta raggiunto il borgo valsabbino, la presenza possente e al contempo elegante della chiesa di San Giorgio, la parrocchiale che domina il paese, ancorata alla roccia, quasi volesse meglio custodire le opere d’arte che ospita, tra le quali spiccano dipinti attribuiti a Tiziano, Tintoretto e Palma il Giovane. Bellezza chiama bellezza: nella chiesa di San Rocco si trova un prezioso ciclo di affreschi quattrocenteschi realizzati da Giovanni Pietro da Cemmo.

Gli affreschi di Pietro da Cemmo nella chiesa di San Rocco a Bagolino - Foto di Valentina Agostini dal portale Zoom © www.giornaledibrescia.it
Gli affreschi di Pietro da Cemmo nella chiesa di San Rocco a Bagolino - Foto di Valentina Agostini dal portale Zoom © www.giornaledibrescia.it

La comunità locale ha appena celebrato una sentita e coinvolgente ricorrenza: il centenario dell’incoronazione della Madonna di San Luca, dimostratosi ben più di una ricorrenza religiosa. L’appuntamento ha saputo unire la popolazione, facendo percepire la forza delle proprie radici e il valore di una storia condivisa, rinnovando un legame che da generazioni accompagna la vita del paese. Del resto, sappiamo quanto sia viva in queste contrade la tradizione, ricordando il volto più popolare e festoso del paese: quello del Carnevale, una delle espressioni più originali e partecipate della cultura delle valli alpine. Per alcuni giorni il paese si trasforma, le strade diventano il palcoscenico di un rito collettivo fatto di musica, danza, maschere e gesti tramandati nel tempo.

È una festa profondamente radicata nella comunità, tanto quanto lo sono le sue celebrazioni religiose. Come si è visto nei giorni scorsi, a Bagolino il sacro non vive separato dalla festa. Si palesa nelle strade, nella comunità, nella memoria collettiva. Viene spontaneo pensare che la forza della tradizione bagossa risieda nella capacità di tenere insieme la devozione e la celebrazione popolare, la solennità del rito e l’energia della festa, il raccoglimento e la musica. Diversamente da quanto accade ormai ovunque, dove le tradizioni vivono in soffitta o nella memoria, singola e collettiva.

Solo apparentemente la Madonna di San Luca e il Carnevale appartengono a due universi lontani. Da una parte la devozione, la processione, il silenzio e la preghiera; dall’altra i ballerini, i suonatori, le maschere, la musica e la dimensione gioiosa e liberatoria della festa. Eppure, a guardarli attraverso la lente della tradizione, raccontano entrambi la stessa cosa: una comunità che si riconosce nei propri riti e li rinnova insieme. Questo borgo piace, forse anche perché si respira un’autenticità vera, capace di salvaguardare le cose buone del passato, evitando di presentare stereotipi o surrogati delle stesse. Non è caso che qui nasca il Bagòss, quello autentico, ovviamente, straordinario formaggio che rappresenta un prezioso unicum.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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