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Sotto il cielo di Puglia, la bresciana che racconta il Primitivo con stile

Abbiamo scoperto a Vinitaly la giovane Marisa Lechi che, dopo uno stage in Franciacorta, si è trasferita in Manduria per coadiuvare Mirco Blasi nel maxi progetto della cantina Donblasi
Mirco Blasi e Marisa Lechi, la connection pugliese-bresciana dietro il progetto Donblasi
Mirco Blasi e Marisa Lechi, la connection pugliese-bresciana dietro il progetto Donblasi
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Visione, ambizioni, desideri. E, più di tutti, sogni, da inseguire e concretizzare sotto i cieli della Manduria, in Puglia. È un percorso lungo i tracciati del vino quello che ha portato la giovane bresciana Marisa Lechi a lasciare la natia Mompiano per inseguire un progetto in cui vino, hospitality e sostenibilità vanno a braccetto in quella che diventerà una cittadella del vino nel cuore della Puglia. Una realtà in costruzione dovuta al coraggio e a quel pizzico di incoscienza (che non guasta mai) di Mirco Blasi, giovane pugliese che ha deciso di condividere questo percorso proprio con Marisa. E di presentare a Vinitaly i primi due frutti del viaggio che hanno appena iniziato.

Dai libri alle bollicine

Ventisei anni, originaria di Mompiano. Marisa si avvicina al mondo del vino «grazie ad uno stage a Terra Moretti (azienda franciacortina che produce, tra gli altri, il Bellavista). È stato l’inizio di tutto, perché  ho cominciato ad unire in modo pratico la mia passione per il marketing e la comunicazione con quella per il vino».

Uno scorcio della tenuta Donblasi, nel cuore della Puglia
Uno scorcio della tenuta Donblasi, nel cuore della Puglia

Ma la vera svolta è legata alla Business School de Il Sole 24 ore, dove Marisa conosce Mirco Blasi. Ventisei anni anche lui, figlio dell’imprenditore manduriano Luigi, Mirco (che si è laureato a Boston) ha una visione su quello che dovrebbe essere il futuro della tenuta di famiglia: «Il punto di partenza sono i nostri 130 ettari, con una buona parte coltivati a vite. Ho pensato che avrei voluto creare un qualcosa legato al mondo del vino, ma anche all’accoglienza. Il tutto con uno stile preciso, accattivante, al passo con i tempi».

Spesso per coronare certi sogni serve un «complice», ed è quello che Mirco ha trovato in Marisa. «Ci siamo subito trovati in sintonia su quello che avremmo voluto realizzare – conferma la giovane bresciana – e così ci siamo messi al lavoro. All’inizio con lunghe videocall, poi ho deciso di fare il grande salto e mi sono trasferita in Puglia».

I due condividono un approccio, sia manageriale che progettuale, molto preciso, un curriculum di prim’ordine e – soprattutto – la voglia di mettersi in gioco. Del resto Donblasi non è un progetto da poco: parliamo di una città del vino creata sopra una cava di tufo, con un investimento da milioni di euro per realizzare un qualcosa di innovativo ma, nello stesso tempo, fortemente legato alla terra. «Non a caso – sottolineano Mirco e Marisa – i nomi scelti per i primi due vini targati Donblasi sono legati al dialetto della Manduria». Dialetto che la stessa Marisa ha iniziato a masticare.

Ecco dunque Jazzu, un Primitivo del Salento, e Amarieddu, che invece è un Negramaro. «L’intenzione era produrre un vino che fosse pura espressione della Manduria, ma anche capace di discostarsi dalla tradizione».

Bottiglia pesante ed etichette di cotone

Per coronare questa ambizione Marisa, scavando a fondo nelle sue competenze di marketing, ha scelto strade tutt’altro che consuete. «La bottiglia innanzitutto – sottolinea soddisfatta – è molto particolare, un modello brevettato più pesante del normale e in vetro scuro per preservare il vino e con particolari in rilievo per renderla iconica. Non solo, ha una forma un po’ differente perché così, se e quando realizzeremo un metodo classico, dovremo apportare solo modifiche di poco conto. Anzi, in realtà stiamo già puntando alle bollicine Donblasi, ma faremo un passo alla volta».

La cantina Donblasi sorge sopra una ex cava di Tufo
La cantina Donblasi sorge sopra una ex cava di Tufo

Poi ci sono le etichette, che altro non sono se non foto dei tagli della cava di tufo, poi stilizzate e stampate (altra chicca) su cotone. Una piccola opera d’arte con – anche qui – un sapore bresciano, visto che sono state realizzate da Sanfaustino Label. «Per noi il vino è convivialità, ma anche portatore di conoscenza – ribadiscono all’unisono Mirco e Marisa –: per questo l’attenzione sulla qualità è assoluta. Vogliamo realizzare grandi prodotti, che raccontino un lato magari meno conosciuto del Salento. Ma anche esportare l’hospitality ad un livello più alto».

Alla domanda se la giovane età di entrambi abbia costituito un limite, Marisa risponde senza imbarazzi. «All’inizio ci veniva dato poco credito, soprattutto da persone con esperienza pluriennale. Ma dopo esserci confrontati ed aver esposto con chiarezza le nostre idee, le cose sono decisamente migliorate».

Alla conquista di Vinitaly

Negli spazi del Padiglione Puglia a Vinitaly, lo stand Donblasi spicca per eleganza e sobrietà. Ma è un altro il piatto forte, una sala sensoriale dove poter toccare con mano le tipologie del terreno su cui i vini Donblasi vengono prodotti, ma anche vedere attraverso due visori i particolari delle due etichette, percepire gli aromi e i sentori sprigionati dal vino. «Credo sia il modo migliore per capire il retaggio dei nostri vini – spiega Marisa –, così da guidare i sensi dei visitatori prima di farli assaggiare».

E a proposito di vini, la strada è già tracciata. Dopo i primi due Igp a breve arriverà un Primitivo di Manduria Dop (Tajate è il nome scelto), ma all’orizzonte c’è già un rosato. E, come detto, anche le bollicine. Per raccontare un Salento diverso, ma che non scorda da dove è partito.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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