Storie

Veronica Saletti da Vestone ad Harvard: «Sogno un futuro più sostenibile»

La bresciana, 28 anni, è Young Energy Ambassador della Commissione europea. A settembre partirà per la Harvard Kennedy School
Nada El Khattab

Nada El Khattab

Giornalista

Veronica Saletti alla Commissione europea di Bruxelles - © www.giornaledibrescia.it
Veronica Saletti alla Commissione europea di Bruxelles - © www.giornaledibrescia.it

Da Vestone ad Harvard. In mezzo un oceano e tanto impegno, sacrificio e passione. La storia è quella di Veronica Saletti, 28 anni, nata e cresciuta nel paesino valsabbino con un sogno: migliorare il settore della sostenibilità e dell’energia del suo territorio. Per farlo ha girato l’Europa: da Milano a Parigi, passando per Grenoble, fino a Bruxelles. E ora il sogno di una vita: Harvard. Tutto per perseguire un obiettivo: «Riportare la mia esperienza a casa e dare una mano ai giovani».

Dopo gli studi al liceo scientifico Giacomo Perlasca di Idro, la bresciana ha conseguito la laurea triennale in Scienze politiche e relazioni internazionali all’Università degli Studi di Milano, dove per un anno accademico ha frequentato l’Università di Grenoble-Alpes. Poi ha proseguito con quella magistrale in Economia, sempre all’Unimi; anche qui l’esperienza all’estero, un semestre all’Università di Sciences Po a Parigi, ha dato al suo percorso accademico una dimensione internazionale.

Veronica, partiamo dall’inizio. Come nasce la sua passione per il mondo della sostenibilità ambientale e dell’energia?

«L’attenzione per queste tematiche inizia in famiglia. In casa eravamo una quarantina tra zii e cugini, un contesto numeroso e non ricco, in cui ho imparato a non sprecare nulla. Una visione che ho cercato di trasferire nel settore energetico in cui attualmente lavoro: capire come usare bene le risorse che abbiamo per costruire un’economia e un sistema industriale sostenibili, solidi e decarbonizzati».

E poi? Cosa è successo?

«Vivere in una famiglia così numerosa mi ha anche insegnato cosa significa prendersi cura dell’altro. Il concetto di comunità è uno dei motivi che mi ha spinto a studiare Scienze politiche. La mia visione era chiara: fare esperienza all’estero e poi tornare a Vestone, cercando di condividere con la comunità tutto ciò che avevo imparato. Negli anni ho lavorato con associazioni no profit, come Orizzonti Politici, e poi sono entrata alla Eyen, la European Youth Energy Network: la più grande associazione giovanile europea legata al settore energetico».

Questo l’ha portata ad essere oggi una Young Energy Ambassador della Commissione europea: cosa significa essere una dei 30 giovani selezionati da tutta Europa?

«Ho sempre ritenuto importante capire come il sistema europeo funzioni: sono convinta che o sei un soggetto che prende parte alle decisioni europee oppure finisci per subirle. Per questo a giugno del 2025 ho deciso di partecipare al programma, dove sono stata selezionata tra oltre 2mila candidati. Oggi rappresento la voce dei giovani in forum e dialoghi istituzionali sulla transizione energetica a livello europeo e italiano».

La 28enne originaria di Vestone - © www.giornaledibrescia.it
La 28enne originaria di Vestone - © www.giornaledibrescia.it

Tra le tante attività è anche Senior associate nella Boston consulting group. Di cosa si tratta?

«Dopo il percorso universitario, mi sono resa conto di aver bisogno di capire cosa succede concretamente nelle aziende. Boston consulting group è una multinazionale americana con uffici in tutto il mondo che si occupa di consulenza strategica. Il mio lavoro consiste nell’aiutare le aziende a risolvere problemi strategici. Inoltre faccio parte del dipartimento che si occupa di energia e sostenibilità».

E ora il grande salto: a settembre partirà per studiare alla Harvard Kennedy School. Cosa porta con sé dell’esperienza in Valsabbia?

«Andare ad Harvard rappresenta un sogno personale molto grande, ancor prima che professionale. Frequenterò il corso di Business and Government Policy per due anni, fino a giugno 2028. Sicuramente porto con me una consapevolezza maturata soprattutto durante il periodo di Science Po a Parigi, in cui avevo poche esperienze internazionali rispetto ai miei colleghi: venivo da un piccolo paesino e mi sentivo fuori posto. Poi ho compreso che quella provenienza era in realtà un punto di forza. Ora so che per generare grandi cambiamenti è fondamentale partire da realtà modeste. Il sistema economico bresciano è fatto di piccole comunità che hanno tanto da insegnare. Ecco, io voglio partire da questo».

Il suo progetto «Da Brescia ad Harvard» punta proprio sulla restituzione. Da dove nasce l’esigenza di ridare indietro al territorio?

«Da "Brescia ad Harvard” è un progetto di mentorship e restituzione territoriale nato per supportare giovani italiani nei loro percorsi di crescita personale, accademica e professionale. Attraverso orientamento, storytelling e condivisione di esperienze, il progetto vuole rendere più accessibili opportunità spesso percepite come lontane. Il messaggio centrale non è lasciare il territorio, ma valorizzarlo. Il progetto, inoltre, si arricchisce di un sito che rappresenta uno spazio di confronto e supporto. Nel tempo l’obiettivo è trasformare tutto questo in un’associazione».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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