Da una tenda fredda a un letto caldo, Michele ha trovato una casa

La voce è serena. Nella sua testa i pensieri corrono ancora veloci, perché le cose da fare sono molte. Ma si percepisce che la paura è svanita. L’ultima volta – quando sulle pagine del nostro quotidiano aveva raccontato la sua storia fatta di notti al freddo in un sottopasso in riva al Mella – i suoi occhi erano tristi. Le sue parole intrise di disperazione. «Non voglio essere il prossimo a morire per strada», aveva detto, a pochi giorni dalla tragedia che aveva colpito un altro clochard.
Lieto fine
E il suo appello, lanciato il giorno di Pasqua, non è caduto nel vuoto, perché oggi Michele, 52 anni il prossimo 23 aprile, ha trovato una casa. Una camera da letto, un bagno, una cucina e un salotto. Un appartamento semplice, grazioso, che per lui significa una nuova vita. Era quello che chiedeva, una seconda occasione. E il regalo, che Michele ha scartato con le lacrime agli occhi sabato a Muscoline, nella frazione di Terzago dove si trova l’abitazione, è arrivato grazie alla generosità della Fondazione Tanghetti & Chiari, con sede legale a Roma ma con base operativa a Prevalle, che da anni si impegna per le persone fragili, per chi come Michele «a causa di una serie di circostanze e non per mia scelta» – aveva ribadito – si trovava ai margini.

L’emozione
«Non so davvero cosa dire, voglio ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato - queste le parole commosse di Michele, originario di Visano –. La casa è bellissima, c’è anche una piccola cantina dove poter mettere le mie cose. Tornare a vivere come una persona, fare le cose con calma, è un’emozione difficile da spiegare. Anche una cosa semplice come dormire in un letto caldo, dove posso stendere le gambe, mi sembra straordinaria. Anche se la sensazione più incredibile me l’hanno data le due docce bollenti che ho fatto prendendomi tutto il tempo che volevo. Il mio corpo ne aveva bisogno».

Corpo, ma anche anima. Perché una delle prime cose che ha fatto è quella di ringraziare il Signore andando a messa «in una chiesa che mi ha ricordato il mio passato. Non ho mai perso la fede, nemmeno nei giorni più duri».
L’aiuto
Ma come è stato possibile tutto questo? Cosa ha mosso la Fondazione a mettersi in campo per aiutare una persona che neon avevo mai visto? «Sfogliando il Giornale di Brescia il giorno di Pasqua, i nostri occhi si sono fermati sull’articolo che raccontava la storia di Michele - spiega Katia Chiari, presidente della fondazione e figlia di Fiorella Tanghetti, fondatrice e anima della realtà -. Non abbiamo esitato nemmeno un istante. Pochi minuti dopo, grazie al giornale, ero già al telefono con Michele. Gli ho chiesto se volesse venire a pranzo da noi, per passare insieme la Pasqua. La sua risposta è stata gentile ma ferma: non voleva lasciare tutte le sue poche cose». Proprio per non lasciare le sue cose incustodite quest’inverno aveva rischiato di morire a causa di una febbre altissima.
«Ma noi siamo andati comunque da lui – continua la presidente –. Gli abbiamo proposto una soluzione concreta: ci ha guardati come se stentasse a crederci. Il giorno seguente siamo tornati da lui. Con un sorriso che non dimenticheremo mai, Michele ci ha detto che accettava la nostra proposta. È stato un tripudio di emozioni».

La Fondazione - nel corso degli anni ha attivato numerose spedizioni di generi alimentati verso l’Ucraina - ha trovato l’appartamento, rendendolo accogliente: mobili, lenzuola pulite, stoviglie e la dispensa e il frigorifero pieni, tutto il necessario per far sentire qualcuno a casa dopo tanto tempo. «Sabato pomeriggio, con il cuore che batteva forte, abbiamo aperto la porta della sua nuova casa – conclude la presidente –, Michele è entrato lentamente, guardandosi intorno quasi incredulo. Gli occhi lucidi, un sorriso timido ma profondo. Per la prima volta dopo tanto tempo aveva un posto tutto suo, con una porta che si poteva chiudere». Per i primi mesi – in attesa delle pensione per cui il 51enne ha inoltrato tutta la documentazione dopo una serie di problemi – l’affitto (totale 550 euro tutto compreso) sarà pagato dalla Fondazione, poi proseguirà lui. Perché Michele non ha mai voluto carità, ma una mano per ripartire.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
