Una vita ai margini, «Non voglio essere il prossimo a morire per strada»

La storia di Michele, 52 anni, che da circa otto mesi, in attesa della pensione, dorme in un sottopasso sulle rive del Mella. La sua richiesta è allo stesso semplice e complicata: «Vorrei una casa»
  • Michele mostra la sua casa nel sottopasso
    Michele mostra la sua casa nel sottopasso - © www.giornaledibrescia.it
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Per gran parte della chiacchierata ha parlato di pratiche, di documenti, mostrando fogli e quaderni conservati gelosamente in una busta. Ma soprattutto di quella pensione anticipata che a luglio spera di portare finalmente «a casa». Un’espressione scontata per la maggior parte delle persone. Ma non per Michele. Perché da circa otto mesi per lui casa è un rifugio composto da una tenda e numerosi effetti personali chiusi tra cartoni e coperte, appoggiati alla parete di un sottopasso umido, situato sotto la trafficata via Monte Lungo, a pochi metri dalla riva del fiume Mella.

La tenda dove vive Michele
La tenda dove vive Michele

Sul muro, decorato chissà quanto tempo fa da alcuni writer, c’è un piccolo crocifisso, che per Michele, 52 anni il prossimo 23 aprile, significa molto. Mentre parla lo guarda spesso e ringrazia il Signore. Nonostante le difficoltà che la vita gli ha riservato, non ha mai perso la fede.

L’appello

La sua richiesta è semplice e complessa allo stesso tempo: «Vorrei una casa, solo due stanze dove poter vivere in modo dignitoso, perché sto male, e non voglio essere il prossimo a morire per strada. Come è successo solo pochi giorni fa a Stefano. Questo inverno ci sono andato molto vicino, sono esausto. Voglio vivere anche per commemorare chi una seconda possibilità non l’ha avuta».

Mentre pronuncia queste parole, le lacrime gli rigano il viso, segnato e scavato dal dolore. E la fotografia, impietosa, è quella di un uomo che mostra molti più anni di quelli che ha. «Non nego che mi abbiano offerto delle stanze nei centri di accoglienza, ma non posso vivere così – continua –. Se mi sono rivolto al Comune? Certo, ma la lista è molto lunga. Ho bisogno di uno spazio minimo, dove poter accogliere i miei familiari, e con la pensione potrò pagare un affitto, certo a un prezzo fino ai 500 euro».

Chi è Michele

Michele è nato ad Asola, in provincia di Mantova, ma è cresciuto a Visano. «Qui a 11 anni ho iniziato a lavorare in alcuni allevamenti di maiali con mio papà e mio zio – spiega –, ma poi ho lavorato quasi sempre nel settore metalmeccanico. Assunto tramite la Cooperativa onlus, che fa capo alla Caritas, sono stato fino a ottobre in una nota azienda di Concesio, proprio nel periodo in cui i problemi si sovrapponevano».

Il sottopasso con gli effetti personali
Il sottopasso con gli effetti personali

Michele ha tre figlie, ma della sua vita passata non vuole dire molto. Si nasconde, ma è chiaro che non sia stata semplice – probabilmente anche per qualche suo sbaglio – altrimenti non si troverebbe in una situazione così disperata.

«Ho rischiato di morire»

È suo diritto restare nel presente, o comunque negli ultimi mesi che gli hanno stravolto l’esistenza. «Io non mi ritengo un clochard, questa non è una mia scelta, ma una condizione che si è creata. Fino all’anno scorso vivevo in un appartamento a Concesio, poi l’anziana proprietaria è morta e i figli legittimamente hanno voluto metterlo in vendita. Nel frattempo la carta d’identità è stata consumata dall’acqua e ho dovuto avviare tutte le procedure. Quella elettronica, con residenza alla sede dei Brixia Blue Boys, mi è arrivata da poco. Sono stato ospite di un’associazione di anziani, ma a volte mi fermavo qui a dormire, mentre percorrevo il tragitto tra la casa di un mio amico, dove avevo lasciato alcuni effetti personali, e il lavoro. Poi qui ho iniziato ad accumulare le mie cose. Così ho trascorso tutto novembre: inizialmente dormivo a terra, poi a dicembre dei signori mi hanno donato la tenda. Nei mesi più freddi ho avuto per settimane la febbre altissima e il corpo si è indebolito. Ho rischiato di morire, ma non potevo andare in ospedale altrimenti cosa sarebbe stato delle mie cose? La febbre mi è scesa quando una donna mi ha portato l’antibiotico».

Michele mostra i segni della sofferenza. Piange. Alza i pantaloni della tuta e indica i lividi sulle ginocchia scarne. «Se sono in piedi è perché sto prendendo diversi farmaci. Sono fortunato ad avere la tenda, ma di notte non dormo per il dolore causato dai crampi».

La generosità

Appoggiate al muro ci sono due scope, perché «quando piove il sottopasso si allaga e non posso permettere che l’acqua mi prenda tutto quanto».

Michele mostra le sue note
Michele mostra le sue note

Michele ringrazia chi lo ha aiutato, «come i miei amici che mi ospitano per la doccia o chi mi porta quel poco che mangio ogni giorno. Non posso allontanarmi per fare la spesa». Mentre parliamo un suo amico, che passeggia con il cane, si ferma a fare due parole, altre persone lo salutano per nome. Ormai un volto noto in zona. Sulla sua strada ha incontrato tante realtà che lo hanno aiutato, «ma allo stesso tempo ho incontrato chi ha dato aria alla bocca, ma non mi ha aiutato quando serviva veramente».

Poca umanità

Il dolore più grande, sul suo volto, lo si legge quando si trattiene dall’urlare. «Ho paura, non dormo: resto sveglio come un militare che fa la guardia. Mi potrebbe succedere qualsiasi cosa, come già sta accadendo. Gente che mi alza la cerniera della tenda, persone che sputano e quelle che non raccolgono nemmeno gli escrementi dei cani. Non posso reagire, c’è chi non aspetta altro». Michele ci mostra anche il cartello messo a terra «Attenzione alla tenda» e quelle linee segnaletiche improvvisate con il nastro adesivo».

Trova speranza nella pensione, ma da qui a luglio – se tutto va bene – c’è molto tempo. «Non fa più freddo, ma l’aria e l’umidità mi stanno uccidendo. Tra pochi giorni porto tutto al Caf che poi invierà i documenti, difficili da avere, all’Inps a Roma». Nel frattempo continua a vivere tra le coperte. O meglio, a sopravvivere in attesa di una svolta. Per un epilogo diverso rispetto a quello che il destino ha riservato ad altri uomini ai margini.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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