Tamburello, i gemelli Mossi bandiere del Borgosatollo in serie C

Vincenzo Cito
Si tratta di un club dal passato glorioso, che ha vinto uno scudetto e tre volte la Coppa Europa: loro sono rimasti anche quando le cose hanno iniziato a complicarsi
Giulio Agnelli in azione
Giulio Agnelli in azione
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Andrea e Luca Mossi sono gemelli, abitano assieme, giocano da sempre nella stessa squadra di tamburello e nello stesso ruolo, eppure in ogni partita hanno ancora qualcosa da dirsi. Le loro sfuriate quando le cose non vanno bene sono memorabili perché l’attaccamento alla maglia li ha accompagnati per tutta l’esistenza. In tutti questi anni il Borgosatollo ha vinto uno scudetto e tre volte la Coppa Europa, ha resistito fin che ha potuto ai vertici anche quando i programmi della società si sono ridimensionati, è scivolato in B, da tempo bazzica nell’inferno della C, ha persino rischiato la sparizione.

L’epoca d’oro

Eppure loro sono sempre lì, incuranti degli anni, del tempo, dei tanti compagni che hanno preso un’altra strada, testimoni di una fede che non si spegne mai. Avevano poco più di 23 anni quando il club, spinto dalla passione del compianto costruttore Santo Galeazzi, toccò le vette del paradiso all’inizio degli anni Duemila. «Stagioni indimenticabili – ricorda Luca – con lo sferisterio sempre pieno. Vennero a giocare autentici campioni e per me, schierato come riserva, fu l’occasione per crescere tecnicamente».

C’erano Daniele Perina, Manuel Beltrami, Paolo Bisesti, Luigi Sottini, Renzo Tommasi – nomi molto noti del tamburello di allora – ora usciti di scena; gioca ancora il travagliatese Walter Derada, oggi 51enne, che nelle ultime due stagioni ha portato i veronesi del Castelnuovo dalla D alla B. «Io invece facevo soprattutto il tifoso – spiega Andrea Mossi –, perché militavo nella seconda squadra. Era bello vedere il nostro paese al centro dell’interesse nazionale, mai Brescia aveva conquistato un tricolore e mai più l’ha riconquistato».

Titolino

I trofei sono ancora lì, custoditi nello spogliatoio con la cura di un tesoro. Rappresentano un tempo ormai lontano ma proprio nel rispetto di quegli anni i fratelli Mossi non hanno mai lasciato il Borgosatollo, se non per una breve esperienza col Castelgoffredo, quando nel 2005 raggiunsero le finali di C e nel 2006 col Cavalcaselle, con cui vinsero il campionato di serie D. Uno accanto all’altro, nel ruolo di battitori-ricevitori hanno avuto anche la fortuna di avere compagni di squadra poi diventati famosi come Manuel Festi, oggi una stella del tamburello italiano.

Cambiamenti

Poi gli scenari sono cambiati, così gli obiettivi e le risorse, eppure non hanno mai mollato neppure in una stagione come quella appena conclusa, giocata con gli uomini contati. Non si vedono in un’altra squadra, né a fare un altro sport. «Lo pratichiamo da bambini, tra l’altro abitiamo a un centinaio di metri dal campo». Per loro il tamburello è casa e chiesa, anche se a 48 anni non possono più allenarsi con l’intensità di una volta. «Ci soccorrono l’esperienza e la voglia di tenere sempre viva la passione in paese per questo sport, in attesa di ragazzi che possano raccogliere la nostra eredità».

L’ultima annata

Quest’anno è stata dura, perché la serie C è salita di livello per numero e qualità di squadre. «La prima partita l’abbiamo persa in poco più di un’ora ad Arcene – ricordano i fratelli Mossi – e abbiamo subito capito che ci aspettava una montagna da scalare». Un’altra batosta che ha lasciato il segno è stata quella di Ceresara, col Borgosatollo a vincere un solo set e alla fine del girone di andata, con due sole vittorie all’attivo, il team è sprofondato in piena zona retrocessione. Dopo il giro di boa, nonostante un paio di punti persi al tie break, il rendimento è salito e a due turni dalla fine il traguardo sembrava ormai ottenuto. «La fiducia non è mai mancata anche perché la squadra, tranne che in rare eccezioni, aveva sempre espresso un gioco dignitoso».

L’impresa

Ma alla penultima giornata, contro ogni previsione, i bergamaschi del Torre de’Roveri – rivali diretti nella corsa alla salvezza – sono riusciti a battere la capolista Arcene, poi salita in B, e la situazione pareva ormai compromessa. Ci voleva un’impresa, una di quelle che faceva la squadra dei tempi d’oro, e cioè andare ad espugnare nell’ultimo turno il campo del Malavicina, che all’andata si era imposto con facilità a Borgosatollo. In una sfida senza appello Mossi e compagni hanno dato l’anima e si sono aggiudicati la partita e una salvezza sudatissima nel vero senso della parola, perché il match si è giocato alle 16.30 di sabato 19 luglio con la temperatura che superava largamente i 30 gradi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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