Cinquant’anni d’Africa, in Tanzania, unica e sola a reggere una scuola di base con sessanta alunni e quattro insegnanti: suor Luisella, al secolo Caterina Benzoni, 86 anni, mirabilmente portati, sprigiona energia e dinamicità dal suo metro e cinquanta centimetri. È tornata in valle a salutare le due sorelle, i nipoti, parenti ed amici d’un tempo ormai radi.
La incontro e scorre la mia più verde età perché Catirì, com’era per tutti, faceva parte delle ragazze fiorenti alla fine degli anni Cinquanta tra oratorio, cinema parrocchiale e furtivo ballo domenicale (ultra liscio e dopo i vespri) in case private. Un tempo quieto, dentro e fuori dell’anima, religiosamente fecondo, tanto che Catirì e Piera, altra ragazza di quel gruppo, sono religiose tuttora... oranti, la prima missionaria della Consolata, la seconda canossiana.
Sull’altopiano
Suor Luisella, si diceva, opera in Tanzania, una nazione dalle potenzialità eccelse, ma che può essere paragonata a un barbone seduto su un sacco traboccante di oro, pietre preziose, rilevanti giacimenti di materie prime e gas naturale. Eppure il reddito pro capite è di 1.660 dollari all’anno.
La Tanzania è una repubblica democratica «all’africana»: capo dello Stato e del governo, ad un tempo, è una donna, Samia Suluhu Hassan, «che non esita ad incarcerare gli oppositori politici» sottolinea suor Luisella. Lingua nazionale è lo swahili, lingua ufficiale l’inglese, che suor Luisella possiede perfettamente. Molti anche i dialetti, molte le tribù che il primo presidente tanzaniano, il leggendario Nyerere, ha saputo domare e rendere quiete.
La scuola
La religiosa lumezzanese opera vicino a Iringa, in un villaggio dell’altopiano, a millecinquecento metri d’altitudine e a quattro ore d’auto dalla capitale Dodoma. Dirige e amministra la scuola materna, frequentata da sessanta alunni dai tre ai cinque anni, seguiti da quattro maestri, scuola dalla quale «sono usciti tre sacerdoti e due politici che fanno parte del governo», osserva con una punta d’orgoglio suor Luisella. In cinquant’anni la scuola ha vissuto mille peripezie e tuttora incontra pesanti difficoltà economiche, complice la guerra tra Usa e Iran: negli anni è riuscita a dotarsi di un pulmino per il trasporto degli alunni, ma anche in Tanzania il costo del carburante è andato alle stelle.

Suor Luisella, pur a malincuore, si accingeva ad aumentare le rette, ma se lo avesse fatto i genitori non avrebbero più mandato i figli a scuola perché impossibilitati a sostenere l’esborso che è (udite udite) di 100 dollari all’anno, pagabili in tre rate. Che fare? I quattro insegnanti si sono guardati negli occhi e hanno deciso di decurtarsi lo stipendio in aiuto alle famiglie. Un genitore ha imparato a fabbricare il sapone ed ecco nascere una micro fabbrica... saponaria che lo mette in vendita; la direttrice, a sua volta, ha dato vita ad un grande orto dove si coltivano fagioli e piselli per il mercato del villaggio, aprendo così un’altra piccola entrata finanziaria.
Aiuto reciproco
Gli insegnanti sono tutti cattolici, gli alunni delle più varie confessioni religiose, anglicani, musulmani soprattutto, e di numerose sette. Il divertimento più... divertente dei bambini, fin quasi all’adolescenza, è gareggiare sospingendo a mano un copertone di motorino o d’auto, né più né meno dei ragazzi italiani degli anni Quaranta-Cinquanta (e forse anche molto prima) che utilizzavano i cerchioni delle biciclette, sospinti con un bastoncino nella scanalatura della camera d’aria. Suor Catirì tornerà a Iringa a luglio: «Non verrò più a Lumezzane…» dice in un sussurro, pure lei «vittima» d’un avvolgente mal d’Africa. Nel salutarla l’emozione cala un velo sugli occhi: i miei.


