Storie

Sandro Albini: «Dietro la Gioconda il Codice Da Vinci bresciano»

Dopo anni di studi, il ricercatore bresciano ha individuato la Corna Trentapassi alle spalle della Monna Lisa. Leonardo fece la Via Valeriana 530 anni fa
La Gioconda, l'opera simbolo di Leonardo Da Vinci
La Gioconda, l'opera simbolo di Leonardo Da Vinci

Il primo a sostenerlo fu don Gigi, parroco di Riva di Solto, dopo lunghe osservazioni si era convinto che la montagna raffigurata alle spalle della Gioconda fosse la Corna Trentapassi. Lo raccontava ai suoi parrocchiani raccogliendo, in verità, poco consenso. Del resto, quando si parla di Leonardo Da Vinci la fantasia si scatena facilmente, basta vedere cosa si è inventato Dan Brown. Ma lo scrittore americano, appunto, se l’è inventato.

La Corna Trentapassi dietro la Gioconda?
La Corna Trentapassi dietro la Gioconda?

Don Nodari poggiava le sue considerazioni sulla certezza dell’osservazione e dello studio. Doveva solo trovare qualcuno che credesse in lui e condividesse i suoi studi. Il caso volle che ad abitare sul Sebino arrivasse Sandro Albini, già presidente delle Acli, già amministratore della Poliambulanza e molte, molte altre cose. «Quella teoria mi ha da subito affascinato, ma molti dettagli non mi tornavano, dovevo capire dove fosse passato Leonardo, non è stato facile, fortuna che come sempre nella vita non mi sono arreso».

In cammino

Albini decise così di avventurarsi nel pericolosissimo campo degli accademici senza però esserlo, per di più sfidando gli studiosi di Leonardo. Il coraggio non gli è certo mancato, «io avevo delle suggestioni, che poi sono andate via via crescendo, e volevo dimostrarle, niente di più». Fa quasi tenerezza pensare che un uomo così mite (e all’inizio sicuramente ingenuo) si sia avventurato lungo una strada simile. A proposito di strade, una delle svolte nelle ricerche di Albini è stato proprio scoprire il percorso fatto da Leonardo Da Vinci nelle terre bresciane nel 1496, ben 530 anni fa. Ma nonostante le lunghissime camminate non riusciva a trovare la veduta da cui l’autore della Monna Lisa avesse visto la Corna Trentapassi così come l’aveva raffigurata.

Il consumare le suole non era più sufficiente, servivano basi solide. Le trovò nel Fondo Viganò all’Università Cattolica, lì c’era anche la mappa della Valcamonica riprodotta da Leonardo, che certificava senza dubbio una conoscenza personale di quei luoghi, con tanto di nomi dei paesi. Quel profilo alle spalle della Gioconda però ancora non tornava.

L’illuminazione

Poi l’illuminazione. «Leonardo era mancino e scriveva da destra a sinistra, questo lo sappiamo tutti, ma non solo: così pure dipingeva». Allineandosi al pensiero di molti studiosi vinciani, Albini sostiene che Leonardo tendeva a elaborare la realtà in modo speculare.

Applicando la prova dello specchio allo sfondo della Gioconda (così come fanno anche nel Codice Da Vinci per un suo scritto) ecco che lo studioso bresciano a chilometri zero ottiene una rivelazione clamorosa.

Il passaggio di Leonardo celebrato dal Comune di Marone
Il passaggio di Leonardo celebrato dal Comune di Marone

Ribaltando l'immagine, la catena montuosa che si staglia sulla sinistra della nobildonna perde ogni idealizzazione artistica per rivelare l’esatta silhouette della Corna Trentapassi, colta precisamente dalla prospettiva del comune di Marone. Oggi in paese ci sono pannelli che celebrano le scoperte di Albini, ma il percorso è stato lungo. Come accade spesso per i ricercatori che operano al di fuori delle accademie tradizionali, le teorie di Albini hanno inizialmente incontrato la prudenza e lo scetticismo (per usare degli eufemismi) della critica ufficiale.

I riconoscimenti

Tuttavia, il rigore quasi ingegneristico dei suoi confronti fotografici e l'aderenza ai documenti storici del 1496 hanno costretto i massimi esperti mondiali a prestare attenzione. Istituzioni della leonardologia internazionale, come Martin Kemp (professore emerito a Oxford) e lo storico Carlo Vecce, hanno espresso pubblico apprezzamento per il metodo geometrico e l’onestà intellettuale di Albini. Le sue tesi non vengono più liquidate come suggestive fantasie locali, ma sono oggi discusse nei convegni come una solida chiave di lettura alternativa.

Leonardo Da Vinci nel suo celebre autoritratto
Leonardo Da Vinci nel suo celebre autoritratto

Perché poi Albini ci ha preso gusto, «l’analisi delle opere di Leonardo è diventata la mia ossessione» dice ridendo. Spostando lo sguardo sul lato destro del quadro, lo studioso ha infatti identificato il profilo inconfondibile della Concarena vista da Niardo. E quel misterioso ponte ad arcate che da sempre fa discutere gli accademici? Secondo i rilievi topografici di Albini, si tratterebbe del vecchio ponte di Calepio, che scavalca il fiume Oglio. Questa precisa ricostruzione geografica porta Albini a mettere in discussione persino l’identità della modella: non la fiorentina Lisa Gherardini, bensì una delle muse lombarde della corte sforzesca, forse Cecilia Gallerani (la Dama con l’ermellino) o Lucrezia Crivelli, legata a Ludovico il Moro, l'’uomo che spedì Leonardo in missione nel Nord Italia. Suggestioni.

Le suggestioni

La Valcamonica torna prepotentemente anche in altre due pietre miliari della produzione leonardesca. Nella Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino, esposta al Louvre, Albini ha rintracciato le forme aspre del Pizzo Badile Camuno e i contorni del Castello di Breno. Ancor più audace è lo studio condotto sul Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Tracce bresciane anche nell'Ultima cena dipinta da Leonardo
Tracce bresciane anche nell'Ultima cena dipinta da Leonardo

Nel saggio «Un monastero e monti camuni nel cenacolo di Leonardo», l’autore dimostra come le tre finestre che si aprono alle spalle di Gesù e degli Apostoli non mostrino un cielo indefinito. Al di là dei vetri, la prospettiva geometrica dipinta da Leonardo inquadrerebbe gli scorci e le strutture del Monastero di San Salvatore a Capo di Ponte, un tempo snodo spirituale cruciale della valle, che il pittore avrebbe visitato e meticolosamente disegnato nel suo taccuino di viaggio. «Dobbiamo tener presente che a quel tempo Leonardo non si spostava certo passando da un albergo all’altro, che non c’erano ovviamente. Nei suoi viaggi veniva ospitato nei vari monasteri che incontrava lungo il cammino» racconta Albini, «è praticamente certo che Leonardo abbia percorso l’antica Via Valeriana». 

Dubbi e certezze

E siccome l’appetito vien mangiando, ecco che l’instancabile ricerca di Albini ha lambito anche il cuore della città di Brescia. Nel 2020, lo studioso autodidatta ha indirizzato la sua lente d'ingrandimento verso le collezioni della Pinacoteca Tosio Martinengo. Analizzando i dettagli del Polittico di San Nicola da Tolentino, Albini ha formulato l’ipotesi che nel pannello raffigurante San Sebastiano vi sia la mano diretta, o quanto meno l’influenza strettissima, del maestro toscano del Rinascimento.

Lo studioso Sandro Albini
Lo studioso Sandro Albini

Tutte teorie che conquistano e fanno sognare. Del resto, chi può confermarle o smentirle? Probabilmente nessuno. Lei Albini è proprio convinto? «Certamente». A noi basta così.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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