Cultura

Carlo Zani: «Leonardo da Vinci lavorò in Castello a Brescia, c’è la prova»

L’architetto bresciano ha riconosciuto in un disegno del Codice Atlantico il «triangolo francese», ora inglobato nei bastioni, e la parola «socorso»
La torre Coltina vista dal basso - © www.giornaledibrescia.it
La torre Coltina vista dal basso - © www.giornaledibrescia.it
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Se tre indizi fanno una prova, allora c’è la prova che Leonardo da Vinci fu a Brescia attorno al 1509 come ingegnere militare al servizio del re di Francia. Lo dicono i documenti, e lo dice soprattutto un disegno del Codice Atlantico di mano di Leonardo, che raffigurerebbe dettagli delle fortificazioni del Castello sul colle Cidneo, che in quegli anni - dopo la sconfitta di Venezia nella battaglia di Agnadello del 1509 e la conquista dei territori bresciani da parte dei francesi - era sottoposto a importanti ristrutturazioni. Ne è convinto Carlo Zani, architetto bresciano ed esperto di architettura militare, che ha avuto anche il conforto del comitato scientifico della rivista Raccolta Vinciana (il direttore Pietro Marani in testa) che ha di recente pubblicato il suo studio. Il lavoro uscirà presto anche sui Commentari dell’Ateneo di Brescia.

Architetto Zani, partiamo dall’inizio. Come ha avuto quella che lei definisce un’illuminazione?

«Lavorando ad un itinerario sui luoghi viscontei lungo il Ticino, ho incrociato l’architettura del rivellino del castello di Locarno, una fortificazione che recenti studi hanno attribuito a Leonardo da Vinci. E ho notato la somiglianza di quella struttura con il cosiddetto “triangolo francese” esistente nelle mura del castello di Brescia, un baluardo poligonale realizzato attorno al 1509-13 sotto il baluardo di San Pietro, nell’angolo nord-est della cinta. Ora non è più visibile perché inglobato nelle successive fortificazioni veneziane, ma è ben noto grazie ai rilievi effettuati nel 2002 dall’Associazione speleologica bresciana, che ha esplorato anche l’interno delle mura. Mi sono detto: e se ci fosse la mano di Leonardo anche a Brescia?».

C’era qualche base per ipotizzarlo?

«Sì, sappiamo dalle fonti che Leonardo nel 1506 aveva lasciato Firenze per andare a Milano dove poi, al servizio del re di Francia, lavorerà fino al 1513 come “ingegnere ordinario”, esperto di fortificazioni militari. E sappiamo che i francesi nell’agosto 1509, dopo l’occupazione di Brescia, stavano mettendo mano alle fortificazioni della città, divenuta baluardo sul confine orientale con i territori veneziani».

Che ricerche ha fatto?

«Sono andato a riguardare i disegni di fortificazioni militari di Leonardo nel Codice Atlantico, e mi sono imbattuto in un foglio che mi ha fatto sobbalzare. Quello che c’era disegnato aveva tutto l’aspetto del “triangolo francese” che conoscevo a Brescia: un rivellino poligonale appoggiato a una torre cilindrica - che può essere identificata con quella ora detta “dei Francesi” - accanto a cui era segnata una linea verticale, che potrebbe rappresentare un salto di quota, il margine scosceso del Cidneo verso l’attuale via Pusterla. Non solo: sullo stesso foglio c’è anche il disegno di una cortina leggermente curva, com’è quella delle mura settentrionali, sopra l’attuale vigneto Pusterla, che si conclude con una torre accanto alla quale Leonardo annotò la parola “socorso”, e che non è altro che la fortificazione sopra la Strada del soccorso che sale dall’attuale Montagnola fino in Castello».

Sul foglio 125v del Codice Atlantico la rappresentazione del «triangolo francese» (in seppia) e la parola «socorso», in alto a destra
Sul foglio 125v del Codice Atlantico la rappresentazione del «triangolo francese» (in seppia) e la parola «socorso», in alto a destra

C’entrano i francesi anche in questa zona delle mura?

«Sì, arrivati a Brescia si misero subito a ricostruire e rafforzare subito questa parte, che era stata distrutta dall’esplosione di un deposito di polvere da sparo, causata da un fulmine, nel 1508. Alcune fonti d’epoca riportano la notizia dell’esplosione riferendola ad una “torre Mirabella”, per cui si era pensato che si trattasse della torre sulla sommità del Cidneo, ma altri documenti raccontano che lo scoppio colpì il sottostante convento di Santa Chiara e un mulino vicino alla chiesa di San Nicolò, che si trovava all’incrocio tra le attuali vie Galilei e Biseo. Deve trattarsi quindi della torre detta oggi Coltrina, sopra la strada del Soccorso e l’imbocco nord della galleria, che in effetti mostra una tipologia costruttiva diversa dalle murature veneziane, e riferibile al tempo dei francesi».

L’impegno di Leonardo come ingegnere per il re di Francia, il disegno del Codice Atlantico… qual è il terzo indizio?

«Ce lo dà l’umanista fiorentino Francesco Pandolfini, ambasciatore di Firenze presso il re di Francia, che in una sua dettagliatissima cronaca del 1509, custodita nell’Archivio storico di Firenze, riporta che in quell’anno i francesi stavano lavorando a Brescia, e che volevano completamente rifabbricare il castello soprattutto nella parte distrutta dal fulmine l’anno precedente, ancora al tempo dei veneziani. La cronaca - inedita - di Pandolfini è ricchissima di notizie su quello che accade a Brescia in quel tempo. Angelo Brumana dell’associazione bresciana Misinta la sta studiando, e non è escluso che arrivino altre interessanti notizie sulla storia della nostra città».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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