Bresciano di 63 anni, Roberto è tra i pochi che non si sottrae a raccontarsi ad uno sconosciuto. E comincia da dove tutto è iniziato: «Lavoravo nel settore commerciale di un’azienda edilizia della Bassa. Alcuni anni fa le cose hanno cominciato ad andar male e ho perso il lavoro. Da un giorno all’altro mi sono ritrovato senza nulla. Alla mia età non mi facevano fare più niente». Non entra nei dettagli, ma con amarezza dice: «Ti rendi conto che a un certo punto tutti ti voltano le spalle: amici, conoscenti, anche i parenti. Diventi invisibile, non sei più nulla». Senza i volontari che l’hanno accolto e gli hanno dato un tetto, un pasto e la possibilità di trascorrere le giornate con diverse attività «non so come avrei fatto», ammette.
Roberto confessa di ritenersi più fortunato di altri, che invece non hanno trovato posti letto o non hanno saputo a chi rivolgersi. O semplicemente non hanno avuto la forza di farlo.
«Anche in questi mesi caldissimi ho incontrato tante persone in difficoltà, stavano anche molto peggio di me. E mi ha sorpreso vedere sui marciapiedi tanti giovani di trenta o quaranta anni. La gente non immagina le difficoltà che incontrano tantissime persone di ogni tipo e in quanti non riescono poi ad uscirne».
Quando gli si chiede se abbia dei sogni resta stupito, il 63enne dice: «Mi piacerebbe avere una vita autonoma. Qui resto sempre un ospite e non è bello spiegarlo agli altri. Spero di poter fare un percorso personale e di avere una casa mia. Così posso ricominciare e riacquistare dignità».




