Cronaca

All’oratorio di San Carlo di Rezzato sempre più persone chiedono un pasto

Negli ultimi anni le richieste di ospitalità sono aumentate da 30 a 50 a settimana
Francesca Zani
Alcuni volontari mentre preparano i pasti caldi agli ospiti
Alcuni volontari mentre preparano i pasti caldi agli ospiti

Sempre più persone si siedono alla tavolata solidale di «Aggiungi un posto a tavola». Il progetto, che prende il nome dal celebre musical degli anni Settanta di Garinei e Giovannini, offre ogni giovedì sera un pasto completo, negli spazi dell’oratorio di San Carlo, a persone e famiglie che attraversano un momento di difficoltà economica o personale.

Numeri in crescita

«Negli ultimi anni – racconta Ivan, uno dei volontari – le richieste di ospitalità sono aumentate da 30 a circa 50 a settimana, a testimonianza che sempre più persone non sono in grado di avere un pasto». La cena inizia intorno alle 19.15, a cucinare sin dal pomeriggio e a servire le persone sono a turno i volontari.

«Ai tavoli – prosegue Ivan – non ci sono solo stranieri come comunemente si è portati a pensare, ma anche molti italiani, provati da destini che molte volte fanno virare la vita verso abissi profondi di solitudine e disperazione, dove il sorriso e l’accoglienza di chi offre un pasto caldo può rappresentare un’ancora di salvezza a cui aggrapparsi».

Come funziona

Il gruppo di «Aggiungi un posto a tavola», collabora con la Caritas locale che segnala le persone bisognose, l’unico impegno da parte loro è avvisare di un’eventuale assenza, che automaticamente lascia il posto ad altri. Poi tutti a tavola per gustare i vari menù che le cuoche propongono ai loro ospiti: pollo ai ferri, pasta, lasagne, affettati, ma anche formaggi e frutta per finire con il dolce, perché alla cena a volte ci sono anche i piccoli con le loro mamme.

Autofinanziamenti

Il gruppo si autofinanzia con iniziative musicali, ma anche grazie ad alcuni esercenti locali che donano ingredienti come il pollame o gli affettati, chi il pane o la pasta, creando una sorta di filiera solidale. E laddove manca qualcosa sono i volontari stessi che provvedono. Va detto infine che i volontari non solo servono i loro ospiti, ma si siedono anche a tavola con loro, perché accanto al cibo ci dovrebbero sempre essere la parola e il calore umano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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