Nei giorni della settimana della moda milanese Vestiaire Collective ha distribuito venti borse pre-loved (il modo più chic per dire «di seconda mano») ad alcuni fedeli utenti che hanno avuto la pazienza di partecipare a una lotteria a tema. Vinted fa ormai pubblicità anche sulla tv nazionale. E moltissimi utenti mantengono l’account Facebook solo per utilizzare la funzione Marketplace. Questo per dire: acquistare vestiti e accessori usati non è più un tabù, anzi. E non lo è nemmeno venderli per fare spazio negli armadi e per racimolare qualcosina, magari da reinvestire in abiti e oggetti sempre second hand. Online ormai è quotidianità (vedi alla voce Vinted, Depop, Subito). Ma lo è anche nel mondo fisico, grazie ai charity shop che si stanno diffondendo anche a Brescia e ai mercati solidali come Timeless. I motivi sono vari e tutti validi: risparmiare ed evitare di sprecare e produrre rifiuti, in maniera più sostenibile, oculata e intelligente. E pure guadagnare.
Da qualche anno c’è chi ha fatto di questa tendenza una pratica virtuosa con cadenza stagionale: si tratta di CarminiAmo, l’associazione di valorizzazione del quartiere Carmine che torna questa domenica 27 settembre con lo svuota cantine tra via Pace e i giardini di Carme, dalle 10.30 alle 19.30. In vendita su relle, tavolini e scaffali portati in strada per l’occasione ci saranno vestiti, accessori, suppellettili, soprammobili, piccoli elettrodomestici… E a vendere saranno gli abitanti della zona. Perché per CarminiAmo il senso del mercatino si riassume in tre concetti: riciclo, riuso e socialità di quartiere.
La nascita del mercatino
«Il primo svuota cantine in Carmine lo organizzammo nel 2017, ispirandoci ai mercatini delle pulci che in Francia sono tradizione domenicale». A parlare è Francesco Catalano, che all’epoca della nascita della giornata del riuso e del riciclo era presidente di CarminiAmo, l’associazione che ha dato vita al tutto. Oggi, oltre che consigliere comunale, ne è vicepresidente e cura materialmente l’organizzazione del mercatino. «Assegno i posti, insomma», sorride. «Io ci tengo molto: riciclo, riuso e socialità sono i pilastri che ci guidano. Vogliamo cambiare la mentalità, combattere il consumismo e contrastare il fast fashion. Vogliamo che le persone non buttino tutto subito nella spazzatura a cuor leggero».

Da allora l’appuntamento con lo svuota cantine si è ripetuto numerose volte, ma soprattutto si è esteso anche ai quartieri di Fiumicello, Chiesanuova, Porta Milano e Crocifissa di Rosa, su richiesta dei Consigli di quartiere: quest’anno gli eventi sono stati otto. «Le persone portano di tutto: giocattoli, libri (non moltissimi), regali, bomboniere, quadri, piatti, posate, bicchieri…». E poi ci sono i vestiti, che sono ormai la star di questi mercatini. «Dal 2022 sono aumentati moltissimo. Un po’ perché il vintage è una tendenza, e un po’ perché da quando ci sono Vinted e le altre piattaforme (così come i mercatini dell’usato e le vendite al chilogrammo, anche in città) le persone hanno usato a usare i vestiti usati e a rivendere tra privati».
A cambiare è stata soprattutto la mentalità. «Quando abbiamo iniziato vestiti e scarpe non si vendevano. Oggi sono molto richiesti e sono aumentate anche le persone che li vendono. I vestiti li comprano e vendono soprattutto i giovani, l’oggettistica è più cercata dalle persone più grandi».

Socialità di quartiere
Carminiamo – con il supporto delle associazioni dei quartieri in cui si svolgono gli svuota cantine – organizza due mercatini all’anno per ogni quartiere. «Le richieste sono davvero tantissime. In Carmine, che è il più esteso, gli espositori sono circa 160, le richieste almeno una cinquantina in più. Naturalmente non si paga per esporre (c’è solo un contributo di 3 euro per le autorizzazioni e l’organizzazione). E negli ultimi tempi abbiamo deciso di dare precedenza agli abitanti della zona, tornando quindi all’idea iniziale della socialità di vicinato. Perché oltre al riciclo e al riuso, lo svuota cantine è un momento di socialità, di conoscenza dei vicini. Vedi il tuo dirimpettaio che vende o che compra. Non vogliamo essere un mercato di professionisti, e infatti solo i privati possono partecipare. Qualche furbo c’è: svuotacantine di professione, rigattieri, stocchisti... Ma la volta successiva non diamo il permesso. Quest’anno ne abbiamo fatti otto. L’anno prossimo chissà. Abbiamo richieste anche da altri quartieri. L’idea è andare avanti, dando sempre spazio agli abitanti».




