Popping, animation, robot dance, freestyle, house. Hip hop, quindi, ma in tutte le sue forme, anche più underground. «Le ho studiate tutte in modo da essere il più versatile possibile», dice Riccardo Zamboni, monteclarense classe 2004. Alla fine è diventato così versatile da essere entrato nel corpo di ballo di Sarah Toscano e Anna Pepe. Ma lo si è visto anche a X Factor e Sanremo. E molto, molto recentemente in Galleria Vittorio Emanuele: era uno dei numerosi ballerini in tuta blu durante la sfilata Vogue World in occasione della Milano Fashion Week. E così i bresciani in passerella – dopo Vittoria Ceretti, Blanco e Veronica Yoko Plebani – erano quattro.

Riccardo, quando ha iniziato a danzare?
Avevo circa 9 anni e ho cominciato a ballare da autodidatta, con uno stile che si chiama popping. Facevo esibizioni nel sottostile animation, una sorta di robot dance. Verso i 15 anni mi sono iscritto a una scuola di danza a Desenzano del Garda e ho iniziato a ballare hip hop, intraprendendo un percorso di freestyle e improvvisazione. Non il percorso coreografico, ma freestyle e battle. Poi ho studiato contemporaneo e altri sottostili dell’urban, come l’house. Volevo essere il più versatile possibile, allargando il mio bagaglio. Una volta diplomato ho frequentato l’Accademia Modulo a Milano e iniziato un percorso coreografico che mi ha permesso di cominciare a lavorare in contesti importanti come X Factor e Sanremo, oltre che in programmi ed eventi privati piuttosto importanti.
E ora l’abbiamo visto in diverse tournée...
Il primissimo tour è stato con Sarah Toscano, il tour estivo del 2025. Dopodiché ho avuto la fortuna di entrare nel corpo di ballo di Anna Pepe per il tour invernale: è stata l’esperienza più bella fatta finora. Ho frequentato i palazzetti più importanti in Italia, il Forum di Milano, l’Unipol Arena, il PalaPartenope di Napoli. È stato incredibile. Attualmente è una delle rapper più ascoltate. Il suo stile, dal punto di vista coreografico,è completamente hip hop.

Con quali coreografi ha lavorato finora?
Per la tournée di Sarah Toscano ho lavorato con Macia Del Prete, per Anna Pepe con Carlos Diaz Gandia, che ha lavorato anche con Mahmood e Gaia.
Dopo la tournée con Anna Pepe cos’è arrivato?
Ho continuato con altri lavori: a Sanremo ho ballato per LDA e Aka 7even, e poi ho fatto altri eventi. Ho lavorato anche con Netflix per il lancio di «Bridgerton» a Carnevale. E abbiamo finito da poco due tour: a maggio con Sarah Toscano per il suo nuovo album, «Met Gala», e poi quello estivo, sempre con Sarah.
E ora Vogue...
Sì, con le coreografie di Charm La’Donna, che ha coreografato le esibizioni di Kendrick Lamar e Bad Bunny al Super Bowl. Lavorare con lei è stata un’esperienza più che formativa. Essere circondati da ballerini con un’esperienza elevatissima e farne parte è più che soddisfacente.
Com’è stato l’evento?
Pazzesco, curato nei minimi dettagli. Le prove erano molto professionali. È stata molto bella la visione della coreografa e provare in Galleria è stato bellissimo. La vera essenza è stata poi ballare il giorno dell’evento per Vogue: sono stato sotto gli occhi di personaggi importantissimi, non solo della musica. Un momento adrenalinico.
Per chi sogna di ballare?
Chris Brown. Un sogno grande, ma chissà.




