Storie

«La fotografia oggi è troppo veloce: io sono tornata alla cianotipia»

La fotografa bresciana Ramona Zordini racconta il suo percorso di sperimentazioni che l’ha portata fino alla lavorazione della bioplastica: «Avevo bisogno di un ritorno alla manualità e ai tempi del fare»
Alessia Tagliabue
La fotografa bresciana Ramona Zordini - Foto Instagram
La fotografa bresciana Ramona Zordini - Foto Instagram

Una carriera artistica quasi ventennale, che ha abbracciato sperimentazioni, tecniche e materiali differenti: Ramona Zordini racconta che, sin da piccola, «il disegno era una via di fuga», e oggi l’arte è diventata la sua vita. Una ricerca continua verso la stratificazione e la tridimensionalità attraverso la manualità, che spazia dal puro astrattismo alla concretezza della cronaca e della quotidianità: un viaggio che affronta con tecniche disparate, dalla fotografia e il ricamo alla cianotipia tricolore, fino alla polpa di carta e alle recenti sperimentazioni con le bioplastiche.

Classe 1983, di Brescia, Zordini ha studiato grafica alle superiori per poi avvicinarsi alla fotografia in accademia, laureandosi in Fotografia artistica alla Laba. Un medium che è rimasto come input e punto di partenza per altro. «La sua velocità ha iniziato a starmi stretta, avevo bisogno di un ritorno alla manualità, e ai tempi del fare». Una parola che torna spesso. «Gli artisti fanno, punto. È difficile razionalizzare motivazioni o spinte: un’artista è tale perché fa». I primi lavori di Ramona erano legati dal fil rouge dell’acqua. «Dal 2012 fino al 2021, più o meno, la mia ricerca è stata legata alle stratificazioni dell’acqua, usando la fotografia, con ritratti ed autoritratti, il ricamo e varie tecniche».

La cianotipia

Sei anni fa, ecco l’incontro con la cianotipia, «in grado di permettermi una stratificazione maggiore e di creare diverse situazioni». Dalla tecnica più base, che permette, con un procedimento fotografico e di stampa a contatto, di ottenere immagini monocromatiche blu di Prussia, Ramona si è spostata alla cianotipia tricolore, che attraverso passaggi standardizzati di viraggio si evolve dal procedimento standard. «La mia fotografia di partenza viene separata in tre negativi digitali separati, uno per colore primario. Da lì si passa a stampa, carbonatura, viraggio, asciugatura, ripetendo, con le dovute differenze, il processo nei tre colori. È una tecnica molto affascinante e che si basa su una continua sperimentazione: ha molte variabili anche dal punto di vista chimico, e anche se cerchi di replicare uno stesso passaggio molto spesso il risultato visivo è diverso – racconta, mostrando le sue opere –. È questo che mi piace: una tecnica che permetta di meravigliarti, e nella quale l’errore sia in realtà parte integrante del processo. Le cose possono non andare come avevi preventivato, e da lì puoi cambiare direzione». Grazie a telai di strati di carta sovrapposti, la ricerca di Ramona si concretizza quindi in opere quasi ipnotiche e psichedeliche, che danno tridimensionalità allo scatto.

«Un-seen»

La stessa tecnica è stata utilizzata per la serie Un-seen, un progetto legato al tema dei minori scomparsi nel mondo: basandosi su database e articoli di cronaca da India a Usa, passando per Siria e Palestina, Ramona è entrata in contatto con bambini e ragazzi sottratti al proprio nucleo famigliare. «Spesso trovavo immagini sgranate e non utilizzabili: ho quindi chiesto all’Intelligenza artificiale di creare delle fototessere in alta definizioni partendo dai loro volti, e da lì ho cominciato il mio processo manuale». Un’intrigante commistione tra tecnologia e artigianalità, che ha però portato ad un contraccolpo mentale ed emotivo. «I progetto al momento è in stand-by, era un tema delicato e complesso, che mi ha richiesto di fermarmi e dedicarmi all’astratto per un po’. Ho scoperto dell’esistenza di veri e propri hot spots per la sparizione di minori nel mondo: gli Stati Uniti per gli ispanici, o le stazioni indiane, passando poi per centri di detenzione americani o centri di raccolta in Italia, dove, nelle prime 48 ore, tantissimi bambini spariscono legati a giri di prostituzione o traffico di esseri umani. È stato impattante, ma mi ha anche portato a riflettere: davvero non parlare di casi legati ai minori tutela la loro privacy? Non parlare di determinate dinamiche non rischia che continuino a svilupparsi in sordina?».

L’estate appena conclusa ha portato quindi l’esigenza di staccarsi dalla cronaca, e di rifugiarsi nell’astratto. «Sto sperimentando con la polpa di carta e con le bioplastiche: due nuovi amori che stanno diventando un’ossessione». L’idea è quella di ibridare queste tecniche con la cianotipia e con i suoi lavori precedenti. «Voglio che le idee si influenzino tra di loro – ha spiegato – mi piacerebbe arrivare a installazioni di grandi dimensioni».

Mostre ed esposizioni

Le opere di Zordini sono esposte in maniera permanente al Vittoriale di Salò, al Macs in Sicilia, al centro della Fotografia italiana di Brescia, al Musinf di Senigallia e al Museo di Arte Contemporanea di Adria, e negli anni hanno preso parte a mostre – di gruppo o in solitaria – in tutta Italia, in Spagna, Germania, Honk Kong, e Stati Uniti. Selezionata nel 2011 per partecipare alla Biennale dei Giovani Artisti dall’Europa e Mediterraneo, ha collezionato negli anni premi nazionali ed internazionali, e i suoi scatti sono diventati copertine di libri e locandine cinematografiche. Oggi, tra lavoro in studio e mostre, si occupa anche di tenere laboratori nel bresciano e in giro per l’Italia. «Ora sto valutando anche di proporre corsi online: insegno la cianotipia tricolore, un ambito estremamente di nicchia, e rivolto ad uno specifico target».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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