Montagne di sushi, fette di pizza accatastate, patatine fritte, hamburger, cheeseburger o addirittura trisburger. Tavolette di cioccolato e barattoli di Nutella, biscotti giganti, alette di pollo immerse in litri di maionese o salsa piccante. E poi mangiatori professionisti che si abbuffano all’inverosimile, ripuliscono il piatto (o il tavolo intero) direttamente con le mani cacciandosi in bocca quanto più cibo possibile. Dall’Oriente fino al resto del mondo, attraverso i social, un trend nato più di quindici anni fa continua ad attirare milioni di spettatori. Una longevità insolita per un fenomeno digitale: mentre le mode online si susseguono rapidamente, il mukbang non sembra perdere il suo pubblico. Forse perché mescola sensazioni opposte, giocando sul filo del rasoio tra disgusto e piacere, nausea e desiderio. O forse perché, dietro l’apparente spettacolarizzazione del cibo, risponde a bisogni molto più profondi.
Mukbang: cos’è e dove è nato
Nato in Corea del Sud intorno al 2010, il mukbang è un formato di video a metà tra intrattenimento, convivialità e asmr: una persona mangia davanti a una telecamera mentre il pubblico osserva e interagisce. Il termine deriva da meokneun, «mangiare», e bangsong, «trasmissione». Inizialmente alcuni giovani coreani pubblicavano online video in cui consumavano piatti diversi, fatti in casa o acquistati nei fast food. L'obiettivo non era mangiare quantità enormi, ma creare una forma di compagnia virtuale: condividere il momento del pasto con chi, dall’altra parte dello schermo, mangiava da solo.
Con il tempo il format si è evoluto. Accanto al mukbang tradizionale sono comparsi video di food challenge, vere e proprie gare sulla quantità e sulla velocità con cui si riesce a mangiare.
Come funziona uno spettacolo di mukbang?
La formula è semplice: il mukbanger prepara o ordina il cibo, si mette davanti alla telecamera e comincia a mangiare interagendo con il pubblico attraverso commenti e chat. In alcuni video viene mostrata anche la preparazione del pasto, mentre il creator racconta ciò che sta mangiando e ne commenta sapore e consistenza.
In altri casi l’attenzione è concentrata soprattutto sulla quantità di cibo, sulla velocità del consumo o sulla difficoltà della sfida. I microfoni ad alta sensibilità hanno un ruolo importante nel catturare ogni dettaglio: il rumore dei morsi, il fruscio delle confezioni, i condimenti e, addirittura, il sibilo delle bevande gassate. Il risultato è un’esperienza immersiva pensata per coinvolgere lo spettatore e fargli credere di essere seduto a tavola insieme al creator.
I mukbanger più famosi del web
La crescita del fenomeno ha portato molti creator ad investire sul trend e, alcuni di loro sono diventati vere e proprie star. Tra le prime protagoniste c’è stata la coreana Park Seo-yeon, conosciuta online come The Diva. La creator ha trasformato le sue dirette in una vera e propria professione e, nel 2014, guadagnava più di 9mila dollari al mese «solo» mangiando.
Negli Stati Uniti, tra i più famosi creator c’è invece Nicholas Perry, meglio conosciuto come Nikocado Avocado, celebre per le video-sfide in cui ingurgita quantità smodate di cibo. Anche Candy Godiva, conosciuta come Hungry Fat Chick, è diventata una star negli Usa grazie alle sue food challenge. In India una famosa mangiatrice seriale è invece Madhuri Lahiri, nota come MaddyEats, mentre dalla Cina, Sulgi Yang, ha realizzato oltre ottocento video di mukbang.
Il fenomeno in Italia
Se all’estero la tendenza ormai è mainstream, in Italia il mukbang puro non sembra avere oggi una scena altrettanto ampia e facilmente quantificabile; il format si è infatti ibridato con food challenge, asmr, recensioni di ristoranti e contenuti TikTok/Shorts. Tra le prime creator a realizzare i mukbang ci sono Chiara Facchetti (tra i suoi contenuti famoso il video in cui ordinava tutto il menu di McDonald's), Francesca Dai e Chiara Paradisi che, in un’intervista del 2018 a Vice, raccontava di aver iniziato a girare video di abbuffate anche per trasformare il proprio rapporto difficile con il cibo in qualcosa di più positivo e condivisibile con il pubblico.
Tra i creator italiani legati alle food challenge ci sono poi Thomas Hungry (Thomas Marenduzzo), Raffaella D'Alessandro e i Cip & Ciop Mukbang, un esempio più vicino al mukbang tradizionale.
Infine Chiara Mangiatutto. La creator siciliana ha costruito la propria notorietà proprio sulle sfide in cui consuma quantità enormi di cibo in un tempo stabilito. Nel 2024 il Giornale la definiva addirittura la regina italiana delle food challenge accostando il suo canale YouTube a quello di Man vs Food.
Perché piace guardare gli altri mangiare
Ma perché il mukbang watching attrae così tanti spettatori? Secondo una delle interpretazioni più diffuse, il fenomeno si è affermato in risposta alla crescente solitudine urbana: guardare qualcuno mangiare può trasformarsi in una forma di convivialità virtuale. Luisa Stagi, docente di sociologia generale all’Università di Genova e autrice del libro «Food porn. L’ossessione del cibo in TV e nei social media», ha analizzato proprio il rapporto tra cibo, media e socialità. Il mukbang può promuovere un senso di connessione emotiva con gli altri: una parte degli spettatori rimane connessa infatti anche dopo il pasto per partecipare a discussioni su argomenti che esulano dal cibo. Le chat diventano così un punto di incontro sociale, dove parlare della quotidianità o, semplicemente, stare insieme.

Ma quel lato conviviale, che a prima vista sembra positivo, può nascondere anche risvolti più oscuri: la visione frequente di questi contenuti è stata associata, in alcuni studi, a indicatori di disagio psicologico e a comportamenti alimentari problematici.
Non solo solitudine
Charles Spence, professore di psicologia sperimentale in Gran Bretagna, nel suo testo «Gastrophysics» spiega invece che il food-voyeurismo soddisfa un desiderio di cibo che molte persone provano quando guardano altri cucinare e mangiare. Per alcuni il mukbang può inoltre rappresentare un’esperienza vicaria: chi vive un rapporto conflittuale con il cibo, ad esempio, può trovare nello schermo un modo per assistere a un’esperienza che nella vita quotidiana si concede con difficoltà come mangiare con piacere, in abbondanza e senza sensi di colpa.
Esiste poi una componente più controversa e marginale: per qualche spettatore il mukbang può avere anche una dimensione sessuale. Alcuni studi hanno collegato soprattutto determinate forme di food voyeurism all'attrazione per persone che mangiano grandi quantità di cibo.
Infine una spiegazione più semplice: guardare qualcuno mangiare è intrattenente. I suoni amplificati, la ripetizione dei gesti e la spettacolarità delle quantità possono produrre una sensazione di rilassamento e piacere.
Rischi fisici
Nato come trend per sfuggire all’isolamento sociale, quando il mukbang si trasforma in una gara sulla quantità di cibo ingerito emergono i rischi maggiori. Le forme più estreme del fenomeno possono normalizzare abbuffate, consumo eccessivo di cibo spazzatura e comportamenti alimentari potenzialmente dannosi. In alcuni casi, inoltre, i video possono essere montati o costruiti in modo da nascondere ciò che accade fuori dall'inquadratura, compreso l'eventuale spreco di cibo.
Un caso che ha attirato particolare attenzione è quello della streamer cinese Pan Xiaoting, morta nel 2024 dopo una diretta di mukbang. La vicenda ha riacceso il dibattito sui limiti delle challenge alimentari e sulla responsabilità delle piattaforme nel promuovere contenuti sempre più estremi. Un altro caso discusso nel 2024 è quello del creator filippino Dongz Apatan, morto in seguito a un ictus emorragico. Anche la sua morte contribuì ad alimentare il dibattito sui rischi delle food challenge, nonostante non sia possibile attribuire il decesso semplicemente alla sua attività di creator o al mukbang.
Impatti sulla mente
Oltre ai rischi fisici, il mukbang solleva interrogativi anche sul rapporto tra social media, immagine corporea e alimentazione. L’ossessione per le visualizzazioni e i like può portare i creator a spingersi sempre oltre, aumentando la quantità di cibo consumata o la velocità delle sfide. Uno degli aspetti più preoccupanti del mukbang è poi l’impatto sui giovani, i maggiori fruitori di questo tipo di contenuti, facilmente influenzabili dai propri idoli online. Alcuni studi condotti sugli adolescenti coreani hanno associato una maggiore esposizione a mukbang a peggiori abitudini alimentari: aumento del consumo di cibi di fast food, bevande zuccherate o ricche di caffeina e spuntini notturni. In ultimo, spesso i creator, nonostante il cibo ingerito, mostrano fisici snelli. Questo potrebbe contribuire a creare nei ragazzi un'immagine distorta del proprio corpo e delle conseguenze derivanti da un'alimentazione scorretta.
Il mukbang non mostra dunque soltanto il cibo. Mostra il nostro rapporto con il cibo, con gli altri e con il corpo. Può essere compagnia e intrattenimento o amplificare comportamenti problematici. Ed è probabilmente proprio questa ambivalenza a spiegare, almeno in parte, la sua straordinaria capacità di resistere ai cambiamenti delle mode online.



