Storie

Il mondo di Mattia, la laurea alla Laba tra gatti vampiri e l’amico di sempre

Ventidue anni, autistico, il giovane orceano ha raccontato la sua vita, i suoi traguardi
Tonino Zana
Mattia Stabile
Mattia Stabile

Mattia Stabile, 22 anni, universitario con autismo, lunedì 12 ottobre si è laureato con 110 su 110 alla Laba con una tesi su «L’adattamento da romanzo a sceneggiatura». La sua storia scolastica inizia alla scuola media di Orzinuovi, istituto Sacra Famiglia; prosegue al Golgi di Brescia iscrivendosi all’Istituto Tecnico Grafico; infine frequenta l’Accademia Laba in città per conseguire il diploma di laurea triennale in «Scenografia Indirizzo Cinema Audiovisivo e Multimedia».

Al suo fianco da sempre un angelo custode laico, il professore Cesare Bertulli, che gli è stato a fianco dalla quinta elementare alla maturità e oggi è un amico. Mattia vive con consapevolezza e serenità il suo autismo e ha imparato a gestire le emozioni, non rompendo mai il rapporto intermittente tra pacatezza e irascibilità. È un bel ragazzo e quando ti viene incontro, alto e robusto, somiglia a un piccolo lord, signorile e distaccato. Da tre anni, prende il pullman dalla sua casa nell’hinterland e in solitaria raggiunge la sede universitaria a Brescia, nel quartiere di Urago Mella. Dice: «Per me è bello viaggiare da solo perché sono solitario come un gatto».

Nella sua tesi dedica un capitolo a un suo amico gatto che si chiama Liku. Chi è Liku per lei?

È un gatto vampiro. Rappresenta due mie passioni: il mio animale preferito e il mio mostro preferito. Ho anche due gatte in casa, una si chiama Alice come «Alice nel paese delle Meraviglie» e l’altra si chiama Vita che è di mia madre Cristina. Mi fanno compagnia e come i gatti fanno quello che vogliono. Sono affezionato più ad Alice che mi è stata regalata alla Maturità. Il gatto quasi mi assomiglia, è un animale solitario, simbolo di bellezza e di mistero. Anch’io mi considero una persona bella, ma non sono misterioso. Sono prudente e valuto le persone prima di confidarmi.

Nella sua tesi compare chiaramente la letteratura gotica e fantasy con i suoi classici personaggi: Frankenstein e Dracula fino al mago di Oz e Harry Potter. Cosa sente per questo mondo?

Mi affascina perché sono generi spontanei fuori dagli schemi. Non mi piace la saggistica, piatta e prevedibile. Con il fantasy non sono confinato in nessun schema. Leggo molto, anche se non sono un topo da biblioteca. Mi piace molto J.K. Rowling, ho visto tutti i Dracula. Meglio il Nosferatu fondamento dell’Espressionismo tedesco. Amo il dottor Jekyll e mister Hyde di Stevenson, sono innamorato del Decadentismo. Mi piace il tema sulla doppiezza di Luigi Pirandello, scavata da Freud.

Fantasy, creatività, umore libero fino all’anarchia appartengono pure al suo compagno di banco che si chiama autismo. Non è una malattia, ma un modo diverso di costruire relazioni, di appartenere a diversi mondi. C’è una spontaneità, una purezza che rimanda a «Il fanciullino» di Giovanni Pascoli...

Molti hanno dimenticato l’essere bambini: mi affascina «Il Piccolo Principe». L’autismo esiste e si evolve con me, è il mio compagno di vita. Lui è il mio compagno di banco che mi dice di non seguire questa strada o quell’altra, ma io non gli obbedisco. È un buon guardiano, un angelo custode che io non ascolto quasi mai. Come il Grillo Parlante di Pinocchio.

Come vive le ore della sua giornata quando non studia?

Mi sveglio tardi se non ho nulla da fare. Guardo video su YouTube o TikTok, film in tv, ascolto musica pop, rock e heavy metal. La mia giornata dipende dalla mia autostima che va su e giù. Adesso è un momento difficile perché sono stato lasciato da una persona a cui volevo bene, devo ringraziare mia madre che mi ha dato la forza di riprendere la mia strada. Non mi è mancata la virtù della resilienza. Le persone mi scheggiano ma non mi frantumano. Quando c’era il mio prof. Cesare io ero a posto, ma appena si assentava qualcuno mi bullizzava. Alcuni adulti sono stati molto distratti, hanno sottovalutato la mia condizione. Non Cesare, che mi ha sempre accettato per quello che sono, l’ho fatto disperare e lui mi ha aiutato molto in tutto.

Adesso che è passata la paura, può raccontarci la discussione della tesi?

È durata quasi un’ora, ero molto agitato. C’erano i miei amici, una arrivata dalla Sicilia: mi hanno sostenuto. Appena ho cominciato la discussione mi sono liberato dall’ansia e non ho balbettato. Alla fine il mio relatore prof. Marco Jeannin mi ha comunicato il 110 e abbiamo festeggiato.

Mattia, concludiamo: ora come va la vita con il suo compagno di banco?

Onestamente va bene. Per il momento non è un problema. Cerco un progetto della mia vita, cerco stabilità, un’agenda che abbia un senso. Devo battere il difetto di procrastinare le cose. Punto alla laurea magistrale e mi iscriverò al biennio sul tema del Cinema. Non mi piace il titolo di dottore. Mi fa sentire vecchio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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