«Tutto il mondo è diverso, ma possiamo vivere insieme». Questa frase è la «firma» che ha scritto sul murale lungo 70 metri che ha disegnato all’oratorio di San Polo. Ha rappresentato la storia dell’umanità, dai dinosauri all’uomo nello spazio. Lo ha realizzato nell’estate 2022, oggi Pietro Spada ha 16 anni e in questa manciata di anni è già diventato un artista apprezzato. Lui è un ragazzo autistico ad alto funzionamento, dipingendo trova una strada per comunicare e per rilassarsi.
Nelle scorse settimane, al Giornale di Brescia ha incontrato la ministra alla disabilità Alessandra Locatelli e le ha donato una sua tela, un’altra l’ha regalata alla nostra direttrice Nunzia Vallini: esplosioni di colore nate dalla sperimentazione di tecniche nuove. Pietro è supportato da mamma Anna, da papà Simone e dalla sorella Sara (che lo adora).

A chi ti ispiri per i tuoi quadri?
A nessuno.
Cosa provi mentre dipingi?
Mi rilasso molto, sono molto soddisfatto quando finisco. E se dopo qualche tempo non sono più così soddisfatto, cambio anche i quadri già fatti.
(Racconta la mamma: «Ha delle doti molto spiccate, come appunto, il disegno, mentre ha qualche difficoltà sul fronte della scrittura e della lettura, diciamo che si esprime al meglio attraverso l’arte. Si relaziona molto bene con tutti, se ha momenti di stress si autocontrolla proprio disegnando».)
Cosa ti infastidisce quando dipingi?
Odio gli errori, a volte ne faccio, ma li correggo.

Quanto impieghi a completare un dipinto?
Da un minimo di pochissimi minuti, fino a un massimo di dieci.
Sei veloce.
Perché poi mi annoio.
Ti annoi facilmente?
Sì, e non mi piace quando mi obbligano a fare qualcosa.
(Don Marco Mori, parroco di San Polo, è un grande amico di Pietro, è stata sua l’idea del murale. Racconta che quando ha fatto la cresima, appunto per non farlo annoiare, ha fatto salire Pietro accanto all’altare e lo ha fatto disegnare durante la celebrazione.)

Quindi dipingi solo se vuoi?
Certo.
Questa intervista ti sta annoiando?
Per ora no.
Don Marco Mori è un tuo grande amico.
Gli sono grato, mi ha fatto fare il grande murale all’oratorio.
(«Ha realizzato i disegni con una leggerezza impressionante e una precisione da compasso, quasi tutto a mano libera – racconta don Mori –, poi si è accorto che ha realizzato una marea di figure, e colorarle tutte era troppo faticoso».)

Sarà stato molto impegnativo realizzare quell’opera. Cosa ti infastidisce?
Chi non è preciso, quando stavamo colorando il murale controllavo anche il lavoro degli altri bambini, a tutti dicevo: non si esce dai bordi, guai a vedere contorni non precisi.
(«Non pensavo fosse così cocciuto e sensibile su questo aspetto – sottolinea don Mori – è il ragazzo più artista che ho in oratorio»)
I contorni sbavati in effetti non si possono vedere. In quel mega dipinto c’è la storia del mondo, so che hai iniziato a disegnare proprio con i dinosauri.
È vero, poi ora sono passato all’arte astratta, mi piace raccontare quello che vedo nei miei quadri.

Oltre alla pittura hai altri hobby?
Mi piacciono i videogiochi sul telefonino dei genitori e sul tablet.
Ah ecco, mi sembrava strano. Altro?
Mi piace andare in bici, ma vado anche a fare arrampicata in palestra. E poi mi piace giocare a bowling.
So che ti piace anche andare per musei.
Mi piace l’arte contemporanea, sono stato a Milano e al Moma di New York.

Hai esposto le tue opere alla Poliambulanza, vendi parte dei tuoi quadri e poi doni il ricavato a Fobap Anffas, che, come sottolinea la tua mamma, ti ha aiutato tanto nel tuo percorso, sei felice di tutto questo?
Sono molto felice e continuerò a farlo.
Hai esposto un tuo quadro per le paraolimpiadi, una troupe televisiva è venuta dalla Corea per intervistarti, ti sei divertito?
Sì, però mi hanno fatto ripetere le cose troppe volte.
Mi ha detto la tua mamma che seguirai i corsi alla Laba, come studente uditore. Cosa vorresti fare da grande?
Il pittore o il fotografo.
Me regali un tuo quadro?
Certo, ma lo scelgo io, alcuni non si possono né vendere né regalare.
Giusto così, grazie di tutto Pietro.




