Storie

«Al Mercatino venduto un Picasso e un Fontana. Ora puntiamo sui Pokémon»

Giuseppe Chizzolini, inventore e anima dell’evento di Roncadelle. Il mistero del violino da 400mila euro: «Può essere, ma non ho certezze»
Giuseppe Chizzolini, patron del Mercatino del tempo che fu di Roncadelle
Giuseppe Chizzolini, patron del Mercatino del tempo che fu di Roncadelle

Casa sua è la rappresentazione plastica della sua passione: il collezionismo. Soprattutto sul fronte dell’antiquariato/modernariato. E così tra quadri antichi, orologi da taschino (alcuni meravigliosi), un jukebox (in salotto, dove solitamente c’è una credenza per il servizio buono), ci sono appesi anche due tabernacoli. «Questo è del Cinquecento, la serratura è quella originale, guardi che meraviglia». Eccolo Giuseppe Chizzolini, inventore, anima e da 33 anni gran patron del «Mercatino del tempo che fu» di Roncadelle.

Dopo oltre tre decenni il Mercatino continua a riscuotere grande successo. Qual è il segreto?

Molto semplice: passione e impegno che non sono mai venute meno. Tutto questo ci ha portato a essere l’appuntamento più grande e partecipato di tutto il nord Italia, ma probabilmente anche oltre.

Quanti espositori e visitatori?

L’ultima domenica del mese (nel parcheggio del centro Rondinelle) ci sono oltre 300 espositori. I visitatori sono 20mila, e resto basso.

Il Mercatino del tempo che fu al Cono Ottico
Il Mercatino del tempo che fu al Cono Ottico

Quindi 250mila all’anno?

Attenzione, vanno sommati quelli che frequentano l’appuntamento della prima domenica del mese al parco Cono Ottico (200 espositori). Ne aggiungerei almeno altri 100mila all’anno. Senza esagerare.

Sempre senza esagerare, quali sono gli affari più clamorosi fatti al Mercatino?

Ne racconto due di cui sono stato testimone. È stato venduto un Picasso, ho assistito personalmente alla consegna, e al pagamento.

È stato l’unico pezzo pregiato?

Figuriamoci. È stato venduto anche un Fontana che ricordo perfettamente: era della serie concetto spaziale, quelli con i crateri.

Quadri così sono arrivati al Mercatino di Roncadelle?

Nel caso del Fontana, il venditore non sapeva che opera avesse tra le mani. E infatti il quadro è stato acquistato da un altro espositore molto più competente.

Un grande affare.

Lo acquistò per centomila lire e lo rivendette in giornata a molti, molti milioni. I grandi affari si fanno acquistando dai non esperti, quelli che hanno un po’ di tutto. È li in mezzo che trovi le chicche.

Quadri al Mercatino di Roncadelle
Quadri al Mercatino di Roncadelle

A proposito di grandi affari, si dice che sia stato venduto un violino di Nicolò Amati (liutaio del Seicento), del valore di 400mila euro e pagato 90 euro. È vero?

(ride) Dico questo: io non so da chi sia stato venduto. Ma aggiungo: per me è vero, anche se non ho certezze. Il fascino del Mercatino è anche questo.

Ricorda le prime domeniche?

Certo, l’idea mi venne partendo dal presupposto che Roncadelle non ha una piazza. Proposi quindi al sindaco di chiudere parte della centrale via Roma per creare, appunto, un piccolo mercatino: quella prima domenica c’erano 13 espositori.

Fu subito un successo?

Assolutamente no, anzi. Si vendeva poco e gli espositori andavano costantemente calando.

Era tentato di arrendersi?

Figuriamoci, mi sono messo ad andare negli altri mercatini, ne frequentavo anche tre o quattro a domenica. Passavo dai banchetti dicendo: “Qui si vende bene? Io vado a Roncadelle e mi trovo benissimo”.

Una trovata di marketing.

Il classico passa parola che funziona sempre. E poi è stato un successo in continua crescita: dopo 33 anni lo posso dire senza timore di smentita. Ci siamo trasferiti dal Centro 2000 alle Rondinelle, aumentando il pubblico. Poi ho raddoppiato l’appuntamento contro tutti che mi dicevano sarebbe stato un flop. Basta andare al Cono Ottico per vedere che flop è stato: ho richieste di espositori in continuo.

Da quando stiamo parlando il suo telefono non ha mai smesso di suonare.

Sono gli espositori.

Cristalli al Mercatino di Roncadelle
Cristalli al Mercatino di Roncadelle

Ma non vedo nessun numero salvato.

Non mi serve salvarli, li riconosco tutti dalla voce.

L’antiquariato non ha più il successo di un tempo, lei come riesce ad attirare sempre un pubblico così numeroso?

Tenendo altissima la qualità e la varietà: al Mercatino trovi dal chiodo alla cassapanca del Cinquecento. E poi innovando. Ho introdotto i venditori di carte Pokémon: ora il pubblico va dai bambini di sei anni alle persone di 90, ma anche oltre.

Non temete la concorrenza online?

La temo zero. Primo: online si trovano più truffe che affari. Secondo: chi vuole oggetti antichi o vecchi vuole vederli, toccarli. E poi c’è una sensazione che puoi provare solo camminando tra i banchetti: vedendo gli oggetti del passato ti sembra di tornare indietro nel tempo, a quando eri giovane. Tutto questo è meraviglioso.

E se qualcuno volesse il suo posto di patron del Mercatino?

(ride) Le candidature sono aperte, c’è solo una condizione: chi vuole gestirlo deve stare con me tre anni per imparare tutto.

Un corso di formazione?

Il Mercatino e cresciuto a dismisura diventando una macchina perfetta, non si impara a guidarla dall’oggi al domani. E serve anche una grande tenuta fisica.

In che senso?

Un mio amico medico una domenica mi ha messo un contapassi per monitorarmi. A fine giornata avevo fatto 43 chilometri. Tenga conto che arrivo al Mercatino alle quattro e mezza del mattino e torno a casa alle nove di sera.

Quanti anni ha?

I prossimi sono 79.

E la pensione?

Ho promesso a mia moglie che festeggio i 35 anni del Mercatino nel 2028 e poi ci penso. Al massimo ne faccio altri 35 e poi basta davvero.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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