Storie

Gandolfini: «Mi chiamano inquisitore? Difendo la vita sempre e comunque»

L’inventore dei Family day: «Spero che il Parlamento non approvi una legge sull’eutanasia, sarebbe una scelta deleteria»
Il neurochirurgo Massimo Gandolfini
Il neurochirurgo Massimo Gandolfini

«Sulla vita non si vota». L’incontro con Massimo Gandolfini non può che partire da un ricordo del cardinale Camillo Ruini (recentemente scomparso) e da quella frase «che non si stancava di ripetere». E poi quei valori non negoziabili che durante la presidenza della Conferenza episcopale italiana del porporato emiliano (e durante tutto il pontificato di Giovanni Paolo II) sono stati difesi a voce alta, ed anche nelle piazze, per esempio con i Family day. «Quella di Ruini è stata una Chiesa impegnata, presente e con voce vincente come poi non è più stato», sottolinea Gandoflini.

Il grande Family day del 2016, contro la legge Cirinnà sulle unioni civili, si è però svolto sotto il pontificato di papa Francesco.

Un evento che si è svolto con l’approvazione esplicita di Bergoglio, se così non fosse stato non avremmo fatto nulla.

Papa Francesco con Massimo Gandolfini
Papa Francesco con Massimo Gandolfini

Il pontificato di Francesco non è stato però caratterizzato dalle battaglie, appunto, per i valori non negoziabili.

Sul fronte della dottrina della Chiesa è stato assolutamente in linea con i suoi predecessori, non dimentichiamo che Bergoglio aveva definito «sicari» i medici che praticano l’aborto, un’espressione che certamente non era mai stata usata né da papa Wojtyla né da Benedetto XVI.

Quindi voi chiedeste l’autorizzazione al Vaticano, se così si può dire, per il mega evento al Circo Massimo?

Pochi giorni prima di quel Family day, al quale è bene ricordarlo parteciparono due milioni di persone, mi arrivò una voce secondo la quale papa Bergoglio non era favorevole alla manifestazione. Io dissi subito: se il Papa non è d’accordo non si fa nulla. Un autorevolissimo cardinale mi assicurò personalmente di aver parlato con papa Francesco che confermava pienamente il suo supporto.

Perché dopo Ruini la voce della Cei nel dibattito pubblico si è fatta più flebile?

Perché ci si è erroneamente convinti che questa strategia avrebbe portato maggiore consenso. I fatti dimostrano che non è così, se la Chiesa perde la sua dimensione profetica diventa un’organizzazione sociale come tante: ma la Chiesa cattolica non è una ong.

Massimo Gandolfini con Giovanni Paolo II
Massimo Gandolfini con Giovanni Paolo II

Quali sono i valori non negoziabili?

La vita: dal concepimento fino alla sua conclusione naturale; poi la famiglia, formata da padre e madre; e poi la libertà educativa. È bene sottolineare che questi non sono valori di destra o sinistra, e neppure confessionali: sono valori legati all’essenza stessa degli esseri umani.

Lei viene accusato di essere un intollerante inquisitore, come risponde?

Rispondo che io sono persona mitissima ma fermissima nei miei principi e nella mia fede, non sono un inquisitore piuttosto uno strenuo difensore della vita, sempre e comunque. Non mi arrendo mai, il male vince quando il bene si ritira, e io non mi ritiro.

Lei non pare essere della teoria del male minore come opzione di compromesso.

Il male minore lo si subisce, non si parte accettandolo come opzione.

Converrà che può apparire un po’ rigido.

Non accetto la banalizzazione della vita. Se il cuore del bambino pulsa non si può accettare l’aborto dicendo che l’autodeterminazione della donna è più importante. Il sacrificio di quella vita è inaccettabile, su questo non arretrerò mai. Perché non parliamo mai dell’articolo 5 della legge 194 del 1978 che parla di tutele sociali della maternità? Cosa si è fatto, realmente e concretamente, su questo fronte? Rispondo io: praticamente nulla. Non dimentichiamo il paragrafo 100 dell’Evangelium Vitae di san Giovanni Paolo II: c’è urgente necessità di promuovere una nuova cultura della vita. Da qui non ci si muove, sono molto fiducioso per il pontificato di Leone XIV.

Massimo Gandolfini, inventore dei Family day
Massimo Gandolfini, inventore dei Family day

Perché ce l’ha con gli omossessuali?

Io non ce l’ho con nessuno, rispetto totalmente ogni persona sia come figli di Dio che come cittadini. Le scelte delle persone sono ovviamente libere, io non sono nessuno per giudicare. Dicono però, molto banalmente, che esiste una legge naturale, e che per procreare servono un uomo e una donna. Dirò di più, nel 2016 non eravamo contro le unioni civili, ma contro la loro parificazione al matrimonio, questo non è accettabile: il bambino ha bisogno di un papà e di una mamma.

Uno slogan diffuso da chi non la pensa come lei è «vietato vietare», cosa ne pensa?

Se non c’è più un male assoluto allora, come diceva Benedetto XVI, piombiamo nella dittatura del relativismo.

Lo Stato italiano è però laico, perché non ci dovrebbero esserci leggi per chi non è cattolico?

Ripeto: io non voglio imporre la mia visione della vita, la mia fede a nessuno. Però proprio la mia fede mi impone di contrastare sempre e comunque una legge che va contro i miei principi.

Non mi ha propriamente risposto.

Se c’è una legge nella gente si crea la convinzione che certi comportamenti siano anche morali, e questo avviene pure in persone credenti. Quando si arriva alla legge gli argini poi crollano. Prendiamo l’eutanasia (ovviamente spero che il dibattito in parlamento non porti a nulla), in Canada, dove appunto è legge, il 5% dei decessi è «assistito», questo può essere normale e accettabile? Per me no. La legge costruisce la mentalità e inquina soprattutto i pensieri e i convincimenti dei giovani.

Lei ha sette figli tutti adottati.

In mezzo alle innumerevoli occasioni in cui ho visto il dito di Dio che guida la nostra vita, credo che due in particolare abbiano la cifra di una particolare originalità, che ci ha spinto ad essere «kamikaze» per la vita: la nostra storia familiare, appunto, con sette adozioni e l’avventura straordinaria dei Family day.

Sette figli adottati è un’impresa eroica.

Dopo sette anni di matrimonio ci cadde addosso la tegola dell’infertilità di coppia. La speranza di poter risolvere in via terapeutica questo problema si dissolse rapidamente e, particolarmente per mia moglie, la sofferenza fu davvero grande.

Poi la svolta, come lei ha detto più volte «aprirsi alla vita può significare anche adottare bimbi già nati, che non hanno una famiglia che li accolga e due genitori che li sentano figli propri».

Esatto, il percorso non è certo stato facile. Dopo due anni circa di passaggi burocratici presso il tribunale (che sembrano fatti apposta per scoraggiare e spingere a rinunciare), ottenuta l’idoneità all’adozione, siamo partiti per il Perù, per adottare la nostra prima figlia. Andina, indios, di nome Maria come da sempre avremmo voluto chiamare la nostra prima figlia. A questa prima adozione – siamo nel 1983 – ne seguirono altre sei: due nel 1984 e una per anno fino al 1987. L’ultima nel 1992. Tre sono bimbi sudamericani, quattro italiani.

Ora sarete anche nonni.

Sì, di 12 nipoti, di cui quattro, dopo una tragedia che ci ha tolto la loro mamma, che vivono con noi. A oltre settant’anni, io e mia moglie ci siamo ritrovati nuovamente a crescere dei figli adolescenti. È faticoso, ma meraviglioso.

Pochi sanno che lei è figlio del bresciano Ugo Foscolo Gandolfini, tra i fondatori della Democrazia cristiana, amico di Alcide De Gasperi, e sindaco di Castrezzato e Paitone. Pensa di seguire le orme paterne e darsi alla politica?

Mai, non accadrà mai.

Dal 1995 lei è anche impegnato, come medico, a certificare i miracoli al Dicastero delle cause dei santi. È più facile trovare un miracolo o far cambiare idea a una persona che non la pensa come lei?

(Ride) Vorrei precisare che sono il decano al Dicastero delle cause dei santi. I miracoli prescindono dalla nostra volontà, sul fronte del confronto invece sono sempre fiduciosi di poter ottenere risultati. Le faccio un esempio, l’ultima volta che ho incontrato Marco Pannella (sarebbe morto pochi mesi dopo) gli ho regalato il rosario che avevo in tasca, ne ho sempre uno con me. Gli ho detto che quello era il suo passaporto per il paradiso, lo ha accettato e di questo sono stato molto felice. Io non mi arrendo mai.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

I bresciani siamo noi

Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Tutto il mondo del calcio bresciano in un unico volumeTutto il mondo del calcio bresciano in un unico volume

L'Almanacco del Calcio Bresciano è in edicola con il GdB

SCOPRI DI PIÙ
Summer GardaSummer Garda

L'inserto in omaggio col GdB in edicola il 5 luglio

SCOPRI DI PIÙ
Ti racconto la Divina CommediaTi racconto la Divina Commedia

Il viaggio più incredibile mai raccontato da uno scrittore e le movimentate vicende esistenziali dell'intramontabile poeta

SCOPRI DI PIÙ