Marco fissa la pasta al pomodoro fumante, mentre il brusio della mensa della Caritas gli scivola addosso come rumore bianco. Fino a otto mesi prima la sua domenica sera profumava di pizza fatta in casa. Poi i problemi di coppia, il divorzio, le spese legali, l’affitto di un monolocale e quelle spese insostenibili da reggere con uno stipendio medio-basso.
Con lui anche a Brescia sono in centinaia a trovarsi nella stessa situazione. Un’emergenza – quella dei padri separati o divorziati – così diffusa che anche in città esistono appositi progetti che garantiscono loro affitti calmierati o spazi che la Chiesa mette loro a disposizione. Ma per Marco mangiare alla mensa Menni non è solo una necessità economica.
È il prezzo dell’orgoglio barattato per dare un futuro alla figlia. «Risparmio non solo gli euro ma anche i centesimi per investirli in lei», confessa. «Non è molto, ma faccio tutto quello che posso».
Intanto tutt’intorno il brusio cresce, fino a farsi collettività. Marco scambia qualche parola con un anziano seduto di fronte. Anche questo è un conforto. Manda giù un boccone, sembra sentire il nodo alla gola stringersi. Abbassa la testa per qualche secondo. Eppure in quella sala affollata di solitudini diverse non si sente sconfitto. Dopo l’ennesimo pasto consumato grazie alla Caritas ringrazia i volontari con un cenno e esce sotto al sole. Davanti al portone, tira fuori il telefono. Sullo schermo c'era la foto della figlia che ride su un'altalena.




