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La mano bresciana di Daniele Preti dietro la grafica dell’Olimpia Milano

Il bresciano classe ‘97 lavora per la società meneghina e vanta alle sua spalle una lunga gavetta nel basket della provincia
Alessia Tagliabue
Daniele Preti
Daniele Preti

Seguendo la palla a spicchi sul parquet, da Verolanuova a Gardone Valtrompia passando dal Brasile, fino ad arrivare all’Unipol Forum e all’Olimpia Milano: a portare – ancora – in alto la bandiera della città nella massima serie di basket italiano ci pensa il bresciano Daniele Preti. Classe 1997, originario di Verolanuova, dalla scorsa stagione è grafico della società meneghina, ma nel bresciano è impegnato da anni, a bordocampo, a raccontare la pallacanestro bresciana dalle Minors ai tornei estivi, fino ai progetti sociali.

Da sempre appassionato di basket, dopo le scuole superiori si è iscritto ad un corso di Marketing e Comunicazione, nel quale, grazie ad un tirocinio curriculare, approda nell’ufficio comunicazione di Pallacanestro Brescia nel 2018. «Qui mi occupavo della comunicazione per il settore giovanile e per l’Academy, partecipando anche al progetto sociale One Team quando la squadra giocava l’Eurolega – ha raccontato lui –: è qua che ho scoperto anche un profondo interesse per le tematiche legate al sociale, fil rouge che mi ha poi da lì accompagnato sempre insieme al basket». Dopo tre stagioni, un cambiamento di proprietà e la pandemia globale Covid, nel 2021 Daniele decide di tornare sui banchi di scuola.

Daniele Preti con la coppa del Tricolore dell'Olimpia
Daniele Preti con la coppa del Tricolore dell'Olimpia

«Mi avevano sempre affascinato le grafiche, era qualcosa su cui smanettavo spesso – ha ricordato divertito -, ho quindi provato e superato il test d’ingresso del Politecnico e ho iniziato il corso di design della comunicazione». Un triennio vissuto tra la scuola a Milano e progetti di comunicazione sportiva nel bresciano, facendo gavetta per società come la Gardonese e lo Yes Basketball Gussago e per il progetto di Extrapass. «Sono rimasto nell’ambito basket: era il mondo fin da piccolo, ho giocato a Verola, poi a Pontevico e Gussago, e sono poi tornato in maglia Verolese due anni fa. Mi sono laureato, sono tornato a Brescia e ho pensato “bene, che bello, ho varie collaborazioni a Brescia, sono tranquillo in un posto”. E poi ho visto la posizione aperta per l’Olimpia Milano. La stagione era appena iniziata, e loro cercavano un grafico. Non ci ho pensato due volte». Mandata la candidatura e superato il round di selezioni «mi hanno detto che la posizione era mia e ad ottobre, di fatto quasi esattamente un anno fa, ho iniziato».

In casa Olimpia è sua la mano dietro tutto quello che è grafico: dalle storie dei risultati e i post del next match su Instagram, fino ai led, le pubblicità, i cartelloni sulle pensiline della metro o appese nelle piazze di Milano. «Sono in sede due o tre volte a settimana: durante le gare in casa preparo le grafiche a bordo campo con le foto che mi girano i fotografi, poi mando tutto a chi si occupa dei social e sono loro a postare sulle diverse piattaforme. Durante le trasferte seguo le gare da casa e faccio la stessa cosa, e poi sono a Milano per seguire eventuali progetti ed interfacciarmi con il team». Insieme a lui, nella comunicazione dell’Olimpia, c’è un ufficio stampa che si occupa del rapporto con giornalisti e tv, social media manager per le pubblicazioni sui diversi canali, un videomaker e una figura ibrida tra sponsor e comunicazione.

«Siamo sei, sette persone: è un ambiente giovane, dinamico e stimolante dove tutti si danno una mano e c’è uno scambio di idee e di opinioni. Mi sono trovato bene fin da subito, nonostante l’emozione del primo periodo: ero all’Olimpia Milano, camminavo nei corridoi con personaggi come Ettore Messina». Con lui, Daniele ammette, «si scherzava poco, diciamo che quando passava stavamo tutti all’erta. Dopo un mesetto dal mio arrivo però, la panchina è passata a Peppe Poeta». Con il tecnico campano, già secondo di Messina, e coach della Pallacanestro Brescia nell’indimenticabile stagione di due anni fa, culminata nella finale scudetto, Daniele condivide il legame con la sua città.

«Ad essere passati da Brescia siamo in tre: io, lui e Jason Burnell, un’altra persona ottima. Con Peppe si ride, si scherza: porta spesso i cabaret di pasticcini in ufficio. È una persona energica, che ci tiene a trasmettere positività e serenità. Lo fa con la squadra, e lo fa con noi». Anche con i giocatori, racconta Daniele, «c’è un bel rapporto: pranziamo insieme, abbiamo gli spazi condivisi. Mi sono interfacciato con loro ad esempio nei vari media day, coordinandomi con il fotografo rispetto alle pose che mi servivano per le grafiche».

Lontano da Milano

Quando non è a Milano, in una settimana che, ammette «non mi lascia particolare tempo libero: aprire la mia agenda è sempre un’esperienza», Daniele continua a seguire social, grafiche e comunicazione delle società cestistiche del bresciano, e a supportare progetti come Hoodie ed Extrapass. «Con loro sono stato in Brasile nell’estate del 2025, per curare la comunicazione del loro progetto sociale “Un canestro per Pacotì”: è stato travolgente, all’inizio ero completamente spaesato, immerso in un mondo di cui non conoscevo lingue e dinamiche, circondato da questi bambini che non vedevano l’ora di giocare e di fare cose con noi. Seguivo tutti gli allenamenti, facevo video, foto, pubblicavo: sono state due settimane di delirio. È stato bellissimo».

L’attenzione al sociale, la pallacanestro e, all’occorrenza, altri progetti con società locali, aziende del territorio o eventi, come i Celtic Games di Borgosatollo. «Sono a partita iva in tutti i progetti e con tutte le squadre che seguo: se sei in grado di gestirti, comodissima. Ho realizzato siti web, gestito social, creato grafiche: ho tanti progetti che mi stanno a cuore».

Una vita priva di noia, come ammette lui. «Ora è appena iniziata la mia seconda stagione in Olimpia: è stato un orgoglio essere riconfermato, come è sempre un orgoglio esserci arrivato, dopo anni di gavetta e sempre con impegno e determinazione. È sempre bello quando questo viene riconosciuto».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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