L’Olimpia Milano ha nel mirino il triplete. Vinte Supercoppa e Coppa Italia, manca «solo» lo scudetto. Sarà la prossima avversaria della Germani, per una semifinale che inizia dopodomani, venerdì, alle 20, al PalaLeonessa. Il coach dei milanesi è Peppe Poeta, lo scorso anno eroe della stagione più esaltante di sempre della Pallacanestro Brescia. A lui si deve tantissimo di quell’anno, così come è vero che la sua eredità riverbera negli attuali successi bresciani. Affermare che l’incrocio, l’ennesimo, in questa fase così calda di stagione è stracarico di emozioni, è quasi scontato.
Coach, avendo osservato tutto e senza pensare al cuore, chi avrebbe preferito incontrare, la Germani o Trieste?
«Purtroppo gli avversari non si scelgono. La Germani, col fattore campo a favore, sarà molto ostica. Ha anima e gerarchie chiare. È ben allenata. In questi due anni ha avuto una costanza incredibile».
È diventato capo allenatore di Milano prima del previsto, ereditando una squadra che non aveva costruito. Al netto di ciò, si aspettava di terminare al terzo posto, alle spalle della Pallacanestro Brescia?
«A dire la verità prendere la panchina in corsa era proprio ciò che non volevo accadesse. Il mio unico scopo era essere d’aiuto a Ettore Messina. Sono comunque orgogliosissimo di essere sulla panchina dell’Olimpia. Noi terzi dietro Brescia? Preferisco sottolineare che non mi sorprende il secondo posto dei biancoblù...».
Invece adesso parliamo di cuore. Il lavoro di Cotelli è innegabile, eppure questa Brescia è di sicuro molto «sua». Nel totale rispetto dei ruoli, oggi ben diversi da un anno fa, si sente un pochino come se avesse due squadre in semifinale?
«No, io oggi alleno Milano e basta. Sono però orgoglioso di aver dato il là, scegliendo con Ferrari prima le persone e poi i giocatori che stanno facendo sognare Brescia. Per ciò che mi riguarda senza Brescia, senza questa squadra, senza Mauro Ferrari non sarei dove sono».

Venendo proprio a Cotelli: a livello tecnico, come crede che il suo ex assistente abbia implementato il lavoro dello scorso anno?
«Confermarsi è più difficile che sorprendere. L’anno scorso era tutto nuovo. Onore a lui. In ogni partita ci mette del suo. Ha una mente brillante».
L’Olimpia punta al triplete e ha tutti i favori del pronostico. Può bastare per pareggiare la delusione della piazza per un’altra Eurolega abbastanza incolore, anche a causa di una stagione resa meno lineare dal passo indietro di Messina?
«Penso una partita alla volta. È il mio mantra e lo resterà per sempre. Il triplete sarebbe un record assoluto per l’Olimpia Milano. Ma è troppo distante per ragionarci. La Coppa Italia mancava da tre anni... È chiaro che, adesso, l’obiettivo è il tricolore».
Mvp della stagione: difende l’esito che premia il «suo» Brooks o avrebbe visto bene anche Della Valle o Bilan?
«Per entrambi i bresciani è stata un’altra eccellente annata. Brooks? Talento immenso, e sono contento che per il secondo anno consecutivo ho avuto la fortuna di premiare il miglior giocatore del campionato».
Se oggi la Germani è figlia di Poeta, si può dire che Poeta ha cercato di portare qualcosa della sua Brescia nell’Olimpia che oggi allena?
«Sicuramente il mio modo di essere. Allenerò sempre da Peppe. Ma Brescia è figlia di Ferrari e dei bresciani. Non è un caso che tanti allenatori abbiano fatto grandi cose lì. Io, come capo allenatore, sono comunque nato a Brescia. Questa è una realtà che resterà tale, per sempre».




