Storie

«Il mio mandolino pop è una cosa seria, lotto contro i cliché»

Raffaele La Ragione è di Pozzuoli, ma da 20 anni è di casa a Brescia dove a novembre sarà protagonista delle Settimane Barocche: «Giro il mondo portando la musica a modo mio e con Baricco c’è il progetto della Traviata da cortile da portare anche qui»
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Il napoletano, bresciano d'adozione, Raffaele La Ragione suona il mandolino storico
Il napoletano, bresciano d'adozione, Raffaele La Ragione suona il mandolino storico

Napoletano, mandolinista. In pratica: un uomo, un cliché. Si potrebbe impersonare meglio l’immagine dell’italiano nel mondo? Poi però il mandolinista te lo trovi davanti e – a proposito di (antipatici) luoghi comuni –  hai la stessa reazione che ha ogni suo studente al primo giorno di lezioni: «Ma sei tu il maestro? Io pensavo che tu fossi molto vecchio, senza capelli e con gli occhiali». Napoletano, per la precisione di Pozzuoli. Dunque, luogo comune per luogo comune, se giocando all’«Indovina chi» dovessimo individuare chi è il quasi 40enne musicista ci orienteremmo su una tessera con un personaggio dai colori scuri. Macché: capelli biondi, occhi chiari. Indosserà almeno abiti dai riferimenti radical chic, da musicista consumato? Cilecca pure qui: t-shirt over, jeans dritto, la sneaker giusta. Raffaele La Ragione è tutto ciò che non ti aspetti: prima di tutto un perfetto antidoto ai cliché: «Che infatti io lotto per combattere in riferimento all’arte del mandolino».

La Ragione è un allievo del mandolinista bresciano Ugo Orlandi: «Ed è per seguirlo, quando andò ad occupare la prima cattedra italiana di mandolino al conservatorio di Padova, prima che si spostasse a Milano, che mi sono stabilito in questa città che ormai sento come casa essendoci arrivato nel 2008 e avendoci dunque vissuto tutta la mia vita da adulto». E avendone assorbito usi e costumi: «Qui ho imparato cosa significa l’organizzazione che bilancia il mio lato di creatività napoletana: coniugo entrambe le attitudini».

Una vita no stop quella di La Ragione che insegna in città all’Orchestra Giovanile Bresciana e al Conservatorio  Donizetti di Bergamo, mentre abbina la libera professione che lo porta di frequente all’estero: prossima tappa il Portogallo, ma ha suonato in tutto il mondo partecipando – forte di un repertorio vastissimo che spazia dall’originale contemporaneo –  ai più importanti festival musicali ottenendo riconoscimenti dalla critica internazionale.

Gli inizi, le collaborazioni

Una vita di studio: «Dici mandolino e tutti si fanno una risata perché lo associano a chi suona fuori dai locali per turisti, ma in realtà è una cosa serissima che affonda le proprie radici nella storia e nella cultura più profonda. La musica napoletana è cultura italiana nel mondo. Basti dire che ho inciso un disco con un tenore samoano (Pene Pati, ndr) il quale mi ha detto di essere cresciuto con quella come colonna sonora...».   

Lei ha iniziato a suonare da ragazzino: come si arriva da piccoli a scegliere uno strumento certamente non mainstream come il mandolino storico?

Nel mio caso è stato del tutto casuale, tanto più che nella mia famiglia nessuno ha avuto anche solo vagamente a che fare con la musica: mio nonno era sarto, mio papà è parrucchiere. Al massimo da loro posso aver ereditato l’amore per l’artigianalità e la manualità. Diciamo che personalmente mi sono sempre sentito attratto dalle arti. Per la verità avrei voluto giocare a calcio, ma a mio papà quell’ambiente non piaceva. Quindi ho cercato diversivi.

È successo che mi sono iscritto a una scuola media che prevedeva anche un indirizzo musicale. Puntavo a suonare il flauto traverso, ma quella sezione aveva un numero chiuso e non entrai. Un giorno un’insegnante ci disse che la nostra scuola era stata selezionata per un progetto gratuito con la regione promosso da Eddy Napoli, lo storico cantante dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore con cui lui litigò. Due miei compagni di classe alzarono la mano per partecipare, io li imitai ma nemmeno sapevo come fosse fatto un mandolino. Loro nemmeno si presentarono alla prima lezione, mentre per me scoppiò l’amore. E, fatalità, una decina d’anni fa ho pure cominciato a collaborare con Arbore.

Quindi è un mandolinista per caso?

Sì. Proprio per caso ho scoperto uno strumento che è come se non esistesse, ma che pure è il più popolare che esista. E sul mandolino esiste una letteratura molto più importante di altri strumenti conosciuti. Non c’è paragone.

La Ragione collabora anche con l'Orchestra Italiana di Renzo Arbore
La Ragione collabora anche con l'Orchestra Italiana di Renzo Arbore

L’iscrizione al conservatorio è stata una conseguenza inevitabile…

Fu subito passione, anche perché da quel corso nacque un’orchestra di bambini. Andavamo in giro ad esibirci e per farlo avevamo dei permessi speciali a scuola: un sogno. Il conservatorio è arrivato durante gli anni del liceo, poi la svolta è avvenuta quando ho scelto l’università. Mi sono trasferito a Bologna, al Dams (dove ha conseguito la laurea in lettere e filosofia, ndr), ma poi sono salito per seguire il maestro Orlandi: non avrei potuto studiare mandolino che con lui col quale mi sono diplomato.  E Brescia è diventata la mia base, dove ho messo radici.

Napoletano che suona il mandolino: si rende conto di incarnare un cliché? 

Sì, ed è la rovina di questo meraviglioso strumento. Alla gente vengono in mente le serenate in un ristorante, che ne so, di Sorrento. Invece c’è un background culturale incredibile a partire dall’800. Io combatto per distruggere certi luoghi comuni. E comunque – sorride – la pizza non la so fare.

Lotta contro i luoghi comuni anche attraverso la sua immagine pop e fresca?

Sì, ma non è una posa. Sono così, sono me stesso e non ho il carattere per fare il personaggio. La cosa incredibile è che tutti associano un certo tipo di musica e di strumento a un’immagine vecchia e stantia. Da bambino sono stato considerato anche uno «sfigato» per via di questa mia passione e ancora oggi mi capita di essere preso in giro… È difficile anche far avvicinare i bambini al mandolino, ma sogno che un giorno arrivi «un Sinner» della musica che faccia fare un boom come il tennista ha fatto col suo sport.

Dai matrimoni alle orchestre alla sperimentazione

Come vive il suo lavoro?

C’è modo e modo di farlo. Io stesso agli inizi andavo a suonare ai matrimoni. Avessi continuato a farlo – sorride – oggi sarei ricchissimo. Ma non ero felice, non mi sentivo appagato e desideravo misurarmi in altri contesti. Desideravo essere come coloro che andavano a suonare a New York come a Londra o Vienna e Berlino... Quindi ho iniziato ad approcciarmi in maniera più «accademica» e oggi mi esibisco nei festival più importanti. Di certo con la mia musica sono molto più profeta fuori dai confini Nazionali.

La Ragione (a destra) insegna anche al Conservatorio e si esibisce nei più prestigiosi festival
La Ragione (a destra) insegna anche al Conservatorio e si esibisce nei più prestigiosi festival

Esercita la sua professione in contesti da mandolino storico, ma lei ha una grande apertura alla contemporaneità.

Non so se questa apertura sia anche figlia dal fatto che arrivo da una formazione quasi particolare, però mi piace essere aperto e sperimentare. La stessa collaborazione non l’Orchestra Italiana di Arbore può essere considerata in qualche modo non convenzionale. Però non deve trarre in inganno il genere: Arbore è un grande musicista e persona di grande cultura. Ora c’è anche un progetto con Alessandro Baricco: la «Traviata in cortile», quindi fuori dai teatri e tra la gente. È bellissimo. Sono emozionato perché questo mese la porteremo a Napoli, nel piazzale della fabbrica di caffè Kimbo e prossimamente, magari l’anno prossimo, l’idea è di venire anche a Brescia: per me sarebbe un coronamento perché è l’altra mia casa. Che mi piace perché è una città viva, che offre moltissimo e che mi piace frequentare anche nella mondanità dei tanti localini che ci sono.

Intanto a Brescia si esibirà nell’ambito delle Settimane Barocche a novembre.

Sì, al museo del tappeto antico. Ne sono davvero molto felice. Pur essendo una città del profondo Nord – a proposito di luoghi comuni da sfatare – Brescia ha un grande fermento ed è una città che io sponsorizzo moltissimo con tutti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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